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I Venerdì Piacentini firmati Blacklemon, Bellotti: “Ecco i segreti di un successo lungo 15 anni”

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I Venerdì Piacentini e Nicola Bellotti: un sodalizio che festeggia i 15 anni e sembra inossidabile allo scorrere del tempo. Dal 2011 il festival è diventato un appuntamento fisso dell’estate. Per scoprire i segreti di questo successo, ne abbiamo parlato con il patron dell’Agenzia Blacklemon, protagonista della manifestazione, che quest’anno proporrà cinque serate, tra il 19 giugno e il 17 luglio.

I Venerdì Piacentini compiono 15 anni: Bellotti, si aspettava di essere ancora qui?
“Se ripenso al primo anno, quando l’allora assessore al Commercio Katia Tarasconi ci lanciò la sfida di immaginare un nuovo format capace di mettere al centro il marketing territoriale, direi che arrivare fino a qui è qualcosa che allora sarebbe stato difficile prevedere. Blacklemon, fino a quel momento, non aveva mai organizzato un evento di questa portata. È stata una sfida importante, affrontata con entusiasmo, visione e anche una certa dose di coraggio. Oggi, guardando il percorso fatto, il successo crescente dell’iniziativa, gli obiettivi raggiunti e l’impatto concreto sull’economia del territorio, credo che i Venerdì Piacentini siano diventati qualcosa di molto più grande di un semplice evento estivo. Sono un patrimonio collettivo della città. E mi auguro che il ‘sistema Piacenza’ continui a credere in questo progetto ancora a lungo”.

Ci parli dei numeri salienti del festival: quanto sono cresciute la partecipazione del pubblico, le istituzioni e le aziende coinvolte?
“Il festival oggi ha un costo complessivo attorno ai 100.000 euro, pari a circa 20.000 euro per serata. Un dato particolarmente significativo è che l’intero budget viene raccolto attraverso sponsor privati, senza gravare sulle risorse pubbliche del Comune di Piacenza e quindi sui cittadini. Se confrontiamo questi numeri con i costi medi degli eventi di piazza organizzati in molte altre realtà italiane, parliamo di cifre estremamente contenute. Questo è possibile perché negli anni siamo riusciti a costruire un modello organizzativo molto efficiente, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, attività economiche, sponsor, associazioni e operatori culturali. Noi organizziamo la struttura portante del festival, ma il vero valore nasce dalla capacità del territorio di attivarsi e partecipare. È questo il segreto dei Venerdì Piacentini. Con un investimento relativamente contenuto riusciamo a proporre cinque serate con oltre 200 eventi complessivi e a generare un indotto economico stimato attorno ai 10 milioni di euro”.

Bellotti, è davvero una cifra rilevante…
“Guardi, il festival richiama ogni anno tra le 50 e le 60.000 persone a serata, arrivando a sfiorare le 300.000 presenze complessive e considerando che le serate chiudono all’una del mattino. Un dato molto interessante è la continua crescita del turismo proveniente da fuori città. Oggi quasi il 60% delle persone presenti in centro storico arriva da altri territori, in particolare da Milano, Brescia e Bergamo. Questo significa che Piacenza, attraverso il festival, sta rafforzando la propria capacità attrattiva ben oltre i confini provinciali”.

Quali sono state le ricadute a livello di business su Piacenza dal 2011 ad oggi?
“Da allora si sono svolte 14 edizioni del festival, considerando che durante gli anni del Covid abbiamo scelto responsabilmente di fermarci per ragioni di sicurezza. Se facciamo una stima prudenziale, possiamo dire che i Venerdì Piacentini abbiano generato nel tempo circa 120 milioni di euro di ricadute economiche sul commercio locale del centro storico. I primi beneficiari sono naturalmente i pubblici esercizi, la ristorazione e tutte quelle attività legate agli acquisti immediati e alla socialità. Ma l’effetto positivo non si esaurisce lì. Una parte importante di queste risorse si redistribuisce poi sull’intero tessuto economico del territorio piacentino, creando un effetto moltiplicatore che coinvolge commercio, turismo, servizi e filiere collegate. È uno degli aspetti che ci rende più orgogliosi di questo progetto”.

Su questa crescita dei Venerdì Piacentini quanto ha pesato il fattore comunicazione?
“Noi nasciamo come agenzia di strategie di comunicazione, questo è il nostro mestiere. Per questo motivo abbiamo sempre considerato i Venerdì Piacentini non semplicemente come un evento, ma come una grande operazione di marketing territoriale. La comunicazione è stata centrale fin dal primo giorno. Non si tratta solo di promuovere delle serate, ma di costruire un immaginario positivo attorno alla città, di renderla riconoscibile, attrattiva, contemporanea. In questi anni il festival ha contribuito a rafforzare il brand Piacenza, generando milioni di visualizzazioni online, una poderosa rassegna stampa nazionale e internazionale e una presenza costante sui media. Quindi sì, credo che il fattore comunicazione abbia avuto un peso determinante nella crescita del festival”.

Come sono cambiati il pubblico e gli eventi che proponete?
“Ogni edizione ci permette di imparare qualcosa di nuovo. Negli anni abbiamo osservato con attenzione il comportamento del pubblico e cercato di adattare il festival alle esigenze delle persone. Abbiamo compreso, ad esempio, quanto sia importante creare spazi pensati per le famiglie e per i bambini, con aree in cui sia possibile vivere il centro storico con serenità, socialità e una proposta gastronomica varia e accessibile. Parallelamente, con la crescita del turismo, abbiamo visto aumentare anche l’interesse verso gli aspetti culturali della città. Le aperture serali di musei, chiese e luoghi di interesse storico sono sempre più apprezzate. Questo dimostra che il pubblico cerca non solo intrattenimento, ma anche esperienze autentiche e occasioni per conoscere meglio Piacenza”.

Sono aumentati i giovani o prevale lo zoccolo duro di quelli che continuano a partecipare?
“Negli ultimi anni è cresciuta in modo molto evidente la presenza di giovani provenienti soprattutto da Milano e dalla Lombardia. È un fenomeno interessante, perché dimostra come il festival sia riuscito a posizionarsi anche fuori dai confini locali, diventando un appuntamento riconoscibile e attrattivo. Allo stesso tempo esiste uno ‘zoccolo duro’ di pubblico piacentino che continua a partecipare con entusiasmo fin dalle prime edizioni. Questo equilibrio tra affezione del territorio e capacità di attrarre nuovi visitatori è probabilmente uno degli elementi che hanno permesso al festival di consolidarsi nel tempo”.

Anche quest’anno cinque serate: va bene così o si potrebbe aggiungere qualche appuntamento durante l’anno, magari a ridosso delle principali festività?
“Il tema chiave è legato alla sostenibilità economica e organizzativa del progetto. Riuscire ogni anno a raccogliere circa 100.000 euro esclusivamente attraverso sponsor privati richiede un lavoro enorme e una rete di fiducia costruita nel tempo. In passato abbiamo sperimentato anche appuntamenti extra dopo l’estate, ma senza poter contare sulla struttura organizzativa e sulle dinamiche tipiche del periodo estivo i costi aumentavano sensibilmente, mentre le risorse disponibili diminuivano. Oggi preferiamo concentrarci sulla qualità e sulla solidità del format principale, mantenendo alta l’attenzione sull’esperienza del pubblico e sull’efficacia complessiva del progetto”.

Cosa si aspetta da questa edizione? Arriva in un momento che in generale possiamo definire non certo facile…
“Parlando con sponsor, partner e operatori economici percepisco chiaramente un clima generale più pesante rispetto al passato. Viviamo anni complessi, segnati da continue incertezze economiche e sociali, e tutto questo inevitabilmente incide anche sull’umore delle persone. Proprio per questo credo che iniziative come i Venerdì Piacentini abbiano oggi un valore ancora più importante. Le aziende che hanno deciso di sostenerci anche quest’anno ci hanno spesso detto che vedono nel festival un’occasione positiva per la città, un momento capace di riportare persone nelle piazze, creare relazioni, sorrisi e un senso di comunità. I Venerdì Piacentini hanno sempre mantenuto un’identità molto equilibrata, fatta di intrattenimento diffuso, cultura, socialità e rispetto degli spazi pubblici. Credo che, in un periodo storico come questo, offrire alle persone qualche serata di leggerezza, qualità e condivisione sia già di per sé un risultato importante”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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