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La Piazza di Piacenza e la miopia di chi governa la città

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Piacenza è scesa in Piazza. Sì, scriviamo Piazza con la P maiuscola. Perché una manifestazione del genere forse non si era mai vista prima. Ferma nella sua protesta ma altrettanto composta e civile. Hanno sfilato lungo le vie della città emiliana gli imprenditori e i lavoratori colpiti dall’ultimo decreto anti-Covid del Governo. Ristoratori, addetti dei settori dello sport e del benessere, del mondo dello spettacolo e della cultura.

Quelli colpiti dalla chiusura alle 18 e non solo. Quelli che dai cinema alle palestre ce l’hanno messa tutta per ricominciare in sicurezza, applicando nella stragrande maggioranza dei casi i complessi protocolli richiesti da Governo e Regione. E che dopo aver sostenuto spese ingenti, si sono visti sbattere la porta in faccia.

Chiuso per virus, dirà qualcuno allargando le braccia. Ma a chi rischia di chiudere per sempre, e non solo per il mese previsto dall’ennesimo Dpcm, serve ben altro, come si è affrettato a promettere Conte. E cioè ristori immediati per un danno che potrebbe avere effetti devastanti. A maggior ragione in una Piacenza già colpita così duramente da questa tragica epidemia.

Quindi, per chi ha subìto questo bruciante stop e ha deciso di scendere in Piazza, centinaia e centinaia di persone, c’è tanta solidarietà. Ma verso chi ha provato a metterci il cappello, cercando di battezzare politicamente questa manifestazione, soprattutto in chiave antigovernativa mentre si combatte la nuova diffusione del Covid, qualche dubbio resta.

Stiamo parlando di quanto è successo in concomitanza con la manifestazione di ieri. E cioè del Consiglio comunale cittadino che è saltato perché le forze della maggioranza di centrodestra (Liberali e componenti del Gruppo misto esclusi) hanno deciso di mandare i loro rappresentanti in strada al fianco dei cittadini. Poco da ridire se non ci fosse stata questa concomitanza. Ma di fronte a un impegno istituzionale, forse ci si poteva aspettare qualcosa di diverso.

Tra l’altro è stata respinta anche la proposta del sindaco Patrizia Barbieri: inviare una delegazione bipartisan in segno di solidarietà ai manifestanti; una soluzione che avrebbe salvato capra e cavoli, consentendo lo svolgimento della seduta consiliare. E invece alla fine tutto è saltato per mancanza del numero legale.

Lasciamo perdere gli stracci volati tra la maggioranza e l’opposizione. E lasciamo perdere i sibillini richiami di qualcuno alla notizia, sempre di ieri, della condanna a 20 anni per ‘ndrangheta di Giuseppe Caruso, l’ex presidente del Consiglio comunale di Fratelli d’Italia. Una notizia che durante il Consiglio di certo non sarebbe passata inosservata.

Facciamo solo qualche domanda. Non sarebbe stato meglio tenere comunque il Consiglio comunale ed ospitare i manifestanti per ascoltare le loro ragioni? E magari per votare una serie di sostegni economici immediati, utilizzando in prima battuta le casse comunali colme di aiuti governativi, per affrontare i problemi più urgenti degli operatori coinvolti?

Di questo tipo di solidarietà forse avevano bisogno coloro che sono scesi in Piazza. Invece hanno vinto le solite logiche di schieramento e gli interessi di bottega. Ma lasciatecelo dire, stavolta con più miopia da parte di chi governa Piacenza: quale miglior occasione per dire a questi concittadini, noi siamo qui, pensiamo a voi concretamente, come invece non fanno gli altri?

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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