Opinioni

Coronavirus: fermiamo i furbetti della quarantena

Coronavirus: quanti sono fuggiti dalla Lombardia, dall’Emilia o dal Piemonte per tornare nelle loro regioni d’origine? E quanti adesso sono nelle seconde case al mare, in montagna o in campagna in ridenti località del nostro Paese? Quanti in queste ore stanno pensando ancora a una fuga, sfruttando i varchi tra le maglie dei controlli delle forze dell’ordine?

Probabilmente stiamo parlando di decine di migliaia di persone se non di più, spinte forse non tanto dalla paura del Covid-19 che continuano a sottovalutare, ma dalla voglia di continuare a fare una vita normale, fregandosene delle conseguenze di una scelta del genere. Persone magari asintomatiche o che non hanno ancora manifestato la malattia, che sono libere di continuare a infettare il prossimo. Vanno fermate dove sono. E sottoposte alle stesse regole di chi è rimasto a casa e si prepara alla prossima stretta da quarantena chiesta dai sindaci della Lombardia al governo.

Chiudere l’Italia, non la Lombardia

Ecco perché non basta chiudere la sola Lombardia con regole ferree alla Wuhan o se vogliamo appuntarci giustamente una medaglia alla Codogno, dove per la prima volta non si sono registrati nuovi casi positivi.
Ecco perché non siamo d’accordo con le dichiarazioni di Walter Ricciardi, consigliere Oms e consulente del ministro della Salute per il coronavirus, rilasciate durante la trasmissione Circo Massimo di Radio Capital: “La richiesta di chiudere tutto ha senso per la Lombardia ma non per tutta l’Italia. La Lombardia è per l’Italia quello che Wuhan era per l’Hubei”.

Pura illusione

E non siamo nemmeno d’accordo con un’altra delle sue affermazioni: “L’impressione è che la popolazione abbia capito la situazione”. No professor Ricciardi, non è così. Basta circolare sui social, leggere i post e dare un’occhiata alle foto in bacheca per capire quanto pressappochismo e insofferenza ci siano ancora in giro soprattutto tra i giovani.

Oggi questi furbetti della quarantena sono diventati il problema: devono restare in casa come tutti gli altri ovunque essi siano.
Poi penseremo all’economia, poi penseremo a come risarcire le perdite di tutto il sistema Italia per farlo ripartire più forte di prima e prima degli altri. Adesso il pericolo del dilagare del contagio non consente più alibi ed altri tentennamenti. È troppo forte e se non l’affrontiamo subito, l’epidemia potrebbe arrivare in breve dappertutto, con conseguenze facili da immaginare in regioni che non hanno la qualità sanitaria della Lombardia che oggi in queste condizioni non regge più e ha le ore contate.

Una situazione sintetizzata dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori che ha scritto via twitter: “Anche il dato dei pazienti in terapia intensiva può trarre in inganno. Sembra che la crescita stia rallentando, invece è solo perché non ci sono più posti di t.i. (se ne aggiungono pochi con grande fatica). I pazienti che non possono essere trattati sono lasciati morire”.

Burioni all’attacco

Chi tenta continuamente di minimizzare, chi febbrilmente interpreta i dati giornalieri cercando di coglierne i particolari positivi, vede la pagliuzza e non la trave.
Ecco come la pensa il virologo Roberto Burioni: “La prossima volta che sentirò usare l’espressione ‘è morto con il coronavirus non per il coronavirus’ sfiderò la Protezione Civile a farmi accedere ai dati clinici dei pazienti deceduti per capire se questa affermazione è vera oppure se è una criminale minimizzazione”.

Un attacco in piena regola ad Angelo Borrelli, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. Nell’ultimo appuntamento con i media, Borrelli aveva affermato: “Tengo a precisare che i decessi non sono ‘da coronavirus’. Tra le diverse patologie avevano anche il coronavirus”.
Ma se non avessero contratto il Covid-19, per quanto tempo avrebbero potuto vivere ancora con le loro patologie?

Parole che anche Burioni stigmatizza senza mezze misure in un altro tweet. “Basta minimizzare. Basta minimizzare. Basta minimizzare. Non è più tollerabile questo atteggiamento da parte delle autorità che ha fatto un danno enorme nelle settimane scorse. La gente MUORE DI CORONAVIRUS. E per questo dobbiamo fermarlo”.

Ecco perché dobbiamo agire contro i furbetti della quarantena e subito. Ecco perché ovunque siano in Italia, dal Brennero a Linosa, devono stare in casa come tutti gli altri.

 

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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