Sergio Giglio e il futuro di Piacenza. Un tema impegnativo per chiunque, anche per un imprenditore del suo livello che non ha certo bisogno di presentazioni. Ma Giglio, patron dell’omonimo Gruppo, ha un merito: è un uomo schietto, che parla chiaro. E che risponde alle domande senza girargli tanto intorno. Il ventaglio degli argomenti che ha affrontato è ampio, dalla ripartenza dell’economia all’amministrazione di Patrizia Barbieri; e naturalmente con lui abbiamo affrontato anche i tema del rinnovo dei vertici della Fondazione di Piacenza e Vigevano, di cui è consigliere uscente.
Presidente Giglio, prima di addentrarci nel territorio piacentino, le chiedo un’opinione sulla risposta al Covid-19 del nostro sistema sanitario, che lei conosce bene per le sue attività imprenditoriali nel mondo ospedaliero. E visto che opera anche sul piano internazionale, ci fa un confronto con gli altri Paesi?
“Guardi, la sanità italiana opera bene. Poi abbiamo avuto anche delle delusioni, come nel caso della Lombardia. Mi aspettavo che rispetto ad Emilia-Romagna e Toscana, fosse più reattiva e più attenta. A livello generale, dando per scontate le lacune del Sud, comunque non siamo messi peggio di altri Paesi europei. Non è che la Gran Bretagna, la Francia o la Spagna stiano meglio di noi. Tranne che nei confronti della Germania, che ha molti più posti letto di terapia intensiva, non c’è molto da recriminare. Certo, si può sempre far meglio. E adesso sarà determinante la sfida, enorme, sui vaccini”.
In che senso?
“Vedremo come sarà organizzata la logistica: dal tipo di vaccino alla sua conservazione, a come distribuirlo in tempi corretti e a tutta la popolazione. Ripeto, è una sfida enorme, ma se in sei mesi riuscissimo ad avere la metà degli italiani vaccinati, non sarebbe male, direi che sarebbe un buon risultato”.
Lei è favorevole all’obbligatorietà del vaccino per il Covid-19?
“Non sono favorevole a nessun tipo di obbligo e questo lo dico in generale; credo, però, come sempre, che serva senso civile. E soprattutto senso di responsabilità. Se non c’è quello, a maggior ragione guardando alla salute delle persone, non si va da nessuna parte”.
Passiamo a Piacenza: come vede la situazione dal punto di vista economico?
“Il nostro è un territorio resiliente, con radici economiche profonde e quindi sa resistere a questi shock. Chiaramente, e lo si percepisce, le tensioni sociali sono aumentate parecchio anche da noi e sono meno evidenti che in altri territori diciamo metropolitani, perché il nostro tessuto economico è più resistente”.
Guardiamo al 2021, che cosa serve a Piacenza per ripartire?
“Noi di Confindustria abbiamo già sottolineato temi molto importanti. Il primo è quello dell’innovazione, spingendo sulle start up. Vanno valorizzati i giovani e vanno valorizzate le loro idee, aiutandoli a partire da zero per fare impresa. Stiamo pensando a punti di aggregazione per l’innovazione con l’ipotesi di aprire anche a Piacenza un centro per accelerare la velocità di queste iniziative, seguendo l’esempio del Village di Parma. Però coinvolgendo anche altri territori, come quelli di Cremona, Lodi e Mantova. Un ampliamento fondamentale”.
Perché?
“In questi contesti serve fare rete e massa critica, anche perché si affrontano e si sviluppano temi con collegamenti trasversali, come quelli dell’intelligenza artificiale, della transizione energetica e delle blockchain, solo per citare alcuni esempi. C’è tanto da fare, bisogna resistere e prepararsi. Le crisi creano sempre molta voglia di ripartire. E mi creda, quando succederà, ci sarà una ripartenza molto forte. Questo vale anche per settori piacentini diciamo più tradizionali, che meritano comunque grande attenzione”.
Per esempio?
“Abbiamo una catena del food, molto forte che va spinta ancora di più. Nei formaggi e nei salumi non siamo secondi a nessuno. Poi abbiamo una meccanica con aziende di primissimo ordine, come quelle che operano nell’aeronautica, che hanno risentito di questa crisi più di altre perché producono per clienti internazionali. Ma sono certo che questo settore, aiutato da un’informatizzazione molto forte, saprà riprendersi, tornando ai vertici delle nostre esportazioni”.
E sulla logistica come la pensa? In molti dicono che se Piacenza in questo settore è davvero l’ombelico italiano, se non dell’Europa, e tutti vogliono venire qui, dovrebbe cominciare a dettare regole diverse, guardando a una maggiore sostenibilità, proprio grazie alla sua centralità strategica…
“Intanto va detto che Amazon non l’abbiamo inventata noi; oggi con Amazon si schiaccia un bottone e si muove la logistica. È stato un cambiamento epocale e noi siamo uno degli anelli di questa catena. Certo, sta a noi diventare un anello dorato e non arrugginito; se si mantiene soltanto manovalanza o peggio ancora pseudo cooperative che fanno finta di offrire del buon lavoro ci andremo a collocare in fondo alla classifica; se invece si investe come in tanti stanno facendo per creare del vero valore aggiunto allora cambia tutto. Questa è la sfida della logistica piacentina e non è un passaggio facile, perché oggi anche nella logistica dipendiamo dagli algoritmi e nessuno si può sottrarre a questo confronto non solo a Piacenza ma nel mondo”.
Quale sarà il ruolo di Confindustria nel 2021? Siete sempre i leader del mondo produttivo, anche se negli ultimi anni c’è stata la crescita di Confapi; nella storia dei territori, soprattutto nei momenti difficili, c’è bisogno di chi ci mette la faccia, voi cosa farete?
“Guardi che Confindustria la faccia ce l’ha sempre messa. Noi ce la mettiamo coi numeri, con quelli delle imprese associate, con il numero dei dipendenti, con il fatturato. E con gli investimenti di centinaia di aziende che nonostante remino contro burocrazia, fiscalità e interventi rimandati di continuo – come per esempio i 100 miliardi di euro ancora fermi per i cantieri – continuano a mandare avanti le loro aziende anche a Piacenza. Questo è metterci la faccia”.
Lei quindi è un fautore del modello Genova? Potrebbe essere applicato in tutta l’Italia?
“Non ho tutti gli elementi per fare una valutazione così generale. Sicuramente il modello Genova ha dato risultati importanti. Ma non dimentichiamo che per applicarlo serve gente seria, che come in quel caso si è assunta fino in fondo le sue responsabilità per arrivare a un risultato straordinario”.
Da Confindustria a un’altra realtà a lei molto cara e che l’ha vista sempre protagonista in questi ultimi anni anche in momenti difficili: la Fondazione di Piacenza e Vigevano; di recente c’è stato un suo intervento sul quotidiano Libertà, che in sostanza ha richiamato tutti a cercare scelte condivise per decidere la nuova governance di Palazzo Rota Pisaroni. Che cosa l’ha spinta a fare queste riflessioni?
“Il motivo è uno solo: siccome io e altri consiglieri della Fondazione siamo in scadenza, volevo riassumere quanto è successo e quello che lasceremo a chi verrà dopo di noi e che di certo farà meglio di noi. La Fondazione che c’è oggi, come ha sottolineato anche lei, è il risultato di un percorso che ha avuto momenti difficili e che sono stati brillantemente superati. Mi fa piacere ricordarlo, perché è un’Istituzione davvero molto importante, da lasciare in eredità ai piacentini del futuro, al di là dei meriti dei singoli”.
Come giudica la presidenza Toscani?
“Io valuto sempre la squadra. Il presidente Toscani ha fatto bene assieme alla sua squadra. Le faccio l’esempio del Milan: Ibrahimovic è un grande calciatore, ma al suo fianco scendono in campo altri dieci giocatori. L’unica critica che ho sempre fatto a Toscani è quella di non aver strutturato di più le competenze della Fondazione. Ma d’altra parte è stato comprensibile”.
Ci spieghi…
“Toscani ha avuto al suo fianco bravi professionisti in tanti settori: oltre a lui che fa il notaio, l’avvocato Rovero e il commercialista Egalini; i temi artistici seguiti da Milani e quelli sanitari da Calza; Ghisoni per la parte finanziaria e Maestroni alla vice presidenza. Poi c’era la sintesi di tutto ciò, con Cesare Betti (il direttore generale di Confindustria scomparso per il Covid, ndr) che per 40 anni ha rappresentato la summa del nostro territorio. E pensi che questa squadra così omogenea è nata da uno scontro. Andrebbero sempre evitati, ma come vede a volte servono”.
E voi, intendo come Confindustria, siete pronti allo scontro per sostenere la candidatura di Alberto Rota alla presidenza della Fondazione?
“Per quanto mi riguarda, assolutamente no. Il mio intervento era molto chiaro: bisogna arrivare a un nome condiviso”.
Rota, past president di Confindustria come lei, sarebbe una buona guida per la Fondazione?
“Alberto Rota è un ottimo candidato presidente; ma ripeto, deve essere condiviso. Senza questo passaggio non c’è un nome. E questo vale per chiunque venisse presentato”.
Qualcuno dice che la Fondazione nel medio-lungo periodo un po’ dovrà cambiare pelle, perché con la redditività del suo patrimonio non riuscirà a sostenere l’attuale livello degli investimenti che fa sul territorio; quindi potrebbe anche andare alla ricerca di partnership, per garantire la contribuzione alle diverse iniziative che finanzia; lei come la pensa?
“Restando sul piano generale, questo ragionamento mi trova d’accordo nel caso in cui nascano collaborazioni con enti similari per migliorare gli aiuti al territorio. Sul piano degli investimenti patrimoniali, l’andamento del reddito prodotto dagli stessi dipende molto anche da quello del mercato e da fattori esterni; se ricapita una crisi come quelle passate tutti vanno in difficoltà; spero di no, ma anche per questo gli investimenti vanno ponderati, pesati a fondo e in maniera chiara”.
E sul fatto che da molti la Fondazione alla fine venga ritenuta solo un grande elemosiniere, cosa ne dice? Non sarebbe meglio concentrare di più le attività sul territorio?
“Mi sono sempre preoccupato più del patrimonio che non di come poi viene distribuito. È chiaro che gli investimenti nella cultura, nella formazione e nel sostegno al fabbisogno dei più deboli saranno sempre una mission per la Fondazione. Sono d’accordo però sul fatto che vadano ridotti gli interventi a pioggia e favoriti quelli sempre più mirati”.
Passiamo all’Amministrazione comunale di Piacenza: il prossimo sarà un anno pre elettorale, visto che si voterà nella primavera del 2022; come valuta l’operato della Giunta guidata dal sindaco Patrizia Barbieri?
“Faccio una premessa, qualsiasi Giunta viene attaccata, perché non è mai facile amministrare. Detto questo, prima di tutto c’è un sindaco serio: Patrizia Barbieri è una persona che ragiona con la testa. Ho visto però che non sempre c’è la stessa coesione sulle cose da fare e un po’ di discussioni sono nate. Tutto sommato è un’amministrazione che non ha lavorato male. Anche perché non dobbiamo dimenticare un’altra cosa…”.
Quale?
“In che momenti sta lavorando questa Amministrazione. In passato le Giunte Reggi e Vaciago hanno vissuto periodi economici ben diversi; e quindi, se possibile, è meglio dare una mano a questa Giunta. Se poi evitassero di litigare tra loro sarebbe meglio, ma non è la prima vota che succede”.
Quindi tutto sommato il suo giudizio è positivo?
“Direi di sì”.
Perché consiglierebbe a un imprenditore di investire a Piacenza?
“Perché abbiamo una storia importante di personale tecnico dalla nascita di Agip a quella della meccanica. Abbiamo personale adatto a qualsiasi tipo di attività, informatico, elettrico, elettronico. E poi non va sottovalutata la qualità delle nostre amministrazioni pubbliche con cui, pur senza negare qualche difficoltà, si può dialogare per il bene del nostro territorio. Guardi, qui c’è sapere per fare impresa. E noi dobbiamo dare continuità a questa storia”.
Come si fa, presidente Giglio?
“Dobbiamo lavorare perché sia sempre più forte il rapporto tra aziende, scuola e università. La strada giusta per far crescere competenze e professionalità, e per dare un futuro alle nuove generazioni di piacentini “.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi







