Economia

Cella: basta emergenza, sbloccare subito le assunzioni alla Camera di Commercio di Piacenza

cella-basta-emergenza-sbloccare-subito-assunzioni-alla-camera-di-commercio-di-piacenza

Filippo Cella non batte i pugni sul tavolo ma è come se lo facesse. D’altra parte il suo ruolo di commissario della Camera di Commercio di Piacenza richiede un certo aplomb che Cella si guarda bene dal perdere. Comunque sia, le sue considerazioni sono dure e determinate; a maggior ragione dopo l’allarme lanciato dalle associazioni economiche piacentine la scorsa settimana sullo stallo della situazione dell’ente camerale, che se dovesse continuare potrebbe danneggiare sensibilmente le attività di aziende e imprese.

Riavvolgiamo il nastro: da un lato la Regione Emilia-Romagna ha riattivato il percorso di fusione delle Camere di Commercio di Piacenza, Parma e Reggio previsto dalla riforma camerale; dall’altro nessuno dei tre enti finora ha preso l’iniziativa in modo volitivo, tanto per usare un eufemismo.

Commissario Cella, come valuta l’allarme suonato dell’economia piacentina sullo stato della Camera di Commercio, con l’appello alla politica perché ne decida definitivamente il futuro?
“Chiaramente adesso si aspetta l’arrivo del nuovo governo e degli indirizzi che darà la maggioranza politica di centrodestra al Parlamento; ma che le nostre categorie economiche, in sostanza gli azionisti della Camera, abbiano preso questa posizione la dice lunga su quello che stiamo passando, soprattutto nell’ultimo biennio di commissariamento”.

Il punto chiave è il progressivo impoverimento delle risorse umane?
“Sì e sta rendendo difficile anche l’erogazione dei servizi essenziali per le imprese. Una situazione ormai intollerabile. E credo che quest’appello di tutta l’economia piacentina alla politica perché scelga definitivamente in che direzione andare, fusione con Parma e Reggio o no, basta che si decida, sia un segnale molto forte; oserei dire un punto di non ritorno”.

Ce lo dica con chiarezza: la scelta della fusione alla fine non piace a nessuno, da Piacenza a Reggio…
“Guardi, lasciamo perdere le mie opinioni personali come quelle dei miei colleghi sulla nascita di un’unica Camera di Commercio dell’Emilia. Credo che il quadro legislativo che ad oggi sancisce la procedura di accorpamento stabilita dalla riforma degli enti camerali vada preso molto seriamente. Tuttavia la politica deve essere chiara e deve chiedere alle Camere di agire verso la fusione fino in fondo se è davvero quello che vuole. Lo dico perché è altrettanto chiaro che il contesto economico e territoriale che viviamo quotidianamente, la crisi che stiamo attraversando, dal caro energia all’aumento dei costi delle materie prime, ci inducono a ulteriori riflessioni sulla bontà di questa soluzione”.

Quali sono?
“La Camera di Commercio di Piacenza sta in piedi da sola, senza bisogno di accorparsi con nessuno. A dire che ha tutti i requisiti per restare autonoma non sono io, ma il quadro di sostenibilità economico-finanziario che emerge dal nostro bilancio in attivo, come ha rimarcato anche l’appello delle nostre categorie economiche. Quindi andare verso la fusione, mettendo insieme territori diversi, ognuno dei quali ha prerogative ed esigenze differenti sul piano delle strategie, non è una necessità di sviluppo, ma una scelta politica che apre un’altra via di sviluppo. Nessuno si ostina a sostenere che piccolo è bello, ma le potenzialità sono tutte da verificare e tutti ci devono credere”.

C’è anche il rischio, domani, di dover affrontare ulteriori problemi che potrebbero aggravare una situazione economica già così difficile?
“È possibile, inutile negarlo. Applicare di per sé le nuove regole dopo la fusione, far funzionare gli organi decisionali, richiederebbe tempo anche per l’ordinaria amministrazione, e di tempo non ne abbiamo. Poi, sul piano strategico, giocoforza entrerebbero subito in concorrenza le diverse esigenze delle realtà economiche dei tre territori, con un contemperamento della ripartizione delle risorse di non facile attuazione. Ma più che il domani, è l’oggi che mi preoccupa. Non si può più aspettare, si deve uscire da questo stallo sul piano operativo”.

Quindi, commissario Cella, a quali soluzioni sta pensando?
“Abbiamo una carenza di personale che va colmata al più presto. Anche se siamo in questa fase di passaggio, anche se siamo in mezzo al guado, vanno comunque sbloccate le assunzioni secondo gli organici medi indicati da Unioncamere. Oggi siamo ben al di sotto di questi parametri. Ci sono uffici camerali, come quelli di Personale, Esteri ed Economato che ormai si reggono su uno o due funzionari”.

Per la realtà piacentina una situazione che pare inaccettabile.
“Proprio così. Ed è molto rischiosa, con uffici che già oggi faticano a dare risposte alle imprese. In tanti casi riusciamo a sopperire solo grazie alla disponibilità dei dipendenti della nostra Camera, che ringrazio per quello che stanno facendo con grande competenza”.

Di quante assunzioni avrebbe bisogno la struttura di Piacenza?
“Gli organici sono davvero ridotti all’osso. Quando sono arrivato, i dipendenti erano 63. Con le uscite di questi anni e a causa del blocco delle assunzioni fissato per legge oggi ne abbiamo solo 28, con la prospettiva di ulteriori pensionamenti che non saranno sostituiti. Per funzionare come si deve la nostra Camera di Commercio ha bisogno almeno di altre 16 persone, per arrivare a 44 dipendenti, che poi sarebbe il numero minimo sostenibile certificato da Unioncamere. E badi bene, servono professionalità di medio-alto livello in tutti i settori”.

Un investimento cospicuo; tanto per capirci, quanto vale il lavoro della Camera di Commercio di Piacenza?
“Limitandoci ai conti sugli interventi 2022 siamo attorno ai due milioni di euro. Tanto per citarne alcuni: si va dai circa 220mila euro per la promozione territoriale e del turismo ai 350mila per i ristori Covid alle imprese; senza dimenticare altre voci di rilievo come la partecipazione con oltre 200mila euro all’aumento di capitale di Piacenza Expo o il sostegno alle università piacentine da 250mila euro. Insomma, siamo al fianco delle attività economiche delle aziende senza se e senza ma; e questo ruolo della nostra Camera potrà solo migliorare, trovando anche nuove risorse, se arriverà il personale di cui abbiamo bisogno”.

Website |  + posts

Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.