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Turismo: bene Striscia e Linea Verde, ma a Piacenza serve altro

La splendida Castell'Arquato (Val d'Arda)

Piacenza e il suo territorio sugli allori del turismo nazionale. Striscia la notizia dedica un servizio alle bellezze di Castell’Arquato su Canale5. E Linea Verde porta le telecamere di Rai1 da Rivalta a Vigoleno. Momenti di gloria che fanno bene alla promozione dei nostri borghi. E all’autostima dei piacentini, come dimostrano sui social i commenti emozionati, le condivisioni e i like per messaggi dedicati a questi due passaggi televisivi.

E adesso? Spente le luci del piccolo schermo, finita la bottiglia di spumante per festeggiare la passerella in tv che cosa cambierà? Nulla. Tutto tornerà nel grigiore e nel piccolo cabotaggio che purtroppo caratterizza il turismo sul nostro bellissimo territorio. Ognuno va da sé, senza alzare lo sguardo; senza rendersi conto delle grandi opportunità che potrebbero nascere, se per esempio ciascuna delle nostre vallate strutturasse un vero pacchetto di offerte turistiche (culturali, eno-gastronomiche, naturalistiche) da mettere in rete tra loro e con quelle di Piacenza città. Iniziative che poi significano posti di lavoro, indotto e ricadute a 360 gradi.

La Svizzera a Piacenza

Partiamo dai numeri pre Covid. Qualcuno si ricorda lo studio che aveva accompagnato la candidatura di Piacenza a Capitale della Cultura, commissionato da Palazzo Mercanti? Sembra un secolo fa, ma eravamo solo nel 2017. Nel lavoro presentato dal guru del settore turistico-culturale Paolo Verri si affermava che Piacenza ha un bacino d’utenza da oltre 8 milioni di visitatori, all’incirca la popolazione della Svizzera. Piacenza ne dovrebbe attirare almeno il 12%. Invece ne arriva appena un terzo. E questo 4% ricomprende anche le grandi mostre come quelle del Guercino e del Pordenone, che in passato hanno superato i 100mila visitatori, smuovendo parecchio le acque degli arrivi.

Com’era prevedibile queste considerazioni sono rimaste lettera morta. Finora nessuno nel mondo della politica, della cultura o dell’imprenditoria si è preoccupato di provare a costruire qualcosa su quei numeri. Parliamo di quasi un milione di potenziali visitatori sul territorio piacentino, città capoluogo e dintorni.

Verri ha esagerato? Tagliamoli pure; ma anche se fossero la metà, 500mila visitatori potenziali annui non sarebbero abbastanza per provare a sviluppare un progetto di marketing territoriale che vada ben al di là dei 60mila euro stanziati la scorsa settimana dal Comune di Piacenza per rilanciare il turismo della città?

Chi dovrebbe occuparsi di questo progetto? Destinazione Emilia? L’associazione dei Castelli del Ducato? La Provincia di Piacenza? Qualcuno di nuovo o magari resuscitando Piacenza Turismi in versione project financing? Non abbiamo una risposta, se non più dinamismo e meno burocrazia; ma ad ogni modo, lasciare letteralmente al vento un’opportunità del genere, in un’ottica di ripartenza nel medio periodo, ci pare davvero un grande errore, oltretutto per uno dei settori più trasversali e più colpiti dall’epidemia di Covid.

Il caso Val d’Arda

E adesso veniamo a un esempio concreto su quanto si potrebbe fare. Il ragionamento nasce da una chiacchierata con un paio di amministratori del Comune di Cortemaggiore. Grazie ai Pallavicino, si dice, Cortemaggiore è la nostra Sabbioneta, la nostra Pienza. E poi ha bei dintorni: Chiaravalle della Colomba con la sua abbazia cistercense, Villa Verdi a Sant’Agata; e guardando le colline ecco Vigoleno e Castell’Arquato. Insomma, in pochi chilometri quadrati c’è un museo diffuso, che offre anche prodotti prelibati: formaggi, salumi e vini di prima qualità. Tutto vero, tutto bellissimo.

Quale turismo?

Poi basta scendere nel concreto, appunto, per capire come forse c’è molto da fare. Cosa significa? Prendiamo uno dei principali trend turistici degli ultimi anni che ben si attaglia anche al nostro territorio. Ormai sono milioni gli italiani e gli stranieri che fanno le vacanze in camper nel nostro Paese (nel 2017, 8,4 milioni, per 2,9 miliardi di euro di fatturato complessivo). E non sono più quelli che non hanno i soldi per andare in albergo, come si diceva anni fa. Oggi girano con camper che costano come un appartamento. Mezzi a nolo o di proprietà che sono l’ideale per visitare anche un territorio come il nostro, dall’Appennino al Po.

Domanda: quante sono le aree di sosta a pagamento presenti non diciamo in Val d’Arda, ma nel Piacentino in generale, secondo i migliori crismi per chi fa vacanze in camper? E cioè vicine al centro, con servizi igienici ben curati, docce calde e lavatrici, scarico e carico dell’acqua, energia elettrica, piazzole ombreggiate e custodite? Scommettiamo che in tutta la provincia il numero di aree del genere non arriva a completare le dita di una mano? 

Il turista che usa il camper gira tutto l’anno e spesso sceglie le sue mete in base ai servizi presenti sul territorio; se si trova bene, si ferma anche più del previsto, passa parola e ritorna; ama alternare cultura e natura, acquista i prodotti tipici, si gode la serata al ristorante e poi se gli va passa pure una notte in albergo o in agriturismo.

Quello delle aree di sosta è solo un piccolo esempio dei possibili investimenti in infrastrutture per migliorare la nostra offerta turistica. Grazie mille a Striscia e a Linea Verde, dunque. Ma le risposte vanno trovate a Piacenza e non in tv.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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