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Ospedale di Fiorenzuola: tra celebrazioni e qualcosa da nascondere, diciamoci la verità

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Da sinistra, Luca Baldino, Romeo Gandolfi, Stefano Bonaccini e Patrizia Barbieri

Ospedale di Fiorenzuola: non si è ancora spenta l’eco dell’inaugurazione del blocco B, sontuosamente rinominato “Polo riabilitativo Emilia Nord” e costato oltre 11,5 milioni di euro. La parata di autorità di giovedì scorso non ha lasciato nulla al caso. Dalla presenza del presidente della Regione Stefano Bonaccini, a quella di Patrizia Barbieri, in veste di presidente della Provincia, e di Gabriele Girometta, vicepresidente della Conferenza sociosanitaria.

Naturalmente erano accompagnati dai “padroni di casa”, l’ingegner Luca Baldino, direttore generale dell’Ausl, il dottor Gianfranco Lamberti, direttore della struttura, e il sindaco del capoluogo della Val d’Arda Romeo Gandolfi. Grandi assenti sul piano politico i rappresentanti regionali della Lega (nella maggioranza di centrodestra fiorenzuolana), come il capogruppo del Carroccio Matteo Rancan, che tra l’altro è ben conosciuto nella zona, essendo di Cortemaggiore; mentre tra i presenti c’era la consigliera regionale piacentina del Pd Katia Tarasconi.

Super polo, ma…

Nei vari discorsi celebrativi dell’iniziativa – di certo strategica e importante guardando all’offerta sanitaria di livello extra-regionale – al netto dei ringraziamenti incrociati tra le varie autorità per l’impegno profuso, resta da capire la vera ricaduta del “Polo riabilitativo Emilia Nord” a vantaggio dei servizi sanitari per i cittadini dell’intera Val d’Arda. Nessuno ne ha parlato in termini concreti.

Non vogliamo rimestare l’acqua nel mortaio, ma un tempo a Fiorenzuola c’era un ospedale che garantiva una copertura clinica pressoché completa. Contava infatti su reparti come l’ortopedia; l’ostetricia e ginecologia; la pediatria; la chirurgia; la medicina interna; la cardiologia; la radiologia; oltre a un pronto soccorso di primo livello. Unico neo, l’assenza della rianimazione, che invece non è mai arrivata. Comunque, a Fiorenzuola c’era una realtà da molti ritenuta un gioiello sotto il profilo medico e della risposta al territorio sul piano sanitario.

Per questo – dopo tutte le vicende che hanno portato alla costruzione del blocco A (ridotto in sostanza ai reparti di medicina e cardiologia, con le sale operatorie dal 2016 non ancora completate), e alla demolizione del vecchio ospedale sostituito dall’attuale blocco B – dire ai cittadini di Fiorenzuola e della Val d’Arda che per la cura della loro salute l’oggi è meglio di ieri non è molto credibile e difficile da digerire. Di fatto, è stato effettuato solo un trasloco dell’Unità spinale dell’ospedale Giuseppe Verdi di Villanova, dove si insedierà il nuovo centro paralimpico, quello addirittura battezzato del “Nord Italia”.

Una verità scomoda

Allora, tanto per fare chiarezza, non era meglio dire anche l’altro giorno la scomoda verità su come sono andate le cose? I costi della sanità pubblica oggi non consentono più che tra Fidenza e Piacenza ci sia un terzo ospedale generalista come un tempo. Quindi, per non perdere un presidio sanitario comunque di rilevo, l’unica soluzione era specializzare le sue funzioni nella riabilitazione e lasciare attivo il minimo indispensabile per dare una risposta clinica iniziale, filtrando le esigenze sanitarie del territorio prima di uno spostamento se necessario dei pazienti in altri ospedali, quelli sì con la O maiuscola.

Il bicchiere mezzo pieno

In questo scenario, lasciando perdere i dubbi su come un accentramento dei servizi ospedalieri si possa conciliare con il leitmotiv tanto di moda sulla medicina territoriale, vediamo prima il bicchiere mezzo pieno. In positivo, a Fiorenzuola impatteranno sicuramente le innovazioni tecnologiche evidenziate durante la presentazione, così come le opportunità di sviluppo in ambito riabilitativo e formativo, sottolineate a più voci, e con ricadute anche sul piano economico.

Tuttavia, restano chiavi di lettura ancora distanti dalle esigenze sanitarie dei cittadini del territorio. La partita quindi si giocherà soprattutto sulla capacità di riversare all’esterno del “Polo riabilitativo Emilia Nord” quei servizi specialistici che saranno disponibili per i pazienti ricoverati (cardiologia, pneumologia, urologia, neurologia e ortopedia). Come? Attraverso una rete ambulatoriale che li metta davvero a disposizione del territorio. Uno schema già tratteggiato a suo tempo dal sindaco Gandolfi per servire una popolazione di circa 70mila abitanti che anche in Val d’Arda invecchia velocemente.

Più trasparenza

Ma sullo sfondo di una casa della salute che a Fiorenzuola è ancora sulla carta, e qui veniamo al bicchiere mezzo vuoto, restano altri dubbi che non sono stati risolti nemmeno alla presentazione di giovedì scorso. Parliamo per esempio di tutta la vicenda sul mancato sopralluogo richiesto oltre due mesi fa dalla consigliera comunale dei 5 Stelle Elena Rossini, a cui di recente si sono aggiunte le voci di altri due colleghi di minoranza, Nando Mainardi (Sinistra per Fiorenzuola) e Carlo Marchetta (Pd-Noi di Fiorenzuola). Chiedono di far luce sulle segnalazioni giunte da pazienti, familiari e sanitari, che hanno evidenziato diverse carenze del blocco B operativo già da marzo.

Perché impedire questo sopralluogo? Perché un ente pubblico come l’Ausl non lo consente alla luce del sole? Il dubbio che ci sia davvero qualcosa da nascondere non fa bene a nessuno. Prima di tutto ai cittadini della Val d’Arda, che negli anni hanno già avuto tante risposte deludenti dall’Azienda sanitaria. Quindi più trasparenza non guasterebbe, se si vuol partire col piede giusto per lo sviluppo del “Polo riabilitativo Emilia Nord”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. La Ausl ha fatto benissimo a non concedere a persone non competenti il patentino di esperti in strutture ospedaliere. Io personalmente condivido il diniego. Cosa avrebbe potuto migliorare nei servizi che l’ospedale normalmente eroga, con il pellegrinaggio dei consiglieri comunali? Credo nulla. Ci sono state segnalazioni? Ma per queste esiste già una struttura in Azienda deputata a ricevere le segnalazione dei cittadini e dei clienti-utenti. O vogliamo tornare al Comitato del 2013 che al grido “l’ospedale non si tocca” ha causato ritardi, danni economici ingenti è messo a rischio l’incolumità di centinaia di persone che in quel periodo usufruivano della struttura ospedaliera? Ritengo che essere riusciti a costruire il secondo padiglione con tutte le avverse realtà che sono presenti nell’ambito fiorenzuolano sia stato un grande successo.

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