Piacenza oggi è in prima pagina su gran parte dei siti web e dei quotidiani nazionali per il clamoroso 20 a 0 rimediato a Cuneo dal Pro Piacenza. A memoria calcistica, mai vista una vergogna del genere, davvero da Guinness dei primati.
Il Pro Piacenza, che milita in Serie C, da tempo è sull’orlo del fallimento. E per tentare di evitare la radiazione dal campionato, che probabilmente sarebbe scattata se ieri non avesse disputato l’incontro, ha preferito la figuraccia epocale, mandando in campo solo 7 giocatori (6 ragazzini e il massaggiatore) contro l’11 piemontese. Risultato: oltre al danno, la beffa, perché il Pro Piacenza, dopo la farsa del 20 a 0, è comunque stato estromesso dal torneo.
Senza drammatizzare il ceffone calcistico, che per restare in ambito sportivo è ampiamente controbilanciato dalla recente conquista della Coppa Italia di pallavolo da parte della Gas Sales Piacenza Volley, c’è da dire però che la città emiliana ultimamente non se la passa benissimo, quantomeno a livello d’immagine.
Dall’A1 all’Auchan
Restando nel campo dei ceffoni, come la mettiamo con l’addio alla storica uscita autostradale di Piacenza Nord, sostituita sull’A1 dal cartello (che fa molto “Padania”) di Basso Lodigiano? E questo è solo l’ultimo capitolo negativo nei rapporti con i vicini lombardi.
Vogliamo parlare del caso Auchan? Il grande centro commerciale nel comune lodigiano di San Rocco al Porto – ma a due passi dalla città emiliana e frequentatissimo dai piacentini – raddoppia gli spazi. Bene, nuovi posti di lavoro per tutti.
Invece no: per un accordo stretto con gli enti locali al di là del Po, Auchan assumerà solo lavoratori residenti nella provincia di Lodi. Quindi niente occupati piacentini. Alle accuse di “tradimento” i lodigiani hanno risposto per le rime. Sebbene invitata, Piacenza ha snobbato il tavolo con il gruppo francese e questo è stato il risultato della sua scelta.
Adesso pare che il sindaco Patrizia Barbieri stia cercando di recuperare il terreno perduto, forte del fatto che l’ampliamento di Auchan potrebbe provocare un aumento del traffico verso il ponte sul Po per raggiungere il mega centro commerciale. Ma a questo punto non sarà facile convincere i francesi ad aprire il portafoglio o i lodigiani a mollare la presa.
Tensioni ducali
Girando la bussola da nord a est, non è che le cose vadano molto meglio. Parma l’anno scorso ha battuto Piacenza nella corsa a Capitale italiana della cultura 2020. E nonostante un accordo di collaborazione per allargare le manifestazioni nel “Ducato”, è chiaro che Piacenza avrà un ruolo da comprimaria e niente di più.
Sempre con Parma (e Reggio Emilia) c’è in ballo la fusione delle Camere di Commercio. Sede centrale? Naturalmente a Parma, con Piacenza che si dovrebbe accontentare di una vicepresidenza dell’Ente.
Anche qui, però, sembra che la classe dirigente piacentina adesso abbia avuto uno scatto di amor proprio. E potrebbe far saltare l’accordo (favorita anche dal blocco degli accorpamenti deciso dalla Regione Emilia-Romagna) per restare in beata solitudine o guardare ad altre alleanze (Cremona, Lodi, Pavia) per ritagliarsi un ruolo preminente.
Insomma, a questo punto c’è da sperare che la batosta rimediata dal Pro Piacenza, simbolica fin che vogliamo, sia comunque una lezione salutare. Perché la città e il suo territorio meritano ben altro, sempre che i piacentini decidano di darsi una mossa.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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