Nuova logistica a Piacenza: il tema è caldo. Una partita da 500mila metri quadrati e da decine di milioni euro. Dopo mesi di discussioni, la maggioranza di centrosinistra, che governa la città col sindaco Pd Katia Tarasconi, è uscita allo scoperto. E tra le proposte consegnate ieri alla prima cittadina sul Piano urbanistico generale ha messo a fuoco anche questo argomento.
Scelte strategiche
Il documento conclusivo delle forze politiche e dei consiglieri di maggioranza indirizzato al sindaco Tarasconi è il frutto “di un ampio e serrato confronto grazie al quale hanno individuato le scelte strategiche prioritarie che, secondo i partecipanti, dovranno caratterizzare il nuovo Piano urbanistico generale”, si legge in una nota stampa. “Abbiamo così inteso offrire un contributo chiaro e coerente con l’anima progressista e riformista delle forze politiche che sostengono l’Amministrazione Tarasconi, a seguito delle fasi preparatorie del percorso partecipato promosse dalla Giunta. Ad orientarci è stata la consapevolezza dell’importanza del nuovo strumento di pianificazione che condizionerà il futuro della Città, accompagnata dalla responsabile valutazione delle gravi emergenze soprattutto di carattere ambientale che pesano sui nostri territori”.
Rottura col passato
È una situazione “che richiede scelte di radicale rottura con il passato. Lo sforzo, una vera e propria sfida, è stato quello di garantire in modo non equivoco un equilibrio tra tutela dell’ambiente e potenzialità di sviluppo e attrattività del nostro territorio”. Quindi, prosegue la nota, “se l’architrave di tutte le scelte è creare le condizioni più efficaci per arrivare all’azzeramento del consumo di suolo entro il 2050, così come previsto dalla legge, tale percorso dovrà concretizzarsi attraverso quattro direttrici molto chiare”.
1. Perequazione
“Rinuncia all’uso dello strumento perequativo di area vasta, ossia abbandono della possibilità di incrementare le aree edificabili a Piacenza, attraverso l’acquisizione di diritti ceduti da Comuni della provincia che non li utilizzino, una volta che fosse esaurita la possibilità espansiva del 3% del territorio urbanizzato prevista dalla legge”.
2. Rigenerazione urbana
“Dare priorità alla rigenerazione urbana dell’edificato esistente e delle aree dismesse, tenendo conto del consistente stimato fabbisogno abitativo evidenziato da una recente ricerca del Cresme, con un’attenzione particolare all’ingente patrimonio di beni storici presenti soprattutto nel territorio urbanizzato. Il tutto proponendo efficaci incentivi premiali sia sul piano volumetrico che fiscale. Incentivare la mobilità sostenibile, attraverso le specifiche previsioni degli strumenti di pianificazione propri”.
3. Aree verdi
“Investire nella salvaguardia e nell’incremento delle aree verdi pubbliche e private, applicando una redistribuzione più equa di questo patrimonio, valutando la situazione delle cosiddette “micro città” in cui è stato diviso il territorio. Intraprendere la virtuosa scelta di sviluppare una nuova forestazione sia urbana che periurbana anche attraverso i nuovi accordi operativi con soggetti privati”.
4. Nuova logistica
“Prevedere che una ‘nuova logistica’ a Le Mose debba attuarsi con misurata gradualità (non più del 50% nei prossimi 10 anni della possibilità espansiva, fissata dalla legge regionale al 3% del territorio urbanizzato) e condizionandola ai seguenti rigorosi impegni, grazie ai quali migliorerà in modo considerevole la qualità dell’intero insediamento:
- uso dell’intermodalità ferroviaria operativa ed in via di ampliamento (Polo del ferro, ndr);
- riqualificazione del polo esistente a ‘parco chiuso’ per migliorarne la sicurezza e la qualità ambientale interna ed esterna;
- qualità costruttiva a impatto ambientale zero e sviluppata in verticale;
- autosufficienza energetica;
- incremento del verde piantumato;
- creazione di tutti i servizi necessari per migliorare la qualità di vita degli operatori sia interni che esterni”.
Dulcis in fundo…
I primi tre punti sul Piano urbanistico generale proposti al sindaco dalla sua maggioranza erano più o meno prevedibili, viste le recenti discussioni in Consiglio comunale; mentre l’ultimo, dedicato al settore più problematico delle attività economiche piacentine, merita alcune considerazioni.
Innanzitutto, emerge che l’Amministrazione Tarasconi apre decisamente a nuovi insediamenti logistici a Le Mose. Lo fa con una “linea di credito” decennale, pari alla metà di quel 3% d’incremento espansivo. Di contro non si specifica dove, in che tempi e come verrà sfruttato l’altro 50% dell’ipotetico consumo di suolo; magari sarà messo a disposizione anche di futuri insediamenti manifatturieri, che però restano nel limbo.
Quanto vale questo 50% di potenziale nuovo sviluppo logistico nei prossimi dieci anni? Si parla di circa 500mila metri quadrati di terreni attualmente agricoli. E di un’operazione dai tratti anche speculativi, valutata in decine di milioni di euro, per proprietari, intermediari, costruttori e utilizzatori finali.
Se desta perplessità l’idea dello sviluppo verticale di nuovi capannoni sul piano dell’impatto ambientale, è meritorio invece il tentativo di fissare una serie di paletti per correggere l’attuale “far west” in cui versa il polo di Le Mose. Per esempio, è auspicabile che tra i nuovi servizi sia inserita una linea di autobus per consentire almeno a una parte delle migliaia di addetti di andare e tornare dal lavoro, riducendo il traffico di auto private, spesso vecchie e inquinanti. Così come serve un’area di sosta attrezzata, tra l’altro prevista da tempo e mai realizzata, per i numerosi autotrasportatori oggi abbandonati a se stessi.
Sul piano dello sviluppo logistico nulla si dice però del livello dei nuovi operatori che si vogliono attirare nel polo di Le Mose. In questo caso si può ipotizzare che un semplice magazzino, con merci movimentate in modo tradizionale, sarà equiparato a chi propone mix virtuosi e a più alta intensità di manodopera specializzata, favorendo la qualità del lavoro.
Insomma, se paragoniamo al cammello della parabola la nuova logistica che potrebbe arrivare a Piacenza, la cruna dell’ago dei nuovi vincoli comincia a prendere forma… E dopo questa dichiarazione d’intenti della maggioranza vedremo quanto sarà difficile da oltrepassare.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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Finalmente qualcuno evidenzia che i lavoratori della logistica (centinaia di persone, forse migliaia) non hanno il servizio base (la linea di bus) per andare e tornare dal lavoro. E’ un fatto incredibile.