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Arcelli (Snami): medici oberati di lavoro, mentre Regione e Ausl di Piacenza vanno in tilt

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Nicola Arcelli lancia l’allarme. Per il presidente di Snami Piacenza i medici sono oberati di lavoro e stanno arrivando al limite del tollerabile sul territorio e in ospedale. Il tutto mentre l’Ausl e la Regione Emilia-Romagna hanno problemi di “malfunzionamento” e sempre più spesso il sistema sanitario pubblico va in tilt. Problemi di diverso tipo e tante volte collegati, che peggiorano le cose e ricadono sui pazienti/contribuenti, gli utenti finali del servizio sanitario.

Stiamo vivendo una crescita esponenziale dei carichi lavoro, determinati sia dall’aumento delle visite in presenza sia dal costante incremento delle consulenze telefoniche che i medici di medicina generale fanno ai loro assistiti”, afferma Arcelli. “E non banalizziamo, a tutti gli effetti le nostre consulenze telefoniche sono prestazioni mediche, dove diamo importanti indicazioni ai nostri pazienti”.

Sta parlando quindi di telemedicina anche per i medici di famiglia?
“Sì, e per noi è un’attività di giorno in giorno sempre più impegnativa”.

Ci sono dei parametri normativi?
“Certo. In Italia per esempio abbiamo a disposizione le Linee di indirizzo generali sulla telemedicina della Conferenza Stato Regioni del 2014. Poi c’è un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 2020, che dà indicazioni sui servizi assistenziali di telemedicina per l’emergenza Covid. Mentre a livello internazionale l’Oms ha presentato le sue raccomandazioni nel 2019. Una documentazione a conferma di quanto ho sottolineato prima, e cioè che la prestazione fornita al paziente attraverso una telefonata rientra a pieno titolo nella telemedicina”.

Una bella responsabilità…
“Proprio così. Pensi alla classica telefonata dell’ammalato che da casa ci spiega come sta e su cui bisogna intervenire. Dobbiamo capire se servono farmaci, se è utile fare una visita in ambulatorio o domiciliare, oppure se dobbiamo procedere all’invio del paziente al pronto soccorso. Ma oggi per fornire questa prestazione medica tutto si complica, perché dobbiamo affrontare i problemi innescati dalle inefficienze di Regione e Ausl di Piacenza anche a livello online, come nel caso di Cartella Sole e delle prenotazioni delle urgenze differite”.

Di che cosa si tratta?
Cartella Sole è il software fornito dalla Regione e utilizzato da moltissimi colleghi. Nelle ultime settimane sta funzionando davvero molto male. Mi spiego: attraverso questo sistema informatico il medico di famiglia scarica per esempio i referti ospedalieri o specialistici dei pazienti; e ancor di più lo utilizza per inviare le prescrizioni dei farmaci e le prenotazioni di esami diagnostici e visite specialistiche. Insomma, oggi dobbiamo affrontare dei malfunzionamenti che bloccano il nostro lavoro: siamo costretti a ricominciare da capo procedure online che ci fanno perdere un sacco di tempo, che invece potremmo dedicare ai nostri pazienti in modo più corretto”.

Per le prenotazioni delle urgenze differite, qual è il problema?
“Abbiamo concordato questi percorsi con l’Azienda sanitaria. Quando reputiamo che la prestazione sia urgente, ma non da Pronto soccorso, ci consentono di prenotare direttamente la visita specialistica per i pazienti. Per le diverse tipologie di urgenza ci sono delle tempistiche concordate, che però difficilmente vengono rispettate”.

E quindi cosa succede?
“Che il paziente per accedere alla prestazione nei tempi che noi riteniamo opportuni, a seconda della gravità del problema, deve rivolgersi direttamente al Pronto soccorso o a strutture private; in questo caso con un esborso aggiuntivo per ottenere quanto gli serve per curare la sua salute”.

Ha parlato di pronto soccorso e non di Cau, i Centri di assistenza urgenza, che dovrebbero decongestionarli. Ma se le cose vanno così, la vedo dura…
“Guardi, dal nostro osservatorio i Cau fino ad ora non hanno raggiunto i numeri che si attendevano. Gli accessi sono pochi. E i Cau che sono stati attivati in realtà hanno sostituito spesso qualcosa che c’era già, come nel caso dei cosiddetti Punti di primo intervento”.

Insomma, sta sostenendo che si è trattato di un gioco delle tre carte, con un banale cambio di nome?
“Questo lo dice lei… Penso che i Cau non siano risolutivi, men che meno per sostituire i medici di continuità assistenziale, per capirci le ex guardie mediche, oggi ridotte ai minimi termini. Questi colleghi sono un presidio fondamentale sul territorio con le visite domiciliari, utilissime per una popolazione sempre più anziana e distribuita in nuclei monoparentali. Ma tornando all’ambito ospedaliero, stanno succedendo altre cose che ci preoccupano molto in qualità di medici di famiglia e di cittadini”.

Ci dica dottor Arcelli…
“Continua l’emorragia di colleghi che lasciano il Polichirurgico di Piacenza: cambiano lavoro e vanno all’estero o passano in strutture private. Ultimamente la cosa pare stia riguardando in particolare la chirurgia vascolare, un reparto strategico che speriamo non resti scoperto per le dimissioni di qualche collega che va prontamente sostituito, data l’importanza di questa specialità”.

È l’ennesimo campanello d’allarme di un sistema che sta mostrando la corda?
“Direi proprio di sì. A tutti noi medici, da quelli di medicina generale agli specialisti ospedalieri, il sistema sanitario pubblico oggi chiede più prestazioni in meno tempo e con meno risorse. Una situazione sempre più intollerabile, che mina la salute dei nostri pazienti”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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