Monsignor Adriano Cevolotto non ha perso tempo. Il nuovo vescovo è arrivato a Piacenza da poco più di due mesi e sta già lasciando il segno. Sta seminando con azioni, parole e con concretezza. Andiamo a ritroso, ripercorrendo la sua omelia di ieri sera. Un messaggio forte, che lega la nascita di Gesù nella stalla di Betlemme alla nostra quotidianità.
Potere e illusione
“Oggi come allora il mondo va per la propria strada; Cesare decide di fare un censimento sembra per motivi fiscali e militari. Per verificare quante tasse poteva raccogliere e su quante persone poteva contare per il suo esercito. Censire è mettere uno accanto all’altro, perché alla fine si possano tirare le somme. Il censimento è controllo, è dominio: quanto è suadente il ricorso ai numeri? E i social alimentano questo bisogno: quanti amici hai? Quanti follower? Quanti contatti, e così via; e poi, quanti soldi?”, si domanda monsignor Cevolotto. “Contare è potere ma è anche illusione, perché il bambino che nasce dopo il conteggio o coloro che muoiono non permettono di avere più in mano la situazione; devi ricominciare a contare sempre daccapo perché la realtà non si può mai dominare. Un bambino che nasce alla periferia dell’impero è insignificante per i dati statistici; e invece diventa decisivo per la Storia”.
L’ansia e l’inganno
Poi monsignor Cevolotto allarga il campo della sua riflessione: “Stiamo andando un po’ fuori di testa, come diciamo, perché non riusciamo più a programmare, la prossima settimana, il prossimo mese, la prossima estate. Non ci rendiamo conto che la logica che sta alla base del bisogno di controllare a lungo andare alimenta ansia; e l’incertezza che stiamo vivendo genera paura. Abbiamo fatto nostra la convinzione che la salute sia tutto, basta la salute, ci ripetiamo quasi ossessivamente. È un inganno. Se c’è una cosa precaria è proprio la salute; e l’emergenza sanitaria ce lo sta sbattendo in faccia, ce lo sta dicendo in tutti i modi. E allora questo idolo ci sta portando all’incapacità di accettare il limite, il limite temporale della vita, perché dobbiamo morire. Il limite della medicina, della scienza, non tutto si riesce a curare. Il limite che è la costitutiva debolezza e fragilità di ognuno di noi. Non è vero che volere è potere. Se ciò a cui tendiamo è la ricerca della salute è perché l’orizzonte è diventato semplicemente l’oggi, il qui, da preservare da qualsiasi nemico”.
L’oltre e il Salvatore
Allora, prosegue il vescovo di Piacenza, “abbiamo ridotto, quando non abbiamo eliminato, l’oltre. Quell’oltre che si apre e che non dipende da noi. Abbiamo bisogno che il Signore ci apra un futuro, che apra il cielo chiuso sulla nostra testa. Ecco allora la grande notizia: oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore che è Cristo, Signore. Chi ci è dato non è un taumaturgo, cioè un guaritore, colui che ci rimette in salute. È un Salvatore; uno che salva la persona e l’esistenza dal baratro della morte che è di tutti; che salva perché apre un futuro di vita oggi e dentro la morte, dentro ogni morte. Salvatore, perché rende stabile in Dio la nostra vita. E la libera, la salva dall’essere in balìa della precarietà che continuamente viviamo. E questo Salvatore che ci è nato è un bambino. Colui che per vivere ha bisogno che qualcuno si prenda cura di lui. Il nostro Dio entra così nella Storia, impotente. Perché noi non ci impauriamo, non ci difendiamo, non mettiamo avanti ragioni per sentirlo concorrente alla nostra felicità e alla nostra libertà. Ma è un bambino che deve crescere, che chiede di crescere perché possa essere Salvatore”.
Nessuno è escluso
C’è un Dio che viene nella notte, dice monsignor Cevolotto, “ma non per spaventarci bensì per farsi a noi fratello, per condividere le tenebre, e per rischiararle. C’è bisogno di un Dio vicino; e che in quanto Dio sia capace di sottrarci dal potere delle tenebre. Il grande annuncio porta con sé una grande gioia che è per tutti. Nessuno ne è escluso. Questo annuncio e questa gioia non sono per chi garantisce davanti al Signore di essersi preparato adeguatamente a questo Natale; non è per chi può vantare meriti o qualità integerrime. È per tutti. E ce lo conferma il fatto che i primi destinatari del primo Natale sono i pastori. Proprio coloro che dal punto di vista religioso non erano considerati, perché non potevano osservare la legge e tutti i suoi precetti. La buona notizia è veramente per tutti. E allora con gioia mi rivolgo ad ogni uomo e ad ogni donna di ogni età e in ogni situazione esistenziale. E mi faccio voce degli angeli: non temete, non temere. Ecco, io vi annuncio, io ti annuncio, una grande gioia che sarà di tutto il popolo. Oggi è nato per voi, è nato per noi, è nato per te, un Salvatore. E questo è il motivo per il quale il Natale è veramente buono. Buon Natale a tutti!”.
I fatti prima delle parole
Parole toccanti, quelle pronunciate dal vescovo di Piacenza. Parole ancor più forti e importanti, perché vengono dopo una serie di scelte, di atti concreti già messi in campo da quando è arrivato sul nostro territorio. A dimostrazione che quel “tutti” non è una bandiera sventolata all’occorrenza, ma è un messaggio inclusivo nei fatti. Tra le tante azioni già intraprese da monsignor Cevolotto, ne vogliamo citare solo due.
La prima è stata quella di battere la sua Diocesi palmo a palmo, chiesa per chiesa, andando a conoscere subito personalmente ogni parroco, dove vive e lavora. Esprimendo in tal modo, e fin dal primo momento, una vicinanza che ha colpito molto anche i fedeli.
La seconda è stata la recente visita alla Comunità islamica di Piacenza. Alla richiesta di un incontro, il vescovo ha rilanciato. Ed è andato lui, per la prima volta, nella sede dell’associazione in strada Caorsana. Una scelta che ha avuto già riflessi molto positivi sotto il profilo della collaborazione, dell’accoglienza e del dialogo interreligioso. Basti pensare al gesto di ieri della Comunità islamica piacentina che ha donato 150 panettoni alla Diocesi di Piacenza, come segno di vicinanza e di augurio per le festività cattoliche.
Insomma, segnali di un vescovo che sembra guardare davvero a tutti, di un presule dinamico, aperto all’ascolto e al dialogo. E se il buongiorno si vede dal mattino, monsignor Cevolotto ci riserverà molte altre sorprese.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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