L’ingegner Giuseppe Parenti non ci pensa due volte e ne parla volentieri. D’altra parte, non potrebbe che essere così: il suo rapporto con la Camera di Commercio di Piacenza è durato ben 12 anni. Ha iniziato la sua presidenza nel 2004, quando era ancora a capo di Confindustria, e ha lasciato il timone dell’Ente nel 2016.
Quindi, chi meglio del patron della Paver – una delle aziende che ha fatto la storia dell’industria piacentina negli ultimi cinquant’anni – per avere un’opinione sulla situazione della nostra Camera di Commercio? A maggior ragione dopo il discusso articolo 61 del Decreto Agosto, che dà due mesi di tempo per completare gli accorpamenti tra gli enti camerali, pena l’arrivo di un commissario?
Presidente Parenti, da Bologna il governatore Bonaccini e l’assessore Colla hanno chiesto al premier Conte di soprassedere su questa norma: per loro non è il momento di affrontare il problema; lei come la pensa?
“Guardi sui, tempi si può discutere, ma di certo il problema delle piccole Camere di Commercio va affrontato una volta per tutte”.
In che modo?
“Non credo che ci siano alternative alle fusioni”.
Perché?
“La nostra Camera di Commercio, per esempio, non ha né i numeri né le dimensioni per andare avanti da sola; le risorse si erano già ridotte nel 2015, e già allora ci stavamo occupando di questo problema”.
Chi sono i partner giusti per la Camera di Commercio di Piacenza?
“Credo non ci siano alternative a quelle di Parma e Reggio Emilia”.
E che cosa risponde a chi vede questa scelta come l’ennesimo atto di sudditanza nei confronti di Parma?
“Che sudditi si diventa, se ci si sente tali. Dobbiamo uscire da questa logica e lottare per aver il ruolo che meritiamo. Il problema non sono loro, siamo noi. E non solo nei confronti di Parma”.
Ci spieghi…
“Guardi, il difetto che abbiamo noi piacentini è quello di non essere capaci di difendere tutti insieme gli interessi del nostro territorio. E non lo dico io che ci ho provato per anni, cercando di mettere d’accordo tante teste, magari senza riuscirci. È la storia a dirlo. Pensi all’energia: qui abbiamo avuto e abbiamo centrali che forniscono elettricità a tutto il Paese, da Castel San Giovanni a Piacenza per non parlare della centrale di Caorso: tanto inquinamento e che cosa abbiamo avuto in cambio dallo Stato? Nulla. Stesso discorso per la logistica…”.
Cioè?
“Parliamoci chiaro, la logistica serve al Paese nel suo complesso e non solo a Piacenza che ha la fortuna o la sfortuna di avere questa favorevole posizione geografica. Il dato di fatto è che noi abbiamo reso disponibili milioni di metri quadrati per gli stoccaggi, abbiamo importato solo manodopera di basso profilo e non abbiamo avuto in cambio una infrastruttura in più, un centro decisionale che conta, per valorizzare il tessuto socioeconomico del nostro territorio. Così oggi le nostre strade sono piene di tir e paghiamo il prezzo di un inquinamento sempre più pesante a una logistica, ripeto, utile al Paese ma che qui lascia poco più delle briciole, visto che da Ikea ad Amazon il reddito prodotto va da altre parti”.
Torniamo alla Camera di Commercio: c’è chi sostiene che in alternativa a Parma e Reggio si potrebbe pensare anche a un accordo con altre realtà lombarde, come Pavia e Mantova, che cosa ne pensa?
“Pensare alla Lombardia potrebbe avere un senso se fossero ancora disponibili ad un accorpamento Lodi e Cremona, che invece sono già andate o andranno con Milano. E poi comunque non va dimenticato che uscire dal quadro regionale comporterebbe notevoli problemi”.
Quali?
“Basta citarne uno, ma fondamentale: quello dell’autonomia delle normative regionali che trattano in modo diverso lo stesso problema. Già si fa fatica a gestire la burocrazia così, si figuri se si dovesse raddoppiare il contesto normativo di riferimento”.
Come affronterebbe una trattativa con Parma e Reggio?
“Senza timori reverenziali: sulla gestione ordinaria e sulla divisione delle risorse si conta in percentuale alle imprese; ma per le decisioni strategiche stesso peso per tutti”.
E su sede e presidenza?
“Un sistema a rotazione per esempio triennale, sia per l’una che per l’altra potrebbe essere una soluzione praticabile; anche perché oggi una Camera di Commercio con una vera digitalizzazione dei servizi in teoria potrebbe addirittura permettersi di non avere una sede fisica, utile solo alle esigenze di rappresentanza, un’attività importantissima per promuovere il territorio”.
E che andrebbe rilanciata…
“Certo, ma non per fare chiacchiere; servono progetti concreti e realizzabili, su cui vanno concentrati attenzione, risorse e saperi”.
Ci fa un esempio?
“Prima parlavo di infrastrutture viarie: credo che con il traffico che abbiamo sulle nostre strade, anche a causa della logistica, serva più che mai tornare a ragionare sulla mediana da Castel San Giovanni a Fiorenzuola, sul modello della Corda Molle bresciana; una strada a scorrimento veloce, interrata e quindi inserita nel territorio senza problemi ambientali, che intercetti tutto il traffico delle nostre vallate e di attraversamento, e lo filtri prima che arrivi in città. Se andiamo avanti così, Piacenza rischia di esplodere. Per non parlare del fatto che un giorno potrebbero chiederci anche di fare la terza corsia autostradale dell’A21; una proposta che naturalmente andrebbe rifiutata, studiando già delle alternative come quella di una mediana”.
Il suo sembra un programma da nuovo presidente della Camera di Commercio di Piacenza…
“La ringrazio, ma non mi sembra il caso, diciamo che lascio volentieri la precedenza ai giovani”.
Ma se le chiedessero ufficialmente di ritornare per gestire un momento così critico?
“Non credo che succederà, e quindi non mi pongo il problema”.
Insomma, mai dire mai?
A quest’ultima domanda l’ingegner Parenti non risponde. O meglio, lo fa con un sorriso che visto l’amore per la sua terra lascia pochi dubbi.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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