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Bonaccini cambi rotta, a Piacenza servono più tamponi

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A sinistra, il medico piacentino Marzio Sisti: è specialista in malattie infettive, igiene, epidemiologia e sanità pubblica.

Piacenza: test sierologici o tamponi? Nella provincia dell’Emilia-Romagna più colpita dal Covid-19 (889 morti e 4.286 positivi), il Governatore Bonaccini va in controtendenza puntando tutto sui test sierologici. Una scelta che lascia perplesso anche il medico piacentino Marzio Sisti, specialista in malattie infettive, igiene, epidemiologia e sanità pubblica.

La Regione ha annunciato infatti una massiccia campagna di test sierologici da 60mila unità divisa in due tranche. In sostanza verrà testato quasi il 21% della popolazione di Piacenza e provincia, iniziando dai conviventi o da persone che sono venute a stretto contatto con soggetti risultati positivi al Covid-19 dall’inizio dell’epidemia (circa 30mila test). Poi si procederà con un secondo screening indirizzato a un campione generico della popolazione, che è in fase di definizione.

I test sierologici, spiega sempre una nota della Regione, saranno effettuati dall’Azienda sanitaria piacentina già a partire dalla prossima settimana. Le persone che dovranno essere sottoposte al test saranno chiamate dagli uffici dell’Ausl di Piacenza, e riceveranno nei prossimi giorni una comunicazione ufficiale.

Diversi i punti individuati per il prelievo: la rete delle case della salute e due cliniche mobili. L’Ausl di Piacenza, inoltre, in questi giorni valuterà la possibilità di un accordo con i Medici di Medicina generale per poter contare sulla collaborazione della loro rete di ambulatori. L’obiettivo è riuscire ad analizzare 10mila test a settimana, concludendo le due campagne entro il 20 giugno.

La gaffe dell’assessore

“Partiamo da Piacenza con una forte accelerazione nella lotta contro il virus, e questa è la direzione giusta”, afferma l’assessore alle politiche per la salute Raffaele Donini. “Lo screening messo in campo, che può contare anche su dotazioni flessibili come le cliniche mobili, è un ulteriore passo avanti per identificare e isolare i positivi, togliendo il terreno al virus”.

Tutto bene? Non proprio, perché nelle parole dell’assessore Donini si nasconde quantomeno un po’ di confusione. Vediamo perché, chiarendo una volta per tutte la differenza tra test sierologici e tamponi (test virologici).

A cosa serve il test sierologico? “Fa vedere la risposta immunitaria (la presenza di anticorpi)”, spiega Sisti. Il tampone invece “fa vedere la presenza del virus”. Quest’ultimo serve “per individuare i soggetti attualmente infetti, soprattutto se asintomatici o paucisintomatici (il confine è molto sottile) e soprattutto se appartenenti a determinati gruppi sociali o professionali”. Il tampone quindi serve “anche per fare una diagnosi virologica dei casi clinici conclamati”, e cioè per trovare i casi positivi da isolare.

Il test sierologico, prosegue Sisti, è invece funzionale a “indagini epidemiologiche su vasta scala, per capire la reale diffusione del virus in Italia (in pochi giorni si possono fare centinaia di migliaia di test sierologici); e per i singoli casi, per sapere se si è già stati contagiati o se si è suscettibili” di esserlo.

Quindi, sottolinea l’esperto, “in nessun modo il test sierologico è in grado di definire esattamente se si è infetti in quel momento”. È chiaro che così non si identificano i positivi e dunque non li si possono isolare, come invece sostiene Donini, parlando di passi avanti in tal senso grazie ai test sierologici.

Bonaccini contro tutti?

Quella del governatore emiliano e del suo assessore a Piacenza sembra tra l’altro una scelta di campo che esclude il coinvolgimento dei laboratori privati; e non si dice se la Regione parallelamente aumenterà anche il numero dei tamponi e secondo quali criteri.

Una situazione che desta non poche perplessità. Anche perché è appena stato lanciato un appello dal virologo Andrea Crisanti, il protagonista delle strategie vincenti del Veneto nella lotta al Coronavirus, insieme alla Fondazione David Hume presieduta da Luca Ricolfi e già sottoscritto da 150 scienziati, perché si facciano tamponi di massa per “salvare” la fase 2.

Una tesi appoggiata nelle stesse ore da Gianni Rezza, il direttore di infettivologia dell’Istituto superiore di sanità. “Ci vuole un cambio di passo in fase 2 sui tamponi, bisogna cambiare strategia”, ha affermato Rezza. “Il Veneto ha fatto molto bene con tanti tamponi sul territorio, va fatto così in tutta Italia. Bisogna fare tamponi anche ad asintomatici e contatti stretti”.

 A Piacenza una scelta a metà

I dubbi sul successo di una strategia che a Piacenza punti invece soprattutto sui test sierologici (e metta da parte i tamponi) quindi sono forti. Come abbiamo visto, spiega Sisti, “i test sierologici non sono alternativi ai test virologici (tamponi). Sono integrativi uno all’altro. Sul fatto che la Regione mandi avanti i test sierologici non c’è nulla di male; purché non sia un sistema per non fare i test virologici. In questo momento di riapertura, sono fondamentali per tracciare gli eventuali contagi in atto, cosa che il test sierologico Abbott, indicato dalla Regione, non fa perché trova solo le IgG. Più avanti forse uscirà il test per determinare anche le IgM”, e quindi capace di verificare al contempo se il soggetto testato è positivo al Covid-19.

Risorse e speranze

Viene anche il dubbio che non ci siano risorse sufficienti. Ma Sisti taglia corto: “Non posso pensare che l’Emilia non abbia le capacità ed i soldi per aumentare la dotazione di laboratori in grado di fare più tamponi. Come dicevo, nulla vieta di affiancare agli esami sierologici i tamponi virologici. Sono due cose diverse che devono correre insieme. Spero che la Regione faccia crescere anche i test virologici a Piacenza e in Emilia, tanto da avvicinare nel complesso almeno i 10.000 tamponi al giorno, visto che ora siamo a 5000 scarsi”.

Tamponi o immunità di gregge? 

Resta una sensazione, quella che in una zona così colpita come quella di Piacenza i tamponi possano rivelarsi un boomerang per la fase 2. Qualcuno magari ha pensato che farli a tappeto potrebbe evidenziare un gran numero di positivi e quindi spingere a un nuovo lockdown indotto da questi numeri.
Insomma, meno ne faccio e meno positivi trovo, sperando che nel tempo il virus perda forza e intanto valuto il livello dell’immunità di gregge attraverso i test sierologici. Una scelta comunque molto discutibile per i rischi di una nuova ondata dell’epidemia e perché, conclude Sisti, “se aspettiamo l’immunità di gregge, rischiamo di far passare troppo tempo”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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