Covid-19: a Piacenza oggi si contano altri 8 morti e 34 nuovi positivi. Con il totale che sale in città e provincia a 908 decessi ufficiali e a 4.334 contagiati.
Intanto è arrivato un nuovo videomessaggio dell’ingegner Luca Baldino, il direttore generale dell’Ausl di Piacenza. Stavolta è dedicato alla fase 2. Tante raccomandazioni utili, considerazioni logiche, ma anche un’omissione e soprattutto un approccio che lascia quantomeno perplessi sulle strategie messe in campo per trovare i casi positivi ancora in circolazione a Piacenza e provincia.
Chi manca all’appello
Partiamo dall’omissione. L’ingegner Baldino, come potrete vedere dal video di ieri, mostra molti grafici dedicati all’andamento della tragica fase 1 per spiegare come oggi siamo passati alla seconda. Ma il top manager si guarda bene dal proporre quello sui 102 casi di Covid-19 a Piacenza riscontrati tra il 10 e il 21 febbraio dalle indagini epidemiologiche attribuite all’Ausl e quindi ben prima della zona rossa di Codogno.
Una risposta dovuta, anche con una smentita sull’autenticità di questa notizia, che l’ingegner Baldino ha evitato di dare, ma di cui continueremo a chiedergli conto. Perché nonostante le sue rassicuranti parole su come è stata gestita l’emergenza dall’Azienda sanitaria, non va dimenticato che a Piacenza e provincia ci sono appunto 908 morti ufficiali di Covid-19 e ancora 4.334 positivi.
Tamponi a chi?
Veniamo alla questione chiave anche nella fase 2: la caccia ai positivi. Cosa sottolinea innanzitutto l’ingegner Baldino? Che il Covid-19 è un virus subdolo, perché praticamente solo nel 50% dei casi chi si infetta ne manifesta i sintomi anche in forma lieve.
Poi ci spiega la strategia dell’Ausl di Piacenza per trovare chi se lo porta addosso. A chi si fanno i tamponi in questa fase di sorveglianza sanitaria? Sostanzialmente ai soggetti sospetti segnalati dalla rete dei medici di medicina generale. Cioè alle persone che informano dei sintomi il loro dottore e magari ai loro contatti stretti.
E gli altri, ingegner Baldino? Gli asintomatici? Come facciamo a trovare le persone che possono essere la vera causa della seconda ondata, che lei ci assicura di essere pronto ad affrontare, mantenendo al lavoro tutte le assunzioni straordinarie fino alla fine dell’anno? Ci scusi, ma nella sua strategia c’è qualcosa che non va almeno al 50%, visto che tanti sono per lei gli asintomatici.
Ausl ed esperti
Più tamponi oltre ai test sierologici non li chiediamo noi, ma fior di esperti, come i piacentini Marzio Sisti (specialista in malattie infettive, igiene, epidemiologia e sanità pubblica) o Augusto Pagani (presidente dell’Ordine dei medici). Esperti che sono in buona compagnia. Parliamo del virologo Andrea Crisanti, che ha fermato l’epidemia in Veneto facendo tamponi a tappeto; del direttore di infettivologia dell’Istituto superiore di sanità Gianni Rezza che chiede tamponi di massa per trovare i positivi asintomatici ed isolarli, bloccando così la proliferazione del virus. E parliamo degli altri 150 scienziati che hanno firmato l’appello della Fondazione David Hume di Luca Ricolfi “Tamponi di massa: più tamponi per salvare la fase 2”.
La mosca bianca
Noi no. A Piacenza e provincia più tamponi non li facciamo, anche se oggi l’ormai ex commissario regionale Venturi parla di 75mila potenziali positivi piacentini nei due mesi di epidemia. Un dato calcolato sull’1,2% di mortalità media nazionale indicato dall’Istituto superiore di sanità per i 908 morti di Piacenza e provincia, un territorio che conta una popolazione di 287mila abitanti.
Insomma, nonostante la tragedia che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, gli asintomatici noi li lasciamo girare liberamente ad infettare il prossimo. In pratica il tampone lo facciamo solo a chi sappiamo che ha già contratto il Covid-19 e magari ai suoi contatti stretti.
E dire che scegliere a chi fare il tampone su scala più ampia non dovrebbe essere poi così complicato. Non ce ne sono a sufficienza per tutti? Basta che l’Ausl scelga le categorie di persone che entrano più facilmente in contatto con gli altri: dagli operatori sanitari alle forze dell’ordine e a tutti coloro che lavorano a contatto con il pubblico, come per esempio i dipendenti dei supermercati.
Dai laboratori alle aziende
Senza dimenticare che coinvolgendo davvero i laboratori privati e gli imprenditori si potrebbero testare con i tamponi i lavoratori delle aziende che hanno riaperto, prendendo i classici due piccioni con una fava: entrano in azienda i negativi e i positivi vanno a casa; con l’azienda che non rischia di chiudere perché è diventata un focolaio e gli asintomatici che trovati in questo modo e debitamente isolati non possono più infettare non solo i colleghi ma anche le altre persone con cui entrano in contatto.
Soliloqui e responsabilità
Insomma, grazie per l’impegno, ma anche stavolta ingegner Baldino non ci ha proprio convinto; soprattutto perché nel suo soliloquio di ben 24 minuti non ci ha spiegato il no ai tamponi per gli asintomatici. Come lei ci auguriamo che Dio ce la mandi buona, perché adesso c’è chi sostiene che il virus di oggi sia meno potente di qualche mese fa. Ma se non succederà, chi ha preso queste decisioni sulla pelle dei piacentini e senza tener conto del parere autorevole di tanti esperti dovrà darne conto.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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