Cultura

Verdi alla Ricci Oddi: una grande mostra per celebrare il rapporto con Piacenza

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Verdi a Piacenza fa sempre discutere. Ma ultimamente, con le vicende della vendita all’asta della Villa di Sant’Agata e con l’ipotesi di recuperare l’ex Albergo San Marco per farne un museo cittadino a suo nome, del grande maestro si parla a tambur battente.

Anche nell’ultimo Consiglio comunale, per esempio, il sindaco Katia Tarasconi ha riaffermato la piacentinità di Verdi, e l’opportunità di seguire il modello Salisburgo per Mozart, in risposta a un intervento del consigliere Filiberto Putzu che aveva definito questa diatriba una battaglia un po’ di retroguardia.

Quindi c’è chi vede nel brand Verdi una vera opportunità. Non solo per orgoglio di campanile verso i cugini parmensi. Ma per far scoprire ancor meglio la sua grandezza di musicista e la sua grandezza umana, anche di imprenditore e filantropo, che emerge dai cinquant’anni vissuti da Verdi nel Piacentino.

Che fare, al di là delle belle parole, delle convinzioni, delle proposte di là da venire, come il recupero dell’ex albergo San Marco, che presuppone tempi lunghi? Naturalmente c’è chi pensa alla musica. Abbiamo il Conservatorio Nicolini e la Fondazione Teatri, che tra l’altro oggi alle 17 promuove un concerto nel ridotto del Municipale per il 122° anniversario della morte di Verdi, organizzato dal Centro Artistico Musicale San Lorenzo (ex Associazione Tampa Lirica).

Perché allora non spingere di più su festival operistici e grandi concerti della sua ricca produzione di compositore? L’Estate Farnese 2021 ha già dato ottimi risultati, e lavorando su un cartellone ad hoc potrebbe fare il pieno di spettatori diventando un appuntamento fisso. Non male, ma senza nulla togliere alle capacità organizzative di Assessorato alla Cultura, Nicolini e Fondazione Teatri, di festival e stagioni verdiane già altri hanno fatto incetta a pochi chilometri di distanza e da tanti anni.

Piacenza allora potrebbe fare di più e con pezzi unici legati al suo territorio. Torniamo su Villa Verdi a Sant’Agata: potrebbe diventare un’icona su scala internazionale dopo l’acquisizione pubblica. Certo, ma anche qui in che tempi? Qualche anno almeno.

Quindi? C’è un’altra carta che si potrebbe giocare in tempi molto più brevi. E parte sempre da un unicum del nostro territorio. Stiamo parlando della Ricci Oddi, una Galleria d’Arte moderna, tra le prime in Italia, che tanti ci invidiano. A che periodo è legata la Pinacoteca? All’Ottocento italiano. E Verdi in che anni ha vissuto? In che anni è diventato una star anche rispetto al periodo risorgimentale? Pensate solo al “Viva Verdi” gridato nei teatri che significava “Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia”.

E allora perché non inaugurare la stagione di un nuovo rapporto tra Verdi e Piacenza, non dimentichiamolo, Primogenita d’Italia, attraverso una grande mostra dedicata alla pittura dell’Ottocento con i capolavori di quel periodo legati a lui, alle sue opere, e al Risorgimento Italiano? Attorno ad un evento di questa portata, si potrebbero costruire cartelloni musicali e tanto altro, attirando visitatori italiani e stranieri. Sarebbe un primo passo concreto ed eclatante per dare al Verdi piacentino il posto che merita.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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