Opinioni

Piacenza senza idee concrete: dov’è finito il primato della politica?

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Palazzo Mercanti, sede del Comune di Piacenza

Piacenza sembra una città dove s’è perso il primato della politica. Politica intesa in senso alto, ma anche molto concreto per la vita dei cittadini. Quella che decide, quella che dà risposte. Un’impressione che si conferma dopo l’ultimo Consiglio comunale del primo giugno sul rendiconto 2019, che ha registrato un avanzo di 8,1 milioni di euro per le casse di Palazzo Mercanti. Bene direte, ecco le risorse per la ripartenza, da affiancare ai 6,3 milioni stanziati dal Governo per lenire almeno in parte le ferite lasciate dalla tragica epidemia di Covid-19 sul tessuto socioeconomico della città emiliana. 

Invece no. Niente di tutto questo. Quei soldi per ora restano chiusi in cassaforte. Il tempo passa e non è arrivata alcuna decisione concreta su come metterli a disposizione della città, dei cittadini meno abbienti e di quelli più in difficoltà. Cittadini magari ancora in attesa dei soldi della Cassa integrazione e dei bonus del decreto Cura Italia. O che comunque sono alle prese con una ripresa dagli esiti molto incerti, dalle partite Iva ai commercianti.

L’avanzo del Comune di Piacenza servirà a coprire i mancati introiti, come le rette degli asili o delle mense, aveva detto a suo tempo l’assessore al Bilancio Paolo Passoni, mettendo le mani avanti. In questi mesi però asili e mense sono stati chiusi. Così sarebbe interessante sapere quali spese ha dovuto sostenere il Comune, considerando che la stragrande maggioranza di questi lavoratori è andata in Cassa integrazione; e che corrente elettrica, riscaldamento, gas e derrate alimentari non sono stati consumati.

I tavoli di lavoro

Ma non è questo il punto. Nessuno vuol competere con gli occhiuti economi comunali e i loro calcoli al centesimo. Il problema è un altro. Non pare ci sia in campo alcuna idea concreta da realizzare al più presto. Questo è il risvolto preoccupante. L’Amministrazione della Sindaca Patrizia Barbieri fa tavoli di lavoro, principalmente con la Diocesi, la Fondazione e la Camera di Commercio. E la sensazione è che a questi tavoli non sia nemmeno un primus super partes. Se va bene, forse è un primus inter pares.
Ecco dove manca il primato (e il coraggio) della politica. Un’assenza che si mescola ai tira e molla con le altre istituzioni della città. Istituzioni di cui nessuno mette in dubbio la buona volontà, ma che dovrebbero essere guidate dalla leadership del Comune.

Andiamo al sodo, senza entrare in complicate proposte strategiche: bene gli stanziamenti per centri estivi e scuole paritarie, ma qualcuno ci spieghi che cosa è stato fatto finora in modo organico da parte dell’Amministrazione Barbieri per sostenere i cittadini di Piacenza in crisi a causa dell’epidemia; qualcuno ci spieghi se almeno è stata fatta una conta di chi ha bisogno di aiuto, calcolando i relativi impegni di spesa. E qualcuno ci spieghi se per loro si farà concretamente qualcosa, oltre a ripetere con tanto pathos “Nessuno sarà lasciato indietro”.

Ravenna docet

Perché a Piacenza il Comune per esempio non si è preso la responsabilità di fare quanto hanno deciso a Ravenna? Dall’11 maggio, ormai un mese fa, l’Amministrazione della città romagnola ha messo sul piatto un milione e mezzo di euro. Una cifra a disposizione di 1.500 nuclei familiari in difficoltà per non aver ricevuto il sostegno previsto dal decreto Cura Italia. Mille euro a domanda, da validare incrociando i dati con l’ufficio dell’Inps e la Camera di Commercio. Un prestito senza interessi ottenuto in qualche giorno, da restituire in 4 rate dal 31 agosto al 30 novembre, quando si spera che Cig e bonus siano finalmente arrivati.

Che dire? Quella di Ravenna (e non ci interessa il suo colore politico) è un’operazione che rappresenta un bell’aiuto ai più deboli, un’iniezione di liquidità sui consumi locali e un vero taglio alla burocrazia.
Tra tavoli di lavoro, incontri e commissioni varie, a Piacenza invece non sembra così urgente prendere il toro per le corna, nonostante “l’ecatombe” che l’ha colpita (copyright del ministro Boccia). Insomma, anche se siamo fuori stagione, la politica, quella con la P maiuscola, quella delle scelte e delle risposte concrete, sembra proprio che si sia persa nella nebbia.

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Mi pare che il problema di Piacenza sia proprio quello individuato nell’articolo. Il mio tweet di qualche minuto fa dice, a ben vedere, la stessa cosa. Dice di che si preoccupano i Sindaci, pieni di soldi come mai nella storia d’Italia, si preoccupano…

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