Ravenna: l’Inps è in ritardo nei pagamenti di Cassa integrazione e bonus agli autonomi? Niente paura, da oggi ci pensa il Comune. L’idea è del sindaco Michele de Pascale che ha preso questa decisione dopo aver ricevuto centinaia di sollecitazioni di cittadini in difficoltà, perché non arrivavano i soldi dall’Istituto di previdenza o dalle altre fonti preposte all’erogazione di queste risorse. Una scelta coraggiosa, che dimostra come si può lottare e vincere contro un mostro di nome burocrazia anche durante l’emergenza Covid-19.
Il metodo Ravenna
Si parte con un plafond di 1.500 domande per ottenere 1.000 euro l’una. Il sostegno è rivolto ai cittadini di Ravenna che pur essendo titolari dei benefici previsti dal decreto Cura Italia (cassa integrazione e bonus) non li hanno ancora ricevuti. E questo, spiegano nella città romagnola, “né da parte dello Stato, né quale anticipo da parte del datore di lavoro o di altri soggetti. Nello specifico, tali benefici non dovranno essere ancora stati materialmente ricevuti al momento della presentazione della domanda”, scaricabile sul sito del Comune.
In più, il richiedente dovrà avere una disponibilità di risorse finanziarie a qualsiasi titolo detenute (conti correnti, libretti bancari e postali, depositi di qualsiasi tipo, investimenti mobiliari e così via) non superiore a 3.000 euro per nuclei anagrafici composti fino a un massimo di due persone, e non superiore a 5.000 euro per nuclei composti dalle tre persone in su.
Dal momento di presentazione della domanda, i tempi dovrebbero essere brevi. “Si prevede che il sostegno economico venga erogato nel giro di pochi giorni. L’erogazione avverrà in base all’ordine cronologico di presentazione delle richieste. Al momento i fondi disponibili ammontano a 1,5 milioni; ma, qualora necessario, saranno integrati per erogare il sostegno a tutte le persone che ne faranno richiesta avendone i requisiti”.
Controlli e rate
Anche grazie alla collaborazione dell’Inps di Ravenna e della Camera di commercio, il Comune effettuerà “i dovuti controlli circa la veridicità delle dichiarazioni rese ai fini dell’erogazione del contributo. L’erogazione ai beneficiari verrà eseguita dal Comune mediante versamento sul conto corrente indicato nel modulo di richiesta”.
Fermo restando che “i soggetti beneficiari dovranno, all’atto della presentazione della richiesta, dichiarare sotto la propria responsabilità il possesso dei requisiti previsti; ed impegnarsi alla restituzione del sostegno ricevuto entro il 30 novembre 2020, in quattro rate da 250 euro l’una, con prima scadenza al 31 agosto 2020”.
Ravenna, una lezione per tutti
Questa soluzione “è resa possibile dal fatto che il Comune di Ravenna ha una situazione di liquidità buona”, spiega il 35enne de Pascale, eletto sindaco con il Partito democratico. “Non mi sembrava accettabile che il Comune avesse le casse piene e le famiglie le tasche vuote. Il tempo passava e la situazione non migliorava. Abbiamo deciso: anticipiamo noi”.
Ovviamente, prosegue il sindaco di Ravenna, “in questo provvedimento c’è in primo luogo una scelta amministrativa che va nella direzione di risolvere i problemi ai cittadini, soprattutto a quelli in maggiore difficoltà”. Ma chiaramente “c’è anche una proposta al Governo di utilizzare gli enti locali e non le istituzioni centrali per attuare interventi di sostegno sociale”.
Perché, conclude de Pascale, c’è troppa burocrazia e “i Comuni sono in grado di agire prontamente e con maggiore agilità”. Insomma, da Ravenna arriva una lezione per tutti, a partire dai sindaci alla guida delle altre città dell’Emilia-Romagna.








