Pericolo Islam a Piacenza? L’allarme l’ha lanciato Il Giornale ieri l’altro. “Piacenza, il focolaio dell’islamismo rosso”, è il titolo dell’articolo di Francesco Boezi. Forte di una popolazione musulmana che ha raggiunto circa il 9% su 104mila abitanti, Piacenza sarebbe diventata un punto nevralgico dell’attività islamista italiana, attraverso una rete di associazioni e centri culturali che si rapportano con il mondo sindacale e con esponenti della sinistra più radicale.
Botta e risposta
Dito puntato sul sindacalismo rosso nella logistica, che in effetti a Piacenza conta migliaia di lavoratori stranieri, e in particolare sulle organizzazioni di base come i Cobas. Poi, nell’articolo del Giornale si fa riferimento in particolare a Yassine Baradai, esponente di spicco della comunità musulmana piacentina, eletto di recente presidente nazionale dell’Ucoii (l’Unione delle comunità islamiche italiane), che si dice legata ai ricchi finanziamenti provenienti dal Qatar vicino ai Fratelli musulmani.
Baradai oggi risponde con una dichiarazione rilasciata a Libertà, in un articolo firmato da Thomas Trenchi: «L’Islam non è una presenza recente in Italia. Ciò nonostante, una parte marginale dell’informazione tende a rappresentare le comunità musulmane come un fenomeno estraneo o come portatore di una presunta trasformazione forzata del tessuto sociale e valoriale del Paese. A questo si aggiunge la tendenza ad associare in modo sistematico l’Islam a concetti come estremismo, politica, radicalismo o terrorismo. L’accostamento continuo di questi termini, anche in assenza di nessi verificabili, rischia di consolidare un’immagine distorta».
Il presidente di Ucoii conclude: «La realtà di Piacenza racconta anche un’altra storia. Nel tempo, la comunità locale ha costruito percorsi di inclusione e collaborazione a beneficio dell’intera cittadinanza, lavorando con amministrazioni di diverso orientamento politico, con altre confessioni religiose e con la società civile».
Moschee e dintorni
Peccato che di tutti questi percorsi si sappia poco – se non in casi eclatanti come quello delle discusse “ronde islamiche” – e si parli ancor meno dei risultati di questo lavoro. Di certo a Piacenza la comunità musulmana è davvero ben presente: annovera una moschea ufficiale sulla via Caorsana e un’altra non ufficiale, tollerata dalle autorità in via Mascaretti, che talvolta per questo motivo sale agli onori delle cronache. Non basta: di recente la comunità bosniaca piacentina ha chiesto di avere la sua moschea, che sarebbe la terza in città.
Non va poi dimenticato che i riflettori sulle attività del mondo islamico in Italia si sono accesi di recente anche per l’inchiesta sui finanziamenti al terrorismo di Hamas, che ha portato a 9 arresti e al sequestro di oltre 7 milioni di euro tra Genova e Milano; con al centro Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, di casa anche a Piacenza.
Da tutto il mondo
Il cerchio sulle comunità straniere naturalmente non si chiude nel mondo musulmano, arabo, nordafricano o pakistano. A Piacenza e provincia infatti sono presenti altre comunità che negli anni hanno consolidato la loro presenza civile e religiosa. Come quelle provenienti dall’India e dall’Africa centrale, dai Paesi dell’Est europeo, dal Sud America e dall’Oriente, dalla Cina e dal Sud-est asiatico.
Parliamo di un numero di persone che pesa ufficialmente per oltre il 15% della popolazione provinciale (287mila individui). Quindi che supera i 40mila abitanti, di cui circa la metà vive a Piacenza. Cittadini stranieri che non gravitano tutti attorno alla tanto vituperata logistica, ma che lavorano in agricoltura, nell’edilizia, nel commercio, nei servizi, spesso con attività in proprio. E purtroppo pesano anche i casi di criminalità quotidiana: furti, rapine e aggressioni che per le Forze dell’ordine sono in calo, ma che nel Piacentino molto di frequente vedono protagonisti cittadini stranieri più o meno giovani.
Qualche domanda
In questo quadro, ci chiediamo: chi governa tutto questo sul piano politico e non solo della sicurezza pubblica, affidata a Prefettura, Magistratura e Forze dell’ordine? Qualcuno ha censito e conosce il peso sociale, economico e culturale di queste realtà e delle loro esigenze, per esempio nella sanità o in ambito abitativo? In sostanza: qualcuno si è chiesto se stiamo facendo abbastanza per governare il cambiamento segnato da questa immigrazione in corso da oltre due decenni?
Il futuro piacentino
Tempo fa avevamo proposto che in particolare Comune e Provincia di Piacenza si attivassero battendo un colpo sul tasto dell’integrazione. Con scelte concrete che non abbiamo ancora visto. Per esempio, attraverso una Consulta permanente con le comunità straniere e assessorati dedicati. Per conoscerle e farci conoscere meglio, sviluppando nuove iniziative per provare a risolvere insieme i problemi sotto gli occhi di tutti. Se non altro perché questi cittadini rappresentano una fetta sempre più rilevante del futuro: basta parlare con chiunque lavori nella scuola per aver conto delle presenze preponderanti dei ragazzi di origine straniera nelle classi piacentine di ogni ordine e grado.
Il tempo stringe…
Detto questo, nessuno vuole mettere in discussione i diritti, come quello della libertà di culto sancito dalla nostra Costituzione (articoli, 8, 19 e 20). Ma le regole vanno rispettate, a partire dai luoghi di preghiera. Bene i diritti, ma magari prima ci sono i doveri, in un mix che è alla base della vera convivenza civile. E al di là dei pur legittimi allarmismi, forse è venuto il momento che a Piacenza anche la politica, se vuole la P maiuscola, si muova in modo deciso e perentorio, affrontando questi temi con nuove iniziative per incentivare il dialogo e la reciproca conoscenza. Nel nome di un’integrazione che va a vantaggio di tutti i piacentini.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi







