Home Opinioni

Fondazione o no, siamo sicuri che Piacenza abbia bisogno di una “Reggìa”?

fondazione-o-no-siamo-sicuri-che-piacenza-abbia-bisogno-di-una-reggia
Roberto Reggi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano (foto Del Papa)

Roberto Reggi: a un anno dalla sua nomina, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano rilascia un’intervista epocale. Lo fa sul Corriere Padano dell’editore e direttore Giuseppe De Petro. Nel lungo articolo firmato da Antonella Lenti, Reggi ci spiega alcune cose sul suo ruolo e sul futuro dei piacentini che a suo dire andrà a determinare. Tutte cose che meritano di essere sunteggiate con annesse riflessioni almeno in tre casi.

Potere forte

Reggi per prima cosa si auto-definisce un potere forte: “Se il potere riesci a esercitarlo bene puoi fare un sacco di bene. Mi dicono che sono diventato un potere forte. Ebbene, udite-udite, il potere è una cosa positiva se riesci a esercitarlo bene”.

Caro presidente, il concetto del potere positivo se esercitato bene naturalmente è condivisibile. Ricordi però che devono essere gli altri a valutare se le cose stiano davvero così e non lei, che non può essere il giudice di se stesso e del suo operato.

Sviluppo dei territori

Secondo punto: Reggi dice che le Fondazioni come quella che presiede stanno cambiando pelle per “diventare agente di sviluppo dei territori”. E si candida a fulcro dei una nuova stagione strategica per Piacenza.

Caro presidente, non spetta a lei essere “agente” e quindi a decidere lo sviluppo dei territori. Questo indirizzo, come ben sa, spetta alla politica attraverso le istituzioni preposte dal sistema democratico italiano, sancito nella Costituzione, che prevede il voto diretto degli elettori per determinare le responsabilità ai vari livelli di governo pubblico.

Lei un tempo è stato scelto come sindaco di Piacenza per due volte di seguito dal voto popolare (2002-2012), ma oggi no. Nel fastoso palazzo Rota Pisaroni lei è solo espressione di quanto stabilito da uno Statuto bizantino, arzigogolato e discutibile, che come abbiamo già spiegato a suo tempo non fa certo premio di trasparenza. Uno Statuto che lei, da uomo illuminato qual è, dovrebbe avere il coraggio di cambiare. Allora sì che senza far pensare a favori per l’uno o per l’altro, la Fondazione potrebbe dare un contributo importante (non da agente, ma sempre sussidiario, come poi ammette nell’intervista) allo sviluppo dei territori.

Personaggio politico 

Roberto Reggi poi non nega di essere un personaggio politico di primo piano, anche guardando al suo presente. E men che meno afferma che da via Sant’Eufemia eserciti ed eserciterà questo ruolo politico in modo super partes. Afferma solo: “Mi si permetta di sottolineare che chi ha fatto politica ha alle spalle l’esperienza di amministratore, ha le relazioni necessarie, l’esperienza di gestione del patrimonio pubblico. Insomma, provenire da un’esperienza politica credo abbia in sé una serie di vantaggi”.

Caro presidente, vantaggi per chi? Il suo ritorno sulla scena politica piacentina da capo della Fondazione di sicuro dopo un anno sta dando i primi risultati per lei. La sua strategia è sotto gli occhi di tutti: dopo aver conquistato palazzo Rota Pisaroni con una maggioranza risicata, grazie agli errori dei suoi avversari e con l’aiuto di poteri più forti del suo, lei poi s’è preso la guida del Partito democratico piacentino. E adesso, attraverso la candidatura a sindaco di Katia Tarasconi – venuta alla ribalta in modo quantomeno rocambolesco, subito dopo il terremoto giudiziario che ha portato all’arresto del candidato in pectore Massimo Castelli – lei punta a riprendersi anche palazzo Mercanti. Senza nulla togliere a Tarasconi, se le riuscisse l’operazione, sarebbe un tris – Fondazione, Pd e Comune – mai visto prima. Un vero capolavoro.

Tutta mia la città

Piacenza lo sa. E magari anche nel centrosinistra non tutti sono d’accordo e rassegnati a questa deriva che non prevede contrappesi. Quindi, guardando al voto del 12 giugno, si prepari alla parte finale della sfida, esercitando al meglio le leve del suo “potere forte”. Parafrasando il suo amico Renzi, che di questi poteri se ne intende, comunque stia sereno. Ancora qualche settimana e sapremo se sulle note di Tutta mia la città, amato successo dell’Equipe 84, i suoi fan potranno applaudirla come 15 anni fa in piazza Cavalli. Oppure se Piacenza la preferisce soltanto nel ruolo di attento guardiano della sua cassaforte. Un ruolo forse un po’ stantio e polveroso, ma che contornato dai tanti amici presenti nel suo Consiglio d’amministrazione lei svolgerà in Fondazione con sicuro prestigio.

Website | + posts

Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

Articolo precedenteRinnovabili: dal fotovoltaico all’eolico un altro anno sprecato
Articolo successivoL’arte di governare, a tu per tu coi candidati sindaco di Piacenza: 1ª puntata con Samanta Favari

1 commento

  1. Articolo molto intelligente e per parte mia assolutamente condivisibile. Il fatto che Reggi sia una persona stimabile e capace, che abbia diverse intraprese positive nel suo carniere (non ultimi gli ultimi due mandati brillanti come sindaco di Piacenza che si registrino nella storia recente) e che infine risulti in grado di ricoprire agevolmente la carica di presidente della Fondazione, con tutte le necessarie capacità tecniche e relazionali, non lo esime dai dati di fatto, ossia che: 1) il giudizio finale spetta sempre al cittadino, e 2) il suo attuale incarico è nominalmente puramente tecnico/amministrativo e non politico.

    La parabola di quest’uomo, con la sua autoreferenzialità e l’accentramento preoccupante di potere senza adeguati contrappesi politici ed istituzionali, rappresenta molto bene l’Italia di oggi, dove un PdC non eletto fa il bello ed il cattivo tempo senza nessuna reale opposizione, e senza interpellare i cittadini nella loro rappresentanza parlamentare. Personaggi autoreferenziali, eterodiretti e plenipotenziari: a mio parere esattamente il contrario di ciò di cui ha bisogno l’Italia, e di cui ha bisogno Piacenza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.