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Piacenza sconvolta, adesso deve riflettere sul suo futuro

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Piacenza sconvolta. Non è un titolo ad effetto, è proprio una sensazione che pervade un po’ tutti e così ben espressa nella sua pagina Facebook dall’ex sindaco di Rottofreno Raffaele Veneziani: “Un colpo allo stomaco”. La notizia è passata di bocca in bocca, di social in social fin da ieri mattina: chi sarà coinvolto?

Colpevolisti contro innocentisti

L’attesa della conferenza stampa della Procura sembrava aumentare la suspence. Poi, saputi i nomi e i capi d’imputazione, ci sono state due reazioni. Da una parte quelli che “sapevano tutto” e che non si stupivano; che “loro avevano già immaginato” che l’alta Val Trebbia sarebbe finita decapitata con tre sindaci dietro le sbarre (Massimo Castelli, sindaco di Cerignale, Mauro Guarnieri di Corte Brugnatella e Roberto Pasquali di Bobbio, quest’ultimo ai domiciliari). Dall’altra gli innocentisti, quelli che avevano nella loro rubrica telefonica i numeri di molti degli odierni indagati e che cadevano letteralmente dalle nuvole, leggendo del coinvolgimento dell’onorevole Tommaso Foti e dell’assessore all’Urbanistica di Piacenza (già dimessa) Erika Opizzi: “Impossibile!”.

Adesso la bomba è scoppiata. E non c’è destra o sinistra che tenga: da Fratelli d’Italia al Partito democratico l’inchiesta ha colpito come uno tzunami dal prossimo probabile candidato sindaco del centrosinistra, Castelli, al paladino del centrodestra, Foti.

Pene e appalti

I capi d’imputazione per sindaci, funzionari e imprenditori sono pesantissimi: dall’associazione per delinquere che, da sola, prevede una reclusione da 3 a 7 anni, alla frode in pubbliche forniture (da 1 a 5 anni); dalla concussione (da 6 a 12 anni) alla turbativa degli incanti (da 6 mesi a 5 anni); dalla truffa al falso, dal voto di scambio alla corruzione (da 6 a 10 anni).

Se consideriamo poi i lavori pubblici sottoposti alla lente d’ingrandimento della Procura in molti casi cadono le braccia: appalti anche da 5mila euro, da 16mila, da 11.500. Poi ce n’è qualcuno di molto sostanzioso, da 450mila euro, da 300mila, da 190mila. Il totale è di qualche milione di euro. Che a sua volta è in contrasto evidente con le dimensioni di alcuni dei Comuni interessati. Contro i 3.500 abitanti di Bobbio ci sono i 128 di Cerignale, i 912 di Perino e i 552 di Marsaglia. Su quanti dipendenti comunali avrà potuto contare il sindaco Castelli? Qualcuno dice due addetti. Il che voleva anche dire che pretendere che Castelli (ma il discorso vale anche per gli altri) facesse gare europee per rifare otto cappelle funebri avrebbe fatto ridere.

Quale Magistratura?

La Giustizia farà il suo corso. Grazie alla Magistratura. Ma quale? Quella di cui il primo magistrato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha detto pochissimi giorni fa: “L’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini”?

Quella piacentina, per fortuna, sembra esente da critiche pesanti. Anzi, è proprio quella magistratura che nello scorso novembre metteva (di nuovo) a rumore la città con le motivazioni della sentenza relativa ai carabinieri della Levante. Il Giudice per l’udienza preliminare Fiammetta Modica (da poco trasferita a Milano) scriveva: «I fatti accertati in questa sede non restano un fatto isolato nella storia della città di Piacenza, nel recente passato altri episodi inquietanti sono stati portati all’attenzione dell’autorità giudiziaria, facendo emergere un preoccupante sistema di illegalità connaturato con il potere… Una città dalle tante facce, spesso vischiosa nei rapporti di potere, con una ricchezza diffusa, un’austera alacrità e un perbenismo imperante talvolta con radicate connessioni con il contesto criminale sommerso legato al mercato degli stupefacenti, della prostituzione e, ma non in ultimo, alla corruzione. In questo “mondo di mezzo” si trovava la Caserma Levante, apparente presidio di legalità, ma prossima al sottobosco degli informatori e degli spacciatori di stupefacenti in una contiguità, degenerata in osmosi».

Parole che oggi – alla luce delle recenti scoperte – sembrano profetiche. E parole che erano state durissimamente contestate dal deputato Foti, che, scrivendo al ministro della Giustizia, le definiva «frutto di inaccettabili insinuazioni… di gravità e offensività inaudita» e chiedeva di procedere con l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dello stesso Gup.

Troppi casi…

Da piacentini lo possiamo dire: troppi casi. Ricordate? Appena cessato il rumore dello scandalo della droga in Questura, scoppia il caso dei furbetti del cartellino in Comune a Piacenza (2017). Poco dopo quello per ‘ndrangheta del presidente del Consiglio comunale Giuseppe Caruso sempre a palazzo Mercanti (2019). Finisce a malapena quel clamore, e deflagra il caso della caserma Levante (2020) che ci porta ancora alla ribalta nazionale. È di due mesi fa l’epilogo della Levante; il tempo di tirare il fiato, e ci piomba tra capo e collo l’inchiesta dei sindaci.

Magistratura troppo efficiente? Elevato tasso di criminalità a Piacenza? Forse nessuno dei due o tutti e due assieme. Resta il fatto che noi piacentini “normali” avremmo proprio voglia di tornare nel nostro anonimato e di non finire nella cronaca nazionale un giorno sì e l’altro pure.

Quale futuro?

Un altro Giudice, il dottor Luca Milani, nelle conclusioni dell’ordinanza della maxi indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo  – guidati dal maggiore Lorenzo Provenzano e coordinati dai sostituti procuratori Emilio Pisante e Matteo Centini – scrive: “Solo all’esito dei processi che scaturiranno da questa indagine sarà possibile accertare in via definitiva i fatti e le responsabilità penali di ciascun indagato. Nell’immediato, si auspica che le risultanze investigative qui compendiate possano convincere i cittadini dell’Alta Val Trebbia e non solo a proseguire nelle battaglie a difesa del loro territorio, affinché in un giorno molto vicino tornino ad affermarsi in quelle meravigliose zone i valori della democrazia e del buon andamento della pubblica amministrazione”. Ce n’è abbastanza perché Piacenza tutta rifletta sul suo futuro.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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