Spettacoli

Lo Stato Sociale: tutto sul nuovo album “Amore, lavoro e altri miti da sfatare”

La band bolognese ci presenta il nuovo disco; un'occasione per conoscerli meglio, capire chi sono e come nascono le loro canzoni.

Lo Stato Sociale

Lo Stato Sociale lancia “Amore, lavoro e altri miti da sfatare”. Il nuovo album del gruppo è frutto di 10 mesi di lavoro. Ecco come ce lo raccontano Albi, Bebo, Lodo, Carota e Checco, che amano definirsi “la band di cinque ragazzi bolognesi che fanno canzonette”.

Il disco della maturità

“Amore, lavoro e altri miti da sfatare”, prodotto da Garrincha Dischi in licenza per Universal Music Italia, l’hanno definito il loro disco della maturità. “Perché nel frattempo abbiamo compiuto tutti quanti trent’anni“, dice Lodo. “E perché è il primo album in cui ci siamo resi conto di una cosa: forse non per sempre, ma per qualche anno faremo questo lavoro nella vita. E quindi tutti, anche quelli di noi che stavano un po’ di più ai margini, hanno sentito un senso d’appartenenza, mettendo tutto di loro stessi. Così, per la prima volta, siamo stati cinque persone intere dentro questo contenitore”.

Lo Stato Sociale: come nascono le loro canzoni

In “Amore, lavoro e altri miti da sfatare”, sono ancora più presenti le voci dei cinque ragazzi del gruppo, con una o più canzoni da protagonisti. Così come si sentono in modo più marcato le tante influenze musicali dal rock alla dance, passando per il pop, che da sempre caratterizzano i dischi de Lo Stato Sociale. Ma come nascono i pezzi del gruppo? “Lavoriamo molto anche via mail”, spiegano. “Ci mandiamo delle idee, le valutiamo, le critichiamo, le abbandoniamo, le rivoltiamo. Si va a togliere e si va a mettere. E se a volte qualcuno è così bravo da scrivere un pezzo dall’inizio alla fine, c’è sempre un lavoro collettivo di supervisione. Quindi un brano per arrivare in un disco deve passare dall’approvazione di tutti, anche se è già una canzone fatta e finita”.

Il videoclip di “Buona sfortuna”

Veniamo al nuovo singolo “Buona sfortuna“. Accompagna il disco ed è collegato a un videoclip, dove la band propone una parodia della moda dei prediciottesimi. Uscito in questi giorni, ribalta la classica canzone d’amore e i video romantici, con un finale sorprendente ed inatteso.”L’idea è nata dal regista Cosimo Abruzzese, che ha girato i nostri ultimi tre video. E ci è piaciuta subito, perché non dovevamo fare niente!”, raccontano ridendo. “Poi ci siamo divertiti a commentarlo negli ultimi 30 secondi; è davvero bello”.

 

Lo Stato Sociale: gli altri miti da sfatare

Oltre ad amore e lavoro, a questo punto bisogna capire quali sono gli altri miti da sfatare che hanno ispirato l’album. Per prima cosa, affermano, “la ricchezza sfrenata. Va bene essere ricchi, ma a un certo punto… fermati!”. E poi i ragazzi de Lo Stato Sociale elencano in un sovrapporsi di voci “l’individualismo, il divismo, la democrazia esagerata sulla rete. E i confini, le frontiere, che in realtà non esistono se non nella nostra testa. Miti che a loro volta ne generano altri, come quello per esempio dei migranti che vengono a rubarci il lavoro”. Infine, non va dimenticato il successo: “Una cosa – dicono con ironia – che non serve a niente…”. L’ultimo pensiero è per i social, dove la band va fortissimo. Possono influire sulla carriera degli artisti? “Dipende”. Ciò che conta, secondo la band, è che “gli artisti incontrino le persone dal vivo. E solo dopo, allora, i social possono influire”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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