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Manfredi (Mcm): da Piacenza la soluzione contro la desertificazione dei terreni agricoli

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Per Paolo Manfredi il clima sta cambiando. E non è una semplice battuta quella che fa l’imprenditore piacentino alla guida di Mcm Ecosistemi. “Da un lato – racconta – c’è da preoccuparsi: il riscaldamento globale anche alle nostre latitudini sta aggravando i processi di impoverimento e desertificazione dei terreni agricoli”. Dall’altro, però, c’è un risvolto positivo: “L’attenzione su questi temi è diventata maggiore a tutti i livelli”.

Non più tardi di qualche giorno fa, il 17 giugno, il focus della “Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità”, indetta dall’Onu fin dal 1995, è stato infatti “Ricostruiamo meglio con un terreno sano”. Un tema sviluppato in concomitanza con l’avvio del Programma delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema (2021-2030).

E non c’è tempo da perdere. Per esempio, secondo uno studio curato da esperti italiani e americani pubblicato sulla rivista Land, il 25% della popolazione mondiale è a rischio per le crescenti pressioni delle attività umane e per i cambiamenti climatici che aggravano ulteriormente i processi di desertificazione.

“Sono processi in corso anche in molte zone dell’Italia”, aggiunge Manfredi. In media, il rischio desertificazione interessa il 20% dei terreni del nostro Paese, perché i suoli dell’area del Mediterraneo sono relativamente recenti in termini geologici, con terreni molto vulnerabili all’azione del vento e delle piogge torrenziali.

Come affrontare questa situazione? Anche per Manfredi c’è una sola risposta: “Intervenire trasformando i terreni degradati in terreni sani”. Un processo che per gli esperti offre indubbi vantaggi sul piano dell’economia circolare: ripristinare i terreni garantisce resilienza economica; crea posti di lavoro; aumenta i redditi e la sicurezza alimentare; favorisce il recupero della biodiversità; immagazzina la CO2 che riscalda il pianeta; rallenta i cambiamenti climatici e quindi ne riduce gli impatti; e non ultimo, incentiva una ripresa sostenibile dalla pandemia di Covid.

“Mcm ecosistemi si occupa proprio di questo: trasformare i terreni agricoli impoveriti e degradati in terreni fertili e sani”, sottolinea il patron dell’azienda di Gariga, due milioni di euro di fatturato e una ventina di dipendenti specializzati, iscritta a Confindustria Piacenza. “Tra l’altro, siamo stati riconosciuti come laboratorio di ricerca dal ministero dell’Università e della Ricerca. Un passaggio chiave per valorizzare i nostri brevetti – finora 4 ma presto ne arriveranno altri – nel settore della pedotecnica”.

Dottor Manfredi, non abbiamo la sua laurea in biologia, ci spiega di che cosa si tratta?
“La pedotecnica è la disciplina che applica la scienza del suolo per operare nel suo miglioramento contro i processi di degrado del terreno e della desertificazione. Ed è sempre più importante perché, non dimentichiamolo mai, il suolo è una risorsa non rinnovabile. D’altro canto, è anche un postulato che noi abbiamo rotto con le nostre scoperte”.

In che senso?
“Noi siamo produttori di suolo di qualità grazie ai nostri trattamenti di tipo chimico-meccanico, che effettuiamo direttamente in loco, al ritmo di un ettaro al mese. Attenzione, non di un suolo inerte, ma fertile. Un procedimento tecnico applicato su interventi che hanno coinvolto committenti privati e istituzioni pubbliche in un modo rilevante”.

Ci fa qualche esempio?
“Restiamo a Piacenza: abbiamo in corso ripristini di fertilità importanti nella zona agricola di Mortizza. E a Borgotrebbia, dopo aver aggiunto uno strato di un metro e mezzo dei nostri terreni rigenerati sull’area della discarica di rifiuti solidi urbani, abbiamo riforestato una superficie di dieci ettari con 3.500 piante e con ottimi risultati che tutti possono verificare. Poi lavoriamo con la Publiacqua di Firenze, sempre in Toscana siamo coinvolti nel progetto Agrised per il settore vivaistico di Pistoia, e vantiamo collaborazioni con diverse università italiane”.

Quali?
“Naturalmente con la Facoltà di Agraria di Piacenza, e in particolare con le Università di Bologna, Padova e Torino. Poi abbiamo iniziato ad affiancare importanti aziende energetiche, di cui al momento non posso fare i nomi, su temi di stretta attualità”.

Almeno ci dica di che cosa si tratta…
“Restiamo sul nostro territorio e guardiamo al recente svuotamento della diga di Boschi, che ha causato mille polemiche per i suoi sedimenti riversati in Trebbia. Anche per dighe più grandi – pensi che in quella del Molato mancano all’appello 4 milioni di metri cubi d’acqua – il deposito di questi sedimenti alluvionali è un grave problema. Ma rappresentano anche un materiale preziosissimo fornito dalla natura. Sono la base, con l’aggiunta dei nostri trattamenti, per creare un terreno di qualità a vantaggio di tutti”.

Perché?
“Pensi ancora alla diga del Molato. Se i 4 milioni di metri cubi di sedimenti si portano in discarica, la spesa media è di 30 euro a tonnellata; non so se mi spiego, a questi costi si fa una nuova diga… Recuperati e rigenerati con le nostre tecnologie, questi sedimenti possono invece diventare terreni strutturati e fertili. Una vera opportunità per andare a bonificare tutte quelle zone di collina o pianura dove abbiamo cave o zone estrattive; oppure per migliorare la qualità di terreni impoveriti da un’agricoltura intensiva. Se vuole, le faccio un altro esempio”.

Prego, dottor Manfredi…
“La scala di fertilità dei terreni agricoli, la cosiddetta capacità d’uso, va dalla categoria 1 alla 8; prendendo un terreno impoverito a 8, noi siamo in grado di riportarlo al livello 2. E quella del ripristino dei terreni agricoli, come abbiamo visto, sta diventando un’urgenza sempre più forte, soprattutto perché il suolo sta esaurendo anche le sue caratteristiche strutturali”.

Come mai?
“Da un lato c’è una cronica carenza di allevamenti di bestiame, con la conseguente riduzione degli apporti organici al suolo. Dall’altro in agricoltura c’è un utilizzo sempre più intensivo delle concimazioni chimiche per ottenere le stesse rese produttive. Un mix che sta provocando una perdita delle caratteristiche fondamentali del suolo. Nel tempo la sua struttura fisica si impoverisce, così come la sua capacità di ritenzione idrica. Ed eccoci al dilavamento e alla conseguente desertificazione, che sta minando il nostro futuro e che stiamo combattendo con le nostre tecnologie”.

Tutto molto bello, ma questo è anche un settore dove la criminalità organizzata cerca sempre di fare affari con lo smaltimento abusivo di sostanze tossiche: qui come si combatte?
“Guardi, le rispondo così: chi opera in questo campo in modo scientifico e con brevetti riconosciuti, come nel nostro caso, è il primo a chiedere controlli accurati. Trasparenza e legalità sono le armi migliori, da Piacenza a Canicattì”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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