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Striscia fa trent’anni: viaggio nel fenomeno della tv italiana

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Ezio Greggio e Michelle Hunziker negli studi di Striscia; nel riquadro, Antonio Ricci

Striscia la Notizia fa trent’anni. Sembra impossibile ma è così. La storia della tv italiana da quel 7 novembre 1988 in buona parte l’ha fatta lei. Striscia ha svelato e raccontato piccoli e grandi scandali, ha dato voce alla gente comune, messo alla berlina ricchi e famosi, facendo da contraltare, non senza polemiche, all’ingessato giornalismo televisivo. Dare notizie divertendo. E sempre con quel fare canzonatorio che rende la satira, la linfa di Striscia, qualcosa di accettabile anche se è urticante ai limiti della carognata.

Striscia e populismo

Per capire quanto Striscia ha pesato negli ultimi tre decenni di tv, basta pensare a come sono diventati di uso comune i suoi stilemi. Con termini, a partire dal suo nome, rimasti inalterati e ormai legati al quotidiano in modo indelebile: le veline, il tapiro, il Gabibbo. Stesso discorso per i personaggi che negli anni si sono alternati al bancone più famoso del piccolo schermo. Ricordarli tutti è impossibile. Ma ci sono volti che senza Striscia non avrebbero avuto il successo che il pubblico gli riconosce e sarebbero finiti senza appello nel dimenticatoio.

Insomma, un format feroce e gaudente pressoché perfetto per raccontare fuori dagli schemi. E per far ridere gli italiani all’ora di cena, rendendo tutto più accettabile anche dopo una giornata storta. A dirla con un termine che va tanto di moda, sempre populista al punto giusto.

Il mago Antonio

E allora, anche se non piace a tutti, non si può che omaggiare il suo creatore. Quell’Antonio Ricci che se l’è inventata e che l’ha fatta diventare una macchina da guerra sul fronte degli ascolti. Una lotta per la sopravvivenza senza scampo, passata a bacchettare vizi e virtù di prima, seconda e terza repubblica. Perché senza lo share, senza piacere ai milioni di persone che ogni sera si sintonizzano su Canale 5, Striscia non avrebbe tutta l’indipendenza che s’è conquistata. E probabilmente avrebbe già chiuso i battenti invece di essere la trasmissione più longeva su scala europea.

Vi basta per definire Ricci un genio televisivo? A noi sì, perché trent’anni già di per sé sono una vita. E visto come si brucia in tv, essere ancora lì con tanta freschezza ha qualcosa di magico, se non addirittura di miracoloso.

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