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Rai: per i parenti dei dipendenti arriva il posto in eredità

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La presidente della Rai Monica Maggioni, e il direttore generale Mario Orfeo

Rai: ci mancava solo il posto di lavoro in eredità. Sì, nella tv pubblica finanziata con il canone succede anche questo.
I fatti: il nuovo contratto di lavoro per i dipendenti Rai è stato siglato dai sindacati il 28 febbraio scorso. E come riporta Repubblica è stato approvato con un referendum dai lavoratori di viale Mazzini l’8 e il 9 marzo. Una delle clausole prevede che in caso di morte del dipendente – operaio, impiegato o quadro – e in “situazioni particolari e adeguatamente certificate”, la Rai possa assumere il coniuge o uno dei figli maggiorenni del defunto.

La nuova assunzione dovrà avvenire “compatibilmente con le esigenze aziendali e in armonia con il Piano triennale per la prevenzione della corruzione”. Il contratto, ancora suscettibile di variazioni, come segnala il Post sarà in vigore dal 2018 al 2022. Secondo il Fatto, la clausola sull’assunzione del familiare del defunto in futuro potrebbe essere applicata anche ai giornalisti. E poi magari ai dirigenti di viale Mazzini.

Rai: casta e privilegi

C’è poco da dire: di fronte a una norma del genere come si fa a non parlare di casta e di privilegi esclusivi generati in proprio? Forse per risolvere il problema in termini di welfare e solidarietà poteva bastare una polizza sulla vita dei dipendenti. Una copertura legittima per aiutare una famiglia colpita da un lutto di cui non si discute la gravità, ma che può succedere a tutti. Invece no, alla Rai si attua un privilegio familistico difficile da digerire anche se riguarderà poche persone. Un principio (incostituzionale?) che manda a farsi benedire la benché minima parvenza di meritocrazia.

La Rai infatti è una società pubblica dove le assunzioni a tempo indeterminato dovrebbero avvenire per concorso. E poi c’è l’aggravante di essere di fronte a quella che si definisce la prima azienda culturale del Paese. Cosa che sottolineano ad ogni piè sospinto i vertici di viale Mazzini, che amano pontificare su qualità e meritocrazia. Insomma, è un brutto segnale, per non dire di peggio, che mina la credibilità di chi ha la pretesa di fare servizio pubblico. E magari ha pure l’ambizione di spiegare agli italiani quello che è giusto e quello che è sbagliato in un mondo del lavoro sempre più difficile.

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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