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Niger: tutti i dubbi sulla nuova missione militare italiana

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Niger: si parte. Nessun passo indietro. Nessun ripensamento. Il premier Gentiloni tira dritto. Ma la decisione di mandare un contingente italiano nel Paese africano (4 volte l’Italia e con 20 milioni di abitanti) genera più di un dubbio sull’utilità di questa scelta. E sul ruolo dell’Italia in una “nuova” operazione internazionale, che di fatto francesi e americani stanno svolgendo in Niger già da tempo.

Niger: le parole del premier

Alla conferenza stampa di fine anno Gentiloni ha confermato: “Andiamo in Niger in seguito ad una richiesta del governo locale pervenuta a inizio dicembre per un contributo italiano a fare le cose che normalmente facciamo in questi Paesi. Come ad esempio in Libia: consolidare gli assetti di controllo del territorio e delle frontiere e rafforzare le forze di polizia locali”.

Poi il premier ha sottolineato il respiro dell’operazione: “Certamente dobbiamo guardare all’Africa per le sue opportunità oltre che per i suoi rischi. Da ministro degli Esteri decisi di aprire l’ambasciata italiana in Niger, e non era una cosa decisa a caso. Il Niger era un crocevia molto importante dei grandi flussi migratori per ragioni geografiche, politico-regionali e perché vi si sono concentrati da tanti anni traffici molto rilevanti di esseri umani. In più, diverse forme di terrorismo jihadista sono particolarmente presenti nel Sahel”.

Senza dimenticare come il Niger per Gentiloni sia “un Paese pronto forse più degli altri a collaborare sulle migrazioni. Anche perché è un Paese di transito. Se diamo il nostro contributo al consolidamento delle capacità di tenuta di quel Paese facciamo una cosa sacrosanta per l’interesse italiano“.

Niger: l’accordo internazionale

Dicevamo che l’impiego dei nostri soldati sarà inquadrato in un’operazione internazionale. È stata decisa al vertice di Celle Saint Cloud del 13 dicembre, sotto l’egida del presidente francese Macron. E come ricorda Il Sole-24 Ore prevede uno stanziamento di 423 milioni di euro. A finanziare, la Ue e gli Usa con 50 milioni a testa. Stessa cifra per 5 Paesi africani (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad). Poi apriranno il portafoglio Francia (8 milioni), Arabia Saudita (100) ed Emirati arabi uniti (30).

Niger: l’agenda della missione

Ma quando partirà il contingente italiano? Quanti uomini e mezzi saranno coinvolti? E quali saranno le regole d’ingaggio per i nostri soldati? Prima di tutto va detto che il nuovo decreto sulle missioni all’estero dovrà avere il via libera delle Camere. Anche se sciolte, possono essere convocate in regime di “prorogatio” per la conversione dei decreti legge. E quindi ci sarà un indispensabile passaggio parlamentare.

La missione italiana dovrebbe prendere il via a fine gennaio. Al massimo coinvolgerà 470 uomini e 130 veicoli. Militari che saranno “sottratti” agli altri teatri operativi con una riduzione dei contingenti in Iraq e Afghanistan. I primi a partire per il Niger? I parà della Folgore. E al loro fianco non mancheranno una componente aerea, specialisti del genio, addestratori ed esperti delle forze speciali.

Niger: i compiti degli italiani

E adesso passiamo alle regole d’ingaggio. Il generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa, ha specificato che “non sarà una missione combat“, visto che “avrà il compito di addestrare le forze nigerine per metterle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti e il terrorismo”.

Ma sembra che ai nostri soldati sarà assegnato anche il pattugliamento del confine tra Niger e Libia. Circa 600 chilometri che si possono controllare partendo dall’avamposto francese di Madama. La base, presso un fortino della legione straniera degli Anni 30, è stata riaperta nel 2015 e conta su una pista di atterraggio. Ma se le cose stanno così, è chiaro che un pattugliamento dei confini non esclude azioni di combattimento o di difesa dell’avamposto contro terroristi jihadisti e trafficanti di uomini, droga e armi, che spesso accomunano i loro intenti.

Niger: le critiche alla missione

Sostanzialmente, sulla missione militare in Niger, che per alcuni ci farà guadagnare punti con Washington, le perplessità sono quattro.

  1. L’impiego dei nostri soldati di fatto in un contesto “combat“.
  2. Il rischio di scatenare rappresaglie terroristiche sul nostro territorio.
  3. L’arrivo degli italiani, come di tedeschi, spagnoli e belgi, alleggerisce soprattutto l’impegno francese nell’operazione Barkhane (4mila uomini, 500 veicoli e 30 velivoli), in corso da 4 anni contro gli jihadisti nel Sahel. Un bel favore a Parigi, che però resta nostra “rivale” in Libia.
  4. Anche se gli sbarchi sono diminuiti, la lotta contro i flussi migratori nel Mediterraneo è solo sulle nostre spalle. E l’Italia tra l’altro finanzia, equipaggia e addestra la guardia costiera libica.

Insomma, i più critici si chiedono: siamo già in mezzo al mare per tutelare i nostri confini, ma che bisogno c’è di andare anche in mezzo al deserto?

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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