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Cairo scalda i motori: il prossimo passo sarà la politica?

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Urbano Cairo (foto LaPresse/Fabio Ferrari da Wikimedia Commons)

Cairo sarà il nuovo Cavaliere 2.0? Secondo alcuni osservatori, il padrone di Rcs, La7 e del Torino nutre da tempo l’ambizione di scendere nell’agone politico. Quando? Non per le legislative di marzo: troppo vicine. Ma se il prossimo parlamento dovesse dimostrarsi privo di qualunque maggioranza e costringesse così Mattarella a scioglierlo e a indire nuove elezioni, Urbano Cairo potrebbe diventare un nuovo candidato di indubbio peso. Ma di quale schieramento politico? Secondo Firstonline.info, basta seguire i dibattiti  su La7 e la linea politica del Corriere della sera per intuirlo: contro Renzi, genericamente a favore di Berlusconi e con qualche strizzata d’occhio ai Cinque stelle.

Cairo, un po’ di storia

Ma chi è Urbano Cairo? Nasce con Berlusconi, del quale diventa in poco tempo assistente personale prima di passare a direttore generale di Publitalia. E chi ricorda gli inizi del Cavaliere, ricorderà anche che Publitalia era la sua corazzata, dalla quale uscivano i suoi quadri più fidati e motivati. Poi l’infortunio di Mani Pulite, negli Anni 90, a seguito del quale Cairo patteggia 19 mesi di reclusione (con la condizionale), per appropriazione indebita, fatturazioni inesistenti, falso in bilancio. E oggi la sua fedina penale è pulita. Ma all’epoca la decisione di uscire velocemente dall’inchiesta, accettando il patteggiamento lo fa scontrare con la dirigenza berlusconiana. Così Cairo decide di fare da solo e inizia la sua scalata al successo ripartendo dalla pubblicità. 

Una poltrona per due

Da allora sembra che l’imprenditore piemontese abbia avuto come modello solo l’uomo di Arcore: oggi possiede una rete tv, due quotidiani (Corsera e Gazzetta dello Sport), diversi periodici, famigliari e di gossip, e una squadra di calcio in Serie A. 

Fin qui le affinità. Ma le differenze non si limitano ai vent’anni che dividono i due. Berlusconi era sceso in campo – lo ha ammesso più volte lui stesso – per sventare il concreto pericolo che un Pci ai suoi massimi storici diventasse padrone del Paese e gli scippasse le televisioni. Oggi tale pericolo, quello dei “comunisti“, è del tutto inesistente. Inoltre, al momento della sua discesa in campo, Berlusconi controllava circa il 50% dell’audience televisiva, che all’epoca era metà dell’universo mondo.

Con La7 oggi Cairo controlla dal 5 al 7% di un’audience tv che però deve dividere la sua influenza con i social, i giornali online e comunque con tutta la galassia del web. Ed è assodato che i giovani non seguono quasi più la televisione. Il Corriere della Sera vende mediamente 200mila copie al giorno contro le circa 600mila che vendeva fino a dieci anni fa. Infine, diciamolo, il Torino non può di certo competere col Milan dei tempi d’oro del Berlusca.

Cairo: da che parte sta?

Ma se Cairo decidesse di scendere in campo cosa potrebbe fare? Innanzitutto è abbastanza nota la sua lontananza da Renzi e dal Pd in generale. L’unico esponente politico che stima è il ministro Calenda. Grazie al titolare dello Sviluppo economico ha ottenuto l’ennesima medaglia che lo fa somigliare ancora di più al fondatore di Forza Italia: la nomina a Cavaliere del Lavoro. Ma Calenda non è un ministro del Pd, è un tecnico senza tessera, entrato in politica con Mario Monti. E Calenda ha già dichiarato che non intende più ricandidarsi.
L’interesse di Cairo per i grillini? C’è sempre stato, soprattutto per fini commerciali. Ma adesso forse è qualcosa di più, guardando al grande spazio offerto ai Cinque stelle su La7, come sottolinea pure ilsussidiario.net. Tuttavia, non si può non guardare anche da un’altra parte.

Cercasi premier del centrodestra

Consideriamo che la coalizione di centrodestra, data quasi per vincente dai sondaggi alle prossime politiche, ha un problema non da poco. Berlusconi non può candidarsi. E anche in caso di vittoria schiacciante (che non è nell’ordine delle cose) non potrebbe salire al Quirinale per rivendicare l’incarico. Glielo impediscono la legge Severino e l’attesa della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che non ha ancora deciso nulla al suo riguardo. E che difficilmente scioglierà la riserva entro marzo 2018. Ma Berlusconi non accetterebbe mai la designazione di Salvini e men che meno quella della Meloni.
E allora, in caso di vittoria, chi sarà il premier del centrodestra? Magari non Urbano Cairo. Non subito. Non questa volta.

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