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Nuovo ospedale di Piacenza: balzo dei costi, si sale da 3 a 6 piani, con tempi lunghi

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Nuovo ospedale di Piacenza: avveniristico, innovativo e flessibile. Ma anche faraonico, dai costi e dall’impatto ben superiori a quelli prospettati finora. Tra pro e contro, gli aggettivi si sprecano sullo studio di fattibilità del nuovo nosocomio. In sostanza già un progetto preliminare, presentato ieri tra alcuni intoppi tecnici all’ex Chiesa del Carmine, nonostante si tratti del nuovo tempio multimediale cittadino.

Protagonista dell’esposizione il direttore generale dell’Ausl, l’ingegner Luca Baldino. Presenti diversi sindaci della provincia, amministratori locali, consiglieri comunali cittadini. E naturalmente i principali “azionisti” dell’operazione, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e il sindaco di Piacenza e presidente della Provincia, Patrizia Barbieri.

Balzo dei costi

Partiamo dell’investimento. Come sottolineato da più parti, si tratta dell’opera più importante mai fatta nel Piacentino, il primo ospedale post Covid. Un’opera che via via probabilmente assumerà dei contorni di spesa sempre più ingenti per le casse pubbliche. Se fino a ieri si parlava infatti di circa 190 milioni di euro complessivi – ma a ottobre 2020 l’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini aveva già ipotizzato un aumento a 230 milioni – adesso i costi valutati nello studio di fattibilità, come affermato da Baldino, sono saliti davvero a 240 milioni, escluse le opere viabilistiche.

La Regione, sempre secondo il direttore generale dell’Ausl, si dovrebbe assumere l’onere di questi ulteriori 50 milioni di costo ospedaliero da aggiungere ai 120 da lei già stanziati, recuperando risorse da altre poste di bilancio che potrebbero essere a loro volta rifinanziate dai fondi del Pnrr.
Nel prosieguo della vicenda è così facile profeta chi già ora prospetta ulteriori e sostanziosi aggiustamenti al rialzo. Aumenti che nei prossimi anni potrebbero far lievitare la spesa definitiva per il nuovo ospedale piacentino avvicinandola al tetto dei 300 milioni.

Raddoppiano i piani

Passiamo alle dimensioni dell’intervento prospettato nello studio di fattibilità dell’architetto Sergio Beccarelli della Policreo di Parma, che probabilmente spiegano almeno in parte l’aumento dei costi di 50 milioni di euro. E questo indipendentemente dalla collocazione dell’opera nell’Area 6 Farnesiana, approvata con la variante votata dal Consiglio comunale il 12 luglio scorso.

Il nuovo ospedale nello studio di pre-fattibilità dell’aprile 2019 era stato ipotizzato dall’Ausl su una superficie lorda complessiva di oltre 77mila metri quadrati e su 3 livelli: 2 piani sopra quello stradale e uno interrato, con 482 posti letto (30% in stanza singola) e 14 sale operatorie. Adesso il progetto della struttura anche in chiave post Covid raddoppia in altezza ed è contornato da un’ampia e articolata rete viaria. Prevede infatti un edificio centrale e sei torri con 4 piani sopra il livello stradale, e altri 2 alla base (uno sotto il livello stradale in piena luce grazie a uno svaso e uno interrato). Sei piani per un totale di oltre 115mila metri quadrati di superficie (497 posti letto standard, 35% in singola, con la possibilità di salire a 601 in caso di emergenza e sempre 14 sale operatorie). Sono ancora previsti 84mila metri quadrati a verde, con inseriti 1.200 parcheggi; ma anche con questa mitigazione è innegabile un aumento dell’impatto dell’opera architettonica nel suo complesso.

Burocrazia infinita 

Da ultimo, i tempi. Otto anni (96 mesi), calcolati dal momento in cui partirà la gara di progettazione (10 i mesi previsti); poi si passerà alla fase di progettazione e dei permessi (30 mesi), successivamente alla gara per i lavori (12 mesi) e infine alla costruzione dell’ospedale (44 mesi). Quindi, prima di tagliare il nastro, sui 96 mesi totali ne serviranno ben 52 (4 anni e 4 mesi) per espletare le pratiche burocratiche; mentre la costruzione effettiva durerà meno, 3 anni e 8 mesi, sempre che tutto fili liscio.

Baldino ieri ha affermato che non può paragonare la complessità della costruzione di un ospedale a quella di un ponte come nel caso del Morandi di Genova, diventato un modello di taglio dei tempi della burocrazia. Ma pensare che una montagna di carte si mangi letteralmente più della metà degli anni necessari per costruire il nuovo nosocomio, è difficile da digerire. Una corsia preferenziale sarebbe salvifica. E magari un giorno, parlando di sanità, si potrebbe citare il modello Piacenza.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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