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Covid-19: caro Baldino (Ausl), a Piacenza così non va

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Luca Baldino è il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Piacenza. E quando parla lui va ascoltato con la massima attenzione. Cosa sostiene il top manager della sanità pubblica piacentina? Che in città e provincia il numero dei positivi al Covid-19 probabilmente cresce perché adesso si fanno più tamponi; e che più sono i contagiati e maggiore è il numero dei morti. Ma che tutto questo comunque non è sufficiente per dire che a Piacenza ci sono uno o più focolai di Coronavirus.

Ci spiace ingegner Baldino, ma non siamo del tutto d’accordo con le sue affermazioni. Proviamo a spiegarle che cosa non ci convince e che cosa ci preoccupa di più, dopo aver sentito le sue parole. In particolare dopo che il 25 aprile a Piacenza sono morte altre 9 persone e si sono riscontrati altri 60 contagi in più. Numeri che nel complesso portano a 826 i decessi “certificati” Covid-19 e a 3.695 i casi positivi in città e provincia. Cioè il 24,6% dei 3.347 decessi e il 29,9% dei 12.347 casi positivi dell’intera Emilia-Romagna.

L’acqua calda

Sostenere che i contagi crescono perché con più tamponi si trovano più positivi, ci scusi, ma è come scoprire l’acqua calda. Quello che serve è sapere la percentuale di contagiati sul numero dei tamponi effettuati. Il dato fondamentale per capire se nel tempo le cose migliorano o no. Perché non è detto che se faccio più tamponi per forza devo trovare più infetti. E questo ci pare l’indice di riferimento per capire come va l’epidemia e che manca nelle sue considerazioni.

Dire che si fanno più tamponi non basta. Oggi, ingegner Baldino, a chi vengono fatti questi tamponi? Solo alle persone che escono dalla malattia e quindi significa che molte restano positive? A chi manifesta i sintomi del Covid-19? Oppure adesso sono comprese anche particolari categorie di lavoratori, che quindi fino alla scoperta della loro positività, magari asintomatica, hanno continuato a infettare il prossimo in giro o a casa?

Un dubbio che viene ascoltando per esempio chi lavora o fa il volontario nella stessa sanità. E che sostiene di non essere mai stato sottoposto a tampone. Perché, se fosse risultato positivo ma asintomatico, avrebbe comunque dovuto smettere di lavorare e non soccorrere più i malati. Quindi, se fosse vero, avremmo operatori sanitari che hanno rischiato di diffondere l’epidemia “per scelta”. Non loro, ma di chi ha deciso che continuassero ad operare in queste condizioni.

Comunque sia, se dopo un mese di reclusione forzata sancita dall’Ordinanza 47 di Bonaccini il contagio continua a crescere a questi ritmi (il 25 aprile in tutta la regione i nuovi positivi sono stati 239 di cui 60 a Piacenza), forse c’è qualcosa che non va. E già questo basterebbe per non escludere la presenza di uno o più focolai in città e provincia. O addirittura per sostenere che il nostro territorio sia diventato una sorta di focolaio strisciante nel suo complesso nonostante il lockdown.

I morti della zona grigia

Per questo, ingegner Baldino, ci piacerebbe sapere quali sono le strategie di contenimento del contagio che state mettendo in campo. Un esempio concreto arriva dalla sua esposizione relativa alla sottostima dei decessi nel mese di marzo. Questi 189 morti in più, dovuti alla sottostima del 32% che potrebbero portare i decessi da Covid-19 in quel periodo da 591 a 780, sono stati identificati nel concreto? Il migliaio di familiari e contatti stretti di questi morti, dopo aver circolato liberamente per andare al lavoro o a fare la spesa, almeno adesso sarà sottoposto a tampone e poi eventualmente isolato o messo in quarantena?

Sono considerazioni già fatte alla fine di marzo sui cosiddetti morti della zona grigia, e cioè sull’aumento abnorme dei decessi non certificati Covid-19 che ci pare nessuno avesse preso in esame. Ma che adesso, dopo l’ammissione di una sottostima, dovrebbe essere valutato con ben altra attenzione ed interventi ad hoc.

L’assioma di Baldino

Secondo punto: se ci sono più contagiati si muore di più. Scusi, ingegner Baldino, ma anche qui ci preoccupiamo per l’assioma. Allora vuol dire che la risposta delle strategie terapeutiche messe in campo sul territorio per curare gli infetti non funziona? Ci era stato detto che l’assistenza domiciliare con la rete medici di famiglia/unità di assistenza continuativa serviva a curare bene un maggior numero di persone dall’inizio della malattia e ad evitare i ricoveri che invece continuano a gravitare sopra i 450 complessivi.
Quindi, se il numero dei contagi continua a salire, dovremmo aspettarci altri morti anche perché non si riescono a curare i pazienti? E dove si muore adesso? In ospedale, in casa di riposo/Rsa oppure tra le mura domestiche?

Ultima considerazione sulla mortalità più alta di Piacenza e provincia. Per lei è dovuta anche a una popolazione più anziana rispetto a Parma e Reggio Emilia, citate in questo caso come termine paragone. Piacenza è al 24,8% di ultra 65enni (71.239 abitanti), Parma al 23,2% (104.825) e Reggio al 21,6% (114.705). Ci piacerebbe capire perché in questa valutazione oltre al peso percentuale non venga preso in esame pure il valore assoluto di abitanti over 65, che vede Piacenza ben al di sotto di Parma e Reggio.

Abbiamo finito, ingegner Baldino, e togliamo il disturbo. Non ci aspettiamo che ci risponda, perché la immaginiamo già presa dagli impegni della fase 2 o ripartenza che dir si voglia. Ma dopo due mesi concentrati sulla fase 1, ci pare che a Piacenza da questo punto di vista le resti ancora molto da fare, come le ha ricordato anche il commissario regionale Venturi.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

4 Commenti

  1. prima che qualcuno se ne esca con l’ennesimo scoop fatto di mezze verità è meglio rendere pubblici tutti i dati e fare chiarezza sulla situazione in cui ci troviamo. Lo dobbiamo ai tanti (medici, paramedici, volontari ecc. ) che si stanno spendendo fino all’ultimo anche mettendo a rischio la loro vita.

  2. Lei ha ragione. Bisogna fare chiarezza e bisogna trovare le responsabilità.
    Ma facciamo veramente chiarezza. A partire dal ricovero avvenuto alla clinica Piacenza, ai protocolli dati ai medici di base, si protocolli per il pronto soccorso, ai tamponi da effettuare, alle analisi sui dati epidemiologici, alle verifiche sull’applicazione dei protocolli stessi. Perché qui a Piacenza il sospetto è non si sia fatto niente di tutto questo. Qualcuno ha avuto modo di vedere il pronto soccorso un mese fa? Qualcuno ha ricevuto dal medico di base indicazioni precise in presenza di sintomi che potevano essere riconducibili ad una situazione di infezione da Covid-19? Quanti medici di base non hanno neanche visitato i pazienti ed hanno prescritto tachipirina e aerosol invece di segnalare casi covid? Non ci vuole molto a capire :basta cercare le “malattie INPS” oltre i 14 giorni di soggetti non con patologie pregressa e scopriamo quanti casi di covid sono stati trascurati. Casi che hanno infettato altri perché non gestiti e che oggi continuano ad emergere in una spirale crescente. E vogliamo parlare dei protocolli del pronto soccorso? Insistenti. A Brescia appena entri ti viene fatto tampone, lastra, emogas e prelievo. A Piacenza stai 5 ore in una stanza con 15 persone attorno e speri che qualcuno ti prenda in considerazione. Onore ai medici ed infermieri ed a tutto il personale sanitario che ha lavorato in condizioni assurde e sta pagando con la propria vita questa situazione. Situazione però dovuta alla incapacità del direttivo che si guarda bene dal prendersi le loro responsabilità. E venturi non è da meno. La sua frase “non è così che funziona” è sbagliata. “così non funziona” dovrebbe essere. Perché se venturi non ha trovato i reagenti per i tamponi la responsabilità è sua. Non dei cittadini. È lui che è pagato per questo non noi. Ed in Veneto i reagenti li avevano! Perché? Allora venturi se lei non ha trovato i reagenti o non se li è procurati per tempo è lei che ha sbagliato. Invece oggi venturi, baldino e bonaccini sono tranquillamente seduti al loro tavolo senza battere ciglio. Ma chi dovrebbe tutelare i cittadini, la magistratura, ad esempio, cosa sta facendo? Esiste? Invece di preoccuparsi delle rsa che hanno chiesto alla ASL il materiale dpi (perché la competenza della fornitura dei materiali dpi è ldella ASL) e la stessa ASL non li ha forniti, perché non va a vedere cosa ha combinato il direttivo ASL? Baldino in testa?

  3. Lei ha contestato in modo puntuale e inoppugnabile ogni questione che vorrebbe giustificare sostanzialmente la “tenuta” dell’organizzazione sanitaria piacentina nonostante i dati nefasti che la realtà ci presenta.
    Vorrei aggiungere alle Sue più che condivisibili analisi, che, il numero di decessi così elevato sta proprio nella situazione tirata al limite della sanità piacentina in condizioni di normalità vedi ad esempio i tagli corposi che hanno visto ELIMINARE INTERI REPARTI: ricordiamoci che a Fiorenzuola è stato letteralmente abbattuto un intero ospedale spazzando via in un solo colpo, intere unità operative: dall’ortopedia alla chirurgia all’otorino alla ginecologia ecc.; a Castelsangiovanni è stata CHIUSA LA CHIRURGIA IN ACUTO E LA TRAUMATOLOGIA (sarebbe interessante sapere dall’Ing. Baldino il quale considera il nostro territorio popolato di anziani per i quali le fratture di femore sono all’ordine del giorno nella popolazione anziana,appunto, quali sono stati i criteri che lo hanno portato alla decisione di tale CHIUSURA oberando la traumatologia di Piacenza, unica in tutta la Provincia, per un bacino di utenza di circa 300.000 abitanti di cui molti anziani).
    La questione quindi è per una sanità d’eccellenza che a dire dell’Ing. Baldino in più occasioni, era prima parametrata sulla situazione di normalità ( già oltre il limite dico io) e NON sull’IMPREVEDIBILITA’ /ECCEZIONALITA’ dell’evento avvenuto dopo, appunto.
    Il problema sta proprio in questa “parametrazione”come è stata fatta e secondo quali criteri. Tali motivi hanno indotto i Comitati di cittadini che si sono costituiti nella nostra Provincia (Fiorenzuola, Castelsangiovanni e Villanova) a contestare il Piano Sanitario approvato il 31-03-2017 che avrebbe decretato la CHIUSURA DI VILLANOVA (ospedale voluto e finanziato da Giuseppe Verdi e con una autorevole storia riabilitativa), la CHIUSURA DELLA TRAUMATOLOGIA E CHIRURGIA PER ACUTI A Castelsangiovanni e la trasformazione in OSCO (Ospedale di Comunità) di Bobbio per il quale ospedale, per la legge Balduzzi , si contempla SOLO la presenza di personale infermieristico ( i medici tuttora presenti poco a poco dopo i vari pensionamenti e/o trasferimenti per legge possono non essere più rimpiazzati).
    Si parla di morti Covid . e gli altri? Quelli non Covid di cui nessuno parla, e che ci sono perché le strutture sono intasate di pazienti Covid , quelli non vengono conteggiati, ma purtroppo ci sono e come li consideriamo, come effetti collaterali di una guerra , o come conseguenza di un sistema che si è accartocciato perché date le premesse non poteva che essere così. Si dirà : il sistema ha tenuto. Sì al limite della catastrofe definitiva. Ha tenuto per lo slancio eroico di chi ha lavorato in prima linea ,da un lato, con l’inventarsi posti letto di terapia intensiva adibendo le sale operatoria e tenendo i pazienti intubati nei reparti. Ma questa è medicina di guerra,non è eccellenza!
    I tanti decessi che si contano nella nostra realtà sono dovuti quindi al fatto che la normale attività sanitaria per tutti gli altri pz si è fermata, avendo adibito per forza di cosa , con tutti i tagli effettuati, le strutture esistenti a strutture Covid; inoltre le cosidette Case della salute tanto enfatizzate dall’Ing. Baldino per le quali sono stati spesi milioni di euro che ruolo hanno svolto durante questa emergenza? Direi proprio che hanno evidenziato l’assoluta inconsistenza e sapete perché? Perché sono SCATOLE VUOTE !!!
    Vorrei anche sottolineare come in tutta questa tragica storia, i Sindaci abbiano grosse responsabilità non solo perché rappresentano la massima autorità sanitaria del luogo ma hanno il POTERE di approvare o bocciare i Piani sanitari, approvare o bocciare i Bilanci ASL che, guarda caso vengono puntualmente approvati senza nessuna rimostranza e senza mai avere neppure valutato le voci dei cittadini che dovrebbero rappresentare in sede Istituzionale , quindi, pur essendo il parere della Conferenza Sociosanitaria obbligatorio ma non vincolante, il fatto di avere APPROVATO questo nefasto Piano Sanitario, li INCHIODA alle proprie responsabilità. Diversamente sarebbe stato se avessero bocciato con parere negativo ciò che veniva presentato dall’Ing. Baldino per conto della Regione, in quanto dissociandosi,avrebbero lasciato TUTTA LA RESPONSABILITA’ all’ASL e alla Regione. Mi spiace ma i sindaci della Provincia di Piacenza TUTTI dovranno portare il peso di queste morti e di tanta sofferenza.
    D.ssa Silvia Brega

  4. Caro Giovanni sottoscrivo, ma mi permetto due riflessioni: a) all’inizio quando i TG hanno annunciato che una coppia è stata fermata a Tenerife, saputo chi erano, si è preoccupato tempestivamente di verificare dove collaborava il medico, dove era stato, che contatti aveva avuto? B) ho parlato con alcuni medici di base mi dicono che ad oggi non sono stati tamponati….. ma vanno a visitare nelle famiglie! E poiché quando un paziente ha i sintomi viene ricoverato solo quando il valore di ossigeno nel sangue è sotto i 90, non crede che poi è problematico recuperarlo vista la debilitazione che subisce fisicamente ? Lasciarlo in famiglia non moltiplica le possibilità di contagio e quindi numero di contagiati? Non era più semplice ed efficace ricoverare costoro in strutture tipo gli alberghi vuoti o altre e dedicare qualche medico allo scopo?

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