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Terrorismo: l’allarme di Minniti sui foreign fighters e le nuove rotte dei migranti

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Terrorismo: Minniti lancia l’allarme sui foreign fighters. Per il ministro dell’Interno i combattenti stranieri dell’Isis potrebbero mimetizzarsi tra i migranti per arrivare in Italia e in Europa, alimentando la minaccia di nuovi attentati. In più, a complicare le cose, si avvicina l’obiettivo sensibile del Natale e proliferano nuove rotte per raggiungere le nostre coste.

Terrorismo: cosa è cambiato

Il rischio è reale“, ha affermato il titolare del Viminale. “Se lo scorso anno qualcuno mi avesse chiesto se era possibile che una minaccia organizzata di Daesh potesse utilizzare i flussi migratori per minacciare l’Europa, avrei risposto di no”. Perché, continua Minniti, “è del tutto evidente che un’organizzazione nella pienezza della sua attività non mette a rischio un assetto ‘nobile’, come quello terroristico, dentro un flusso incontrollato e non governabile come quello dei migranti”. Però adesso le cose sono cambiate con la sconfitta dell’Isis sul teatro mediorientale. E quindi la rotta dell’esercito dello stato islamico diventa un problema. “Nel momento in cui si tratta di una fuga individuale, di una diaspora, il rischio che questi singoli soggetti possano unirsi per mimetizzarsi ai flussi migratori diventa un rischio reale”, ha concluso Minniti.

Terrorismo: le minacce al Papa

La preoccupazione è stata espressa da Minniti a Montecitorio durante il seminario su difesa e sicurezza, organizzato dall’Assemblea parlamentare della Nato. E probabilmente fa il paio con le rinnovate minacce dell’Isis nei confronti di Papa Francesco. Nei giorni scorsi il Pontefice è stato ritratto con la testa mozzata in un macabro fotomontaggio fatto circolare online. E naturalmente l’avvicinarsi del Natale non fa che rendere Roma e l’Italia un obiettivo ricco di suggestioni per il terrorismo islamico.

Le nuove rotte degli scafisti

Altro aspetto da non sottovalutare, in rapporto al rischio terrorismo, è la polverizzazione degli arrivi, che adesso seguono nuove rotte per sbarcare in Italia. Un flusso segnalato anche da un report dell’Unhcr. In sostanza, chiuso anche se non ermeticamente il flusso dalla Libia, si aprono nuove crepe, difficili da controllare. Le più gettonate dagli scafisti sono diventate quella tunisina, e quella proveniente dall’Algeria, diretta in Sardegna. Ma forse la più preoccupante sotto il profilo del terrorismo è quella che si muove dalla Turchia, più vicina al teatro di guerra siriano. E la rotta, segnalata anche dall’Europol, porta alle coste siciliane del siracusano, ma anche a quelle pugliesi e della Calabria. Con una frammentazione di poche persone per imbarcazione che giunte a terra cercano di dileguarsi senza lasciare traccia.

Turchia: racket transnazionale

A gestire il flusso dalle coste della Turchia è un racket composto da gruppi criminali transnazionali, come sottolinea la Stampa. Gli skipper al timone delle imbarcazioni anche a vela sono di diverse nazionalità: ucraini, bielorussi, georgiani e russi. Il costo del biglietto? Fino a 6.000 euro. E gli agenti dell’Europol che stanno monitorando le cose parlano di 160 imbarcazioni intercettate. Ma quante saranno sfuggite? Insomma, finita l’epoca degli arrivi di massa si è aperta quella dei mini sbarchi. Di sicuro più subdola e favorevole a chi vuole sfuggire ai controlli. E quindi più utile al terrorismo.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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