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Terrorismo islamico: perché l’Italia finora si è salvata dagli attentati?

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Terrorismo islamico e Italia. Dopo l’attentato di Barcellona la domanda più frequente è “Capiterà anche da noi?” L’Isis ci dà subito la sua risposta: “Il prossimo attentato sarà in Italia”. Il capo della polizia Gabrielli osserva: “Prima o poi l’Isis colpirà anche noi”. Ovviamente nessuno può dare una risposta univoca né prevedere il futuroPerò molti si sono già interrogati sul perché da quando sono iniziati gli attentati di matrice islamica il terrorismo non ha mai preso di mira l’Italia.

La lista del Guardian

Se l’è chiesto il Guardian in un articolo di due mesi fa. “Perché l’Italia è stata risparmiata dai grandi attentati terroristici?”. E il quotidiano londinese ha dato queste risposte.

  1. L’esperienza maturata durante gli anni di piombo.
  2. Un buon controllo del territorio.
  3. Assenza di banlieue come a Parigi e a Londra.
  4. Assenza di italiani islamici di seconda e terza generazione.
  5. Presenza di molti centri medio piccoli.
  6. Intercettazioni telefoniche a largo raggio.
  7. L’uso elevato delle espulsioni degli elementi ritenuti pericolosi.
  8. Controllo capillare nelle carceri.
  9. Monitoraggio dei social.

Le qualità italiane

Proviamo ad esaminare alcune di queste voci, che sono confermate anche da altre fonti qualificate, come la task force anti terrorismo di palazzo Chigi.
L’esperienza maturata negli anni di piombo. Noi dimentichiamo spesso di aver sconfitto un’organizzazione terroristica come le Brigate Rosse. Era talmente di prim’ordine che era riuscita a rapire a Roma e in pieno giorno il politico più importante del momento, Aldo Moro. E non l’abbiamo sconfitta scendendo al suo livello. Ma con le armi della legalità e della magistratura. Stesso discorso per il terrorismo nero.
Un buon controllo del territorio. Questa affermazione è avvalorata dalla presenza di molte piccole città e di centri minori. In Italia non ci sono poche e grandi concentrazioni urbane come per esempio Parigi e Londra. Roma non arriva ai 3 milioni di abitanti e Milano è a 1,3 milioni. Parigi ne conta 7 milioni e Londra quasi 9.
L’assenza di periferie così pericolose come quelle londinesi e parigine si coniuga con l’assenza di musulmani di seconda e terza generazione. Di queste caratteristiche non abbiamo nessun merito. Ma pare che siano molto importanti per evitare la presenza di cellule del terrorismo islamico.

I nostri punti di forza

Dove invece siamo decisamente bravi, a detta di tutti gli osservatori anche stranieri, è nel controllo dei sospetti jihadisti. Le tanto criticate intercettazioni telefoniche sembrano essere efficaci. Così come il controllo capillare dei detenuti a rischio radicalizzazione e quello a tappeto dei social. Uno degli ultimi 3 espulsi lo è stato perché sul suo profilo Facebook aveva plaudito all’attentato di Barcellona. E così quest’anno siamo già a 70 rimpatri forzati, oltre 200 dal 2015. Sembra proprio che questo sistema, esente da ricorsi giurisdizionali e immediatamente esecutivo, sia uno dei nostri punti di forza.

Le parole di Minniti

Prima dell’attentato nella capitale catalana, il giorno di Ferragosto, sulla lotta al terrorismo il ministro dell’Interno Marco Minniti aveva affermato: “Il quadro della minaccia rimane alto, ma non imminente. Nei primi mesi sono state 67 le espulsioni – e parlo di rimpatri effettivamente fatti – nel Paese di provenienza, con un +81% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.  Trend positivo dovuto per il ministro ad un complesso di attività. “In particolare, grazie a quella messa in campo dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo – struttura unica in Europa – che tiene insieme le Forze di polizia e dell’Intelligence”. Lo scambio di informazioni in tempo reale, aveva aggiunto Minniti, «è fondamentale, e può dare risultati straordinari. Il sistema di sicurezza nazionale, si è inoltre integrato positivamente con le Forze armate“.

Terrorismo islamico: le bufale sui social e non solo

È tutto oro quello che luccica? Per alcuni, soprattutto sui social, non è così. Secondo loro, decisamente minoritari ma vale la pena di citarli (semmai per smentirli), i veri motivi dell’assenza di attentati in Italia sono altri.

  • Il traffico di armi. L’Italia è un importante crocevia per il terrorismo islamico che intende procurarsi armi ed esplosivi. E non si sogna di disturbare chi lo rifornisce, col rischio che cambino le condizioni del “mercato”.
  • La presenza della criminalità organizzata. Secondo alcuni mafia, camorra e ‘ndrangheta tengono lontani i terroristi. Come mai? Perché a loro volta controllano il territorio e non tollerano infiltrazioni. Secondo gli studi più seri questa ipotesi è del tutto fantasiosa. Anche perché, in tal caso, non si spiegherebbe la mancanza di attentati a Nord di Napoli: Roma e Milano sono in gran parte esenti dall’infiltrazione mafiosa.
  • Il patto segreto. Questa sembrerebbe una vera e propria bufala se non fosse stata presa in esame da Lucia Annunziata sull’Huffington Post già nel luglio 2016. La giornalista aveva parlato di un “Accordo Moro” risalente a molti anni fa. Secondo l’Annunziata è noto che il nostro governo si fosse accordato con i Palestinesi, i terroristi dell’epoca, perché evitassero l’Italia in cambio di una politica estera favorevole alla formazione di uno Stato palestinese. E si domanda se una tentazione del genere possa albergare ancora nelle pieghe della nostra operatività antiterroristica. 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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