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Crotti: no a Cai, Terrepadane può crescere con vere alleanze da Cremona al Piemonte

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Marco Crotti: il presidente uscente di Terrepadane è battagliero fino all’ultimo, pronto a ribattere colpo su colpo, anche con nuovi progetti alternativi a quello di Consorzi Agrari d’Italia (Cai). Oggi intanto si aprono le urne per il rinnovo della governance del consorzio agrario delle province di Piacenza, Milano, Lodi e Pavia. Fino a domenica, nell’unico seggio di Piacenza, potranno votare 1.350 soci. Saranno loro che dovranno decidere il destino di Terrepadane. Se vincerà la lista di Crotti, con la conferma degli amministratori uscenti sostenuti da una parte degli iscritti a Coldiretti e da quelli di Confagricoltura, presieduta da Filippo Gasparini, niente accorpamento in Cai. Se invece vincerà la lista sponsorizzata dai vertici di Coldiretti, che ha in Gabriele Girometta il suo rappresentante di punta, per Terrepadane non ci sarà scampo e nel giro di qualche tempo finirà in Cai.

Presidente Crotti, partiamo da uno dei punti caldi delle polemiche tra la sua lista e quella capitanata da Girometta, che è un agricoltore iscritto a Coldiretti come lei: parlo dei 700 nuovi soci che come Consiglio uscente avete escluso dal voto…
“Forse chi si è lamentato dovrebbe prima leggere lo statuto di Terrepadane e le regole che stabilisce. Noi abbiamo deliberato nel rispetto della legge. Ma soprattutto, ricordo che i soci che votano sono quelli che hanno partecipato al bilancio 2020. Abbiamo fatto dei ristorni e anche su questo non è corretto che votino 700 soci entrati in due settimane e non parliamo di come, dato che questo è al vaglio di altri organi competenti. E qui vorrei aggiungere un’altra cosa”.

Ci dica…
“Parlo di soci che concorrono al bene di Terrepadane con i loro acquisti. A questo punto non posso che sottolineare in modo esplicito, che per esempio ‘l’amico’ Gabriele Girometta nelle ultime sue due generazioni non ha mai comprato nulla in Consorzio… Penso che candidarsi ad amministrare una società senza aver mai partecipato a creare un briciolo del suo patrimonio, sia quantomeno discutibile”.

Naturalmente si assume tutte le responsabilità di questa affermazione.
“Certo e mi stia a sentire: credo che la cooperazione sia fatta dalla partecipazione dei soci alla vita del nostro consorzio. E in questo caso non sto parlando di soci che non comprano nulla, ma che addirittura fanno acquisti dalla concorrenza da cui Terrepadane si deve difendere. Quindi, che soci di questo genere si propongano per amministrarla e si candidino come paladini del futuro, la dice lunga sul loro livello di credibilità, che definirei sottozero”.

Perché ha deciso di ricandidarsi contro l’operazione Cai?
“Le assicuro che mi hanno proposto di tutto purché mi candidassi a favore di Cai. Alla fine mi sono convinto che stare fuori da questa contesa fosse sbagliato e fosse necessario schierarmi dalla parte dei valori in cui credo. Una scelta comunque difficile, dolorosa, ma indispensabile per difendere gli interessi della nostra agricoltura e del nostro territorio”.

Quali sono questi interessi nella partita pro o contro l’entrata in Cai di Terrepadane?
“Avere la garanzia che il patrimonio di Terrepadane si valorizzato e non sperperato a beneficio di altri. L’operazione infatti prevede immediatamente la costituzione di un fondo in cui vengano conferiti tutti i patrimoni dei consorzi agrari che entrano in Cai. Parlo di tutte le proprietà di Terrepadane, agenzie comprese, che andranno a finire in un fondo immobiliare”.

Compresa l’area interessata dalla maxi operazione di rigenerazione urbana concordata con il Comune di Piacenza, che coinvolge 130mila metri quadrati e valutata in complesso oltre 100 milioni di euro?
“Sì, anche quella andrà a finire nel calderone. E quando qualcuno parla di cabina di regia, di condivisione con la città di questa operazione, tutto diventa molto divertente…”.

Perché?
“Se aderisci al progetto Cai, anche su questa vicenda dal giorno dopo Terrepadane non governa più nulla, lo fa il fondo immobiliare di Consorzi Agrari d’Italia”.

A sentirla, Cai sembra il diavolo in persona…
“Ho sempre detto a tutti che Cai non è un’idea malsana, tutt’altro. Ma per rappresentare una vera opportunità di crescita per gli agricoltori piacentini, questa società dev’essere impostata seriamente”.

In che modo lo sarebbe?
“Vedendo la partecipazione solo di consorzi agrari e con un piano industriale che dia certezze sui ritorni per i territori coinvolti. Se invece Cai si concretizza nella proposta di oggi, cioè conferisci rami d’azienda e immobili e poi vedremo, tutto diventa molto pericoloso; a maggior ragione considerando la presenza di altri soggetti, come Bonifiche Ferraresi, banche, e anche di Cassa Depositi e Prestiti. Una volta conferito tutto in questa nuova realtà e non si va d’accordo, tanti saluti, non si torna più indietro”.

In Cai quanto peserebbe Terrepadane?
“Guardi, e mi riferisco solo ai conti sul piano immobiliare: siamo all’1,7%… non so se mi spiego. E tenga presente che nel complesso Terrepadane porterebbe il 20% del fatturato totale del progetto Cai”.

Addirittura, com’è possibile?
“Noi abbiamo un patrimonio sano e le racconto perché siamo in utile con 185 milioni di fatturato, 120 dipendenti diretti e con 80 agenti, compresi coloro che gestiscono i poli distributivi. Negli ultimi 15 anni a Terrepadane abbiamo attuato un piano industriale che ci ha permesso di razionalizzare tutta la gestione. Oggi abbiamo poche agenzie ma efficienti. Ci sono invece altri consorzi che sul loro territorio hanno ancora centinaia di immobili vecchi e non più utilizzati, che però sulla carta fanno patrimonio e magari sono comunque consorzi in perdita”.

Torniamo alla contesa elettorale: si dice che se la sua lista la spunta, sarebbe comunque una vittoria di Pirro; fra qualche mese i nuovi 700 soci chiedono un’assemblea straordinaria, lei viene sfiduciato e viene eletto un nuovo Consiglio. Risultato: Terrepadane entrerà comunque in Cai…
“Tutto è possibile. Ma di che cosa stiamo parlando? Della conquista della torre o del futuro dell’agricoltura piacentina basato su un progetto industriale serio? Noi con la nostra lista abbiamo voluto mettere in trasparenza i rischi che si corrono. E lo dico per tutti, vecchi e nuovi soci. Poi l’assemblea è sovrana, e se domani voterà in quella direzione, benissimo. Però le voglio dire un’altra cosa”.

Prego, presidente Crotti…
“Credo che gli imprenditori che utilizzano Terrepadane e che sono il cuore dell’agricoltura piacentina su questa operazione hanno le idee molto chiare: si deve garantire la presenza di un consorzio agrario che dia servizi utili alle aziende, difendendo il suo patrimonio. E questo non vuol dire che Terrepadane non debba crescere, fare fusioni o partecipare ad aggregazioni”.

A cosa sta pensando?
“Ai nostri confini ci sono altre grandi realtà. Penso al Consorzio di Cremona e a quelli piemontesi, da Novara a Vercelli. Noi, per esempio, siamo fortissimi nella filiera del pomodoro, Cremona nella zootecnia e i consorzi piemontesi, con la nostra Pavia, potrebbero rappresentare al meglio la filiera del riso. Un insieme di eccellenze che interconnesse potrebbero far crescere tutti territori coinvolti, abbassando i prezzi di acquisto di merci e macchinari, valorizzando le competenze tecniche e diversificando gli investimenti. Come vede, nel futuro di Piacenza e della sua agricoltura, che devono rimanere centrali, ci può essere ben altro che Consorzi Agrari d’Italia”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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