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Piacenza Vision 2042: quale futuro per la città e il suo territorio?

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(foto GVolpi)

Piacenza Vision 2042: fra vent’anni che città sarà? Monsieur de La Palice risponderebbe che dipende dai piacentini. Ma i piacentini sanno che opportunità hanno a disposizione per cambiare in meglio il destino della loro città e del territorio che la circonda? Non ne siamo così sicuri. E al di là della campagna elettorale in corso per le Comunali, forse è necessario segnarsi in agenda alcuni appunti da cui iniziare: Piacenza in Italia e in Europa; la logistica e la transizione energetica; il consumo di suolo e le aree dismesse.

La classifica del Financial Times

Partiamo da una classifica internazionale di tre mesi fa. Il Financial Times ha messo in fila le prime dieci regioni europee per capacità di attirare investimenti esteri. Dopo Catalogna (Spagna), Nord Reno-Westfalia (Germania), Fiandre (Belgio), Madrid, Parigi e Slesia (Polonia), al 7° posto a pari merito ci sono Lombardia ed Emilia-Romagna. E qual è la cerniera principale tra le due regioni? Piacenza e la sua provincia, a conferma di grandi potenzialità economiche anche su scala internazionale.

Il bene e il male

Una posizione invidiabile, dunque, nel bene e nel male. Il bene dice che Piacenza negli ultimi trent’anni è diventata strategica per l’intero Paese, tanto che un terzo della logistica italiana fa perno sui poli della città e della provincia, che fatturano centinaia di milioni di euro e impiegano migliaia di addetti. Il male dice però che il distretto della logistica inquina, occupa tanto suolo e in proporzione produce poca ricchezza per chi la ospita. Parla di centinaia di capannoni, magazzini e di un traffico pesante che soffoca il territorio. D’altro lato non dà grandi opportunità salariali, se non generalmente per posti di lavoro a basso reddito. Un’offerta che negli anni ha portato sul territorio un alto numero di residenti stranieri che mette Piacenza tra le prime aree del Paese anche da questo punto di vista. Con tutti i problemi di governo dei poli logistici e di integrazione sociale che non sono mai stati affrontati in modo sistematico.

Ritorno al futuro

Ma adesso siamo a una svolta. E anche quello che oggi è male potrebbe trasformarsi in bene, se però si faranno le scelte giuste. La transizione energetica è partita. La distesa di tetti di capannoni e magazzini potrebbe diventare un enorme parco fotovoltaico. Mobilità green significa mezzi a gas, elettrici e a idrogeno. Quindi, se questa sarà la direzione, fra qualche anno la produzione da fonti rinnovabili piacentina potrebbe fare la differenza nelle comunità energetiche a livello nazionale e l’inquinamento veicolare potrebbe essere abbattuto nettamente.

Non basta. La storia energetica italiana racconta che a Piacenza sono nate realtà come l’Agip di Mattei, con la mitica Supercortemaggiore, e il nucleare con la centrale di Caorso. Così, anche dalle suggestioni del passato arriva un messaggio: Piacenza oggi si può candidare per scrivere un nuovo capitolo di questa storia ancora da protagonista. L’idrogeno e le tecnologie per sviluppare le sue potenzialità per esempio possono fare il paio con le competenze presenti sul territorio, partendo da una stazione di ricarica per l’idrogeno dei treni ad alta velocità, come proposto a un recente convegno di Confindustria. Imprese, università, laboratori di ricerca ci sono, anche per sostenere l’automazione e il risparmio energetico verso cui sta andando la logistica. Servono progetti mirati e integrati, dalle offerte formative alla progettazione, alla produzione; progetti capaci di attirare grandi investitori da radicare a Piacenza, offrendo posti di lavoro di qualità e non solo ai giovani piacentini.

Il caso Mae

Non è un libro dei sogni. Volete un esempio concreto? In campo energetico-ambientale oggi si lavora anche per alleggerire i mezzi di trasporto e ridurne i consumi a parità di sicurezza. E qui abbiamo un unicum che tutti ci invidiano. Tanto che solo qualche mese fa a Piacenza è sbarcata Leonardo. La principale holding industriale italiana del settore aerospazio, difesa e sicurezza (tra i primi dieci player a livello mondiale) ha sottoscritto una partnership di altissimo profilo con la Mae, azienda chimica di livello internazionale della famiglia Rovellini. L’obiettivo è sviluppare un progetto pilota per la fibra di carbonio, un materiale trasversale sempre più richiesto non solo per costruire gli aerei, ma auto, camion e treni, fermandoci alle applicazioni nel campo dei mezzi di trasporto.

Consumo di suolo ed aree dismesse

Passiamo allo spazio per nuovi insediamenti. Perché nel mondo produttivo non ce n’è bisogno solo per la logistica. E Piacenza da questo punto di vista offre un altro grande valore aggiunto che oggi la rende unica forse non solo in Italia.

A fronte di norme che limiteranno drasticamente il consumo di suolo, nel tessuto urbano di una città di 100mila abitanti ci sono circa 1,5 milioni di metri quadrati di aree dismesse militari, civili e private. Un patrimonio da valorizzare anche sul piano produttivo. L’idea è stata lanciata qualche tempo fa dal presidente di Confindustria Piacenza Francesco Rolleri, guardando alle imprese di manifattura leggera. Sono aziende che potrebbero prendere il posto di tanti immobili fatiscenti e abbandonati in un’ottica di rigenerazione urbana. Anche qui, offrendo posti di lavoro di qualità e a chilometri zero, attirando giovani che poi, con i giusti sostegni, potrebbero vivacizzare il tessuto sociale della città e invertire il drammatico declino demografico del nostro territorio.

Le prossime generazioni

Che cosa serve per arrivare in vent’anni a una città che vada spedita in questa direzione, diventando più giovane, più bella, più ricca e più sana? Al di là della corsa affannosa per accaparrarsi i fondi del Pnrr che un giorno finiranno, servono visione, proposte e progettazione strategica che spingano in un’unica direzione: la qualità della vita dei cittadini, dall’ambiente ai servizi, dall’offerta formativa alle opportunità per imprese e lavoratori.

Piacenza Vision 2042 però ha bisogno soprattutto di una guida integrata, di un patto per il futuro che scelga oggi dove andare domani. Per ottenere questo risultato è indispensabile una classe politica lungimirante, che coordini le decisioni da prendere senza vincoli ideologici, che disboschi la foresta burocratica, che indirizzi e promuova le risorse del territorio piacentino per raggiungere questi obiettivi. Insomma, come direbbe anche Monsieur de La Palice, una classe politica che non guardi alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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