Moschea della Caorsana: serve chiarezza da parte di tutti. E va fatta pubblicamente davanti all’intera comunità piacentina. La pensa così Michele Giardino, consigliere comunale della Buona Destra, il nuovo partito moderato che si è costituito anche a Piacenza nemmeno un mese fa; l’unica forza del centrodestra che ha dato subito il suo plauso al riconoscimento del luogo di culto musulmano da parte dell’Amministrazione comunale di centrodestra, che ha rischiato di cadere per gli scontri tra Lega e Fratelli d’Italia sull’autorizzazione passata per silenzio-assenso.
Invece di alimentare il muro contro muro, Giardino prova a fare proposte concrete per trovare una soluzione, che prima di tutto è politica. E passa da una presa di coscienza: nella comunità piacentina ci sono oltre 20mila cittadini di religione islamica. Un tema sociale, civile, religioso e culturale che va affrontato comunque. Sia che la Comunità islamica piacentina abbia a disposizione un luogo di culto ufficiale, sia che continui a pregare in quello che prima era un centro culturale, come avveniva in passato.
Giardino, come giudica l’operato della Giunta del sindaco Patrizia Barbieri?
“Guardi, non entro nel merito della questione tecnica, e men che meno dei cavilli che adesso qualcuno sta cercando e magari troverà per fare marcia indietro su questa autorizzazione alla moschea; una cosa che non farebbe onore prima di tutto al sindaco. Perché non è questo il problema che deve affrontare un’Amministrazione seria”.
E allora, di che cosa si tratta?
“Noi della Buona Destra pensiamo che chi si candida a governare una città abbia il dovere di occuparsi di tutti. Nel caso specifico della moschea appena approvata, è giusto preoccuparsi dell’esigenza di chi professa questa fede a poter esercitare il diritto alla pratica spirituale come previsto dalla nostra Costituzione. Senza dimenticare però che stiamo parlando di una comunità religiosa dove è possibile che anche a Piacenza ci siano frange di integralismo che vanno tenute sotto controllo”.
Quindi è d’accordo con la Lega che teme addirittura potenziali derive terroristiche?
“Dico che di fronte a questa lettura, che mette in primo piano il tema della sicurezza sociale, servono comunque proposte costruttive e non solo repressive, che vietano la pacifica pratica religiosa a chi ne ha diritto, ottenendo magari l’effetto contrario”.
Cosa propone?
“Cogliamo quest’occasione così significativa della moschea per incontrare i vertici della Comunità islamica piacentina e coinvolgerli in prima persona sul problema dell’integralismo e della radicalizzazione religiosa”.
Come, consigliere Giardino?
“Chiedendo loro un pubblico impegno contro questi rischi. Incontriamoli nella Casa comunale, che è di tutti, anche la loro, per sancire un patto che impegni i 20mila cittadini di religione islamica a sventare questi pericoli di fronte al resto della comunità piacentina di cui fanno parte”.
Pensa che così si risolverebbe il problema?
“Sarebbe un passo importante, l’apertura di un vero dialogo, anche istituzionale, sul piano politico, civile, culturale e religioso. Consentirebbe uno scatto in avanti verso l’integrazione di questi piacentini, finora rimasti ai margini, nel resto della comunità, rassicurando tutti anche su una gestione corretta e trasparente della nuova moschea”.
A che cosa si riferisce?
“È plausibile pensare che con il riconoscimento della moschea ci sarà un incremento della partecipazione alle funzioni religiose da parte dei credenti che interpretano il Corano in modo pacifico. Ed è su di loro, ribadisco, che bisogna puntare per isolare gli estremismi. Per questo vanno valorizzati e responsabilizzati in modo pubblico e consapevole”.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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