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Governo e crisi Tav, la vittoria di Pirro dei 5 Stelle

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Da Sinistra, Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Governo e crisi Tav: dopo le parole pesanti, con Di Maio che dà dell’irresponsabile a Salvini, è arrivata la soluzione leguleia del premier Conte.
In sintesi: scambio di lettere con Telt, la società italo-francese incaricata dell’alta velocità Torino-Lione. Conte la invita ad astenersi dalla pubblicazione dei bandi di gara, in attesa degli incontri del governo con Francia e Ue per ridiscutere l’opera ferroviaria. Telt risponde che l’11 marzo intanto procederà alla pubblicazione degli inviti a presentare le candidature sui lotti francesi per il tunnel di base, riservandosi eventualmente di non dare seguito alla procedura. E ricorda al premier che senza rispettare la scadenza del 31 marzo, sui bandi si rischia di perdere 300 milioni di euro di finanziamenti europei.

Vittoria di Pirro

I 5 Stelle gridano al successo. Ma questo rinvio, costato carissimo e architettato in fretta e furia a Palazzo Chigi, per Di Maio potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro. Molti pensano che Salvini l’abbia accettato solo in attesa del voto sull’autorizzazione a procedere contro di lui sul caso Diciotti, previsto al Senato sempre a fine mese. Scatenare la crisi di governo prima non gli avrebbe assicurato la conferma in Aula del voto dei grillini già espresso a suo favore in Giunta. Con il rischio, in caso contrario, di dover affrontare il processo per sequestro di persona come richiesto dal Tribunale dei ministri di Catania.

Quindi a fine marzo le cose potrebbero cambiare. Incassato il voto a suo favore, Salvini potrebbe tornare a premere per un sì alla Torino-Lione, a maggior ragione se i finanziamenti venissero messi in discussione da Bruxelles. Il leader leghista tra l’altro avrebbe dalla sua anche i sondaggi. Swg, per esempio, ha rilevato come il 58% degli italiani sia favorevole all’opera e solo il 16% sia nettamente contrario.
Tra 20 giorni, così, i 5 Stelle avrebbero già le polveri bagnate per rispondere alle bordate leghiste. E d’altro canto tra le fila del Movimento non sarebbe semplice far passare l’ipotesi di una mini-Tav: il no all’alta velocità è stato definito addirittura come un tema “identitario” dal presidente della Camera Roberto Fico.

Governo: dal Colle al Pd

In caso di caduta dell’esecutivo giallo-verde sulla Tav per Di Maio le cose però si complicherebbero ancora di più. Prima di tutto, nessuna sponda dal Quirinale. Il Colle si guarderebbe bene dal formare un governo del presidente per tenere in piedi la legislatura a maggioranza 5 Stelle. Il nuovo esecutivo dovrebbe far fronte agli impegni presi nella legge di Bilancio, aggravati oltretutto dalla crisi economica, che potrebbero far ricadere su Mattarella responsabilità non sue per correggere gli errori di altri.

In secondo luogo, nemmeno il Pd avrebbe alcun interesse a salvare la legislatura e a imbarcarsi subito in un nuovo governo con i 5 Stelle al posto della Lega. L’arrivo di Zingaretti alla segreteria ha già fatto segnare una crescita nei sondaggi, tanto da insidiare i consensi del Movimento che sono in caduta libera. E soprattutto il nuovo segretario vedrebbe di buon occhio il rinnovo della compagine parlamentare non più a immagine e somiglianza di Renzi come quella attuale.

Movimento a rischio

In questo quadro è probabile che una crisi di governo porti direttamente allo scioglimento delle camere e a elezioni anticipate. Con Salvini padrone del campo e Berlusconi e la Meloni pronti ad accordarsi. Quando si andrebbe alle urne? Diciamo in autunno. Se così fosse, dopo le europee di maggio, che per i 5 Stelle si prospettano come un bagno di sangue, e nonostante la bandiera del Reddito di cittadinanza, alle politiche il Movimento rischia l’estinzione. Un pericolo che vede anche la senatrice dissidente Paola Nugnes, fautrice di un nuovo esecutivo con il Pd. In questo caso, ha detto a quotidiano.net, “in Parlamento avremmo 4 anni per sovvertire il calo dei consensi. Se, al contrario, cade il governo e si va a elezioni, per il Movimento è la fine”.

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