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Conte: il premier sarà l’uscita di sicurezza dei 5 Stelle?

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Conte: da vaso di coccio a vaso di ferro. Ricordate? Sei mesi fa tutti a cercare notizie sul professore universitario che si era autodefinito “l’avvocato degli italiani”. E poi gli inciampi di un curriculum un po’ troppo ricco e una partenza balbettante del giurista nei panni di presidente del Consiglio dei ministri. Insomma, Giuseppe Conte a Palazzo Chigi ci sembrava capitato per caso, solo per una serie di fortunate contingenze. Un premier di facciata, visto che quella poltorna né SalviniDi Maio potevano averla.

Partenza lenta

Poi sono seguiti mesi di seconda fila dietro i vicepremier. Non mancava giorno che i due non esternassero su qualsiasi cosa con afflati elettoralistici, mentre lui si teneva in disparte, guardato a vista dal suo capo della comunicazione, “l’ingombrante” Rocco Casalino dei 5 Stelle piazzato al suo fianco.
Intanto Salvini prendeva il volo nei sondaggi con Di Maio che perdeva sempre più terreno. E lui, tra silenzi assordanti, apparizioni misurate e, diciamolo, a volte un po’ banali, comunque saliva gradualmente nei gradimenti. Quasi che gli italiani apprezzassero un premier fratello maggiore che lasciava sfogare “i ragazzi” per poi riportarli alla ragione e rimettere a posto le cose. Non che fosse sempre così, perché a volte trapelavano le sue arrabbiature con la minaccia di gettare la spugna. Ma poi Conte con pazienza riprendeva ago e filo e ricuciva gli strappi.

La porta di Bruxelles

E adesso ci siamo. L’avvocato degli italiani potrebbe spiccare definitivamente il volo in politica per due motivi, uno di governo e uno di partito.
Se l’esecutivo giallo-verde chiuderà l’accordo con Bruxelles sulla manovra, nessuno potrà dire che il premier ne sia stato solo uno spettatore. La patata bollente della marcia indietro sugli zero virgola del rapporto deficit/Pil Salvini e Di Maio adesso l’hanno mollata in mano a lui sfilandola al ministro Tria. Un prendere le distanze che però potrebbe rivelarsi un boomergang, perché i sondaggi dicono che 6 italiani su 10 vogliono che l’Italia trovi un accordo con la Ue per evitare la procedura d’infrazione. Una necessità impellente dettata anche dal cambiamento delle previsioni sul Pil italiano ogni giorno sempre più fosche.

Dunque, viva la mediazione per ottenere un risultato il più rassicurante possibile. Con il premier che potrebbe assurgere a colui che riporta tutto nel novero della ragionevolezza, dal reddito di cittadinanza alle pensioni. E rispetto alle promesse elettorali senza pagare dazio più di tanto. Perché, non dimentichiamolo, Conte per ora è “un tecnico” dei 5 Stelle che non siede in Parlamento e quindi solo indirettamente risponde agli elettori.

Il dopo Di Maio

E qui arriviamo al secondo motivo, quello di partito. Di Maio è sempre più in crisi. Tra manine, gaffe e attacchi da tutte le parti, anche discutibili, il vicepremier non se la passa bene. Con l’aggravante di guidare un manipolo di ministri, vice e sottosegretari, che non sta dando grande prova di competenza per usare un eufemismo.
Conte invece emerge in modo netto rispetto a tutti i 5 Stelle della compagine governativa. Sia sotto il profilo culturale, sia per immagine e capacità di gestire le relazioni con i cosiddetti poteri forti, che ben conosce per i suoi trascorsi professionali.

Così circola voce che il premier sia ormai in pole position per sostituire Di Maio alla guida dei 5 Stelle nel giro di poco tempo. A maggior ragione se si dovesse andare a elezioni anticipate: per i vertici del Movimento rappresenterebbe l’uscita di sicurezza per salvare il salvabile nel partito in calo di consensi.
Insomma, in pochi mesi per il professor Conte tutto è cambiato. Se a giugno nessuno ci aveva scommesso un euro, adesso sembra che ai botteghini della politica ci sia la fila per puntare su di lui.

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