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Giustizia e Csm: perché no all’elezione diretta dei giudici?

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Giustizia: lo scandalo che ha travolto il Csm continua tra nuove dimissioni e intercettazioni sempre più compromettenti. Un quadro che evidenzia come il sistema di autogoverno della magistratura pensato dai Costituenti ormai faccia acqua da tutte le parti.

Giustizia: anni di polemiche

Non tutto è iniziato con lo scandalo di oggi, naturalmente. Lo “strapotere” del Consiglio superiore della magistratura, dei giudici e delle loro associazioni (a partire dall’Anm) più volte ha fatto discutere anche in passato (vedi le storiche picconate di Cossiga). Ma lo scandalo di queste settimane sulle nomine pilotate da magistrati e politici per mettere giudici “amici” in ruoli chiave, come nel caso del procuratore di Roma, non s’era mai visto. Fatti che spingono a una riflessione radicale e provocatoria.

Giustizia e riforme mancate

Non stiamo parlando dell’annosa e discussa questione della separazione delle carriere tra giudici e pm di berlusconiana memoria. Oppure di una riforma che renda la giustizia italiana più veloce, visto che un processo penale in media da noi dura in primo grado oltre 300 giorni contro i 130 e poco più della media europea; mentre un dibattimento civile, sempre in prima istanza, pende dai tre ai cinque anni. E non stiamo parlando nemmeno di un sistema efficiente per valutare i risultati dei magistrati. Con criteri davvero meritocratici, volti a cancellare una giustizia spesso aleatoria e dalle sentenze scioccanti agli occhi del normale cittadino.

Giustizia all’americana

Faremo rabbrividire qualche esperto, ma cosa impedisce in Italia – anche per raggiungere questi obiettivi – una riforma all’americana? Una riforma costituzionale che introduca cioè l’elezione diretta dei magistrati da parte del popolo come avviene negli Stati Uniti?

In un colpo solo si cancellerebbero trame e tramette dietro le quinte del Csm. Tutto si svolgerebbe alla luce del sole, compresi i potenziali condizionamenti della politica e dell’opinione pubblica. Il baluardo dell’articolo 101 della Costituzione (i giudici sono soggetti soltanto alla legge) non verrebbe scalfito, così come le guarentigie a garanzia della loro indipendenza, lasciando liberi i magistrati di pensare solo all’amministrazione di una giustizia uguale per tutti, a questo punto più che mai in nome del popolo italiano.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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