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Salvini in mezzo al guado: rompere o no?

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Salvini comincia a pagare la sua tattica attendista. Se si fosse già aperta la crisi di governo e lo sguardo fosse rivolto alle elezioni anticipate, pensate a come cambierebbe anche l’approccio all’affare Metropol. Forte del risultato alle Europee, in campagna elettorale non ci sarebbe Savoini che tenga, con opacità più o meno palesi sui suoi rapporti con il leader leghista e sul suo ruolo di trait d’union tra il Carroccio e la Russia. Tutti nella Lega sarebbero schierati con Salvini a spada tratta. Adesso, invece, sulle indecisioni del vicepremier e ministro dell’Interno pare emergere una certa irritazione anche tra i suoi fedelissimi.

Da Putin a Trump

Partiamo dall’ondivaga “politica estera” del Carroccio. Prima, nonostante la simpatia per Trump, aperta attrazione moscovita: ammirazione per Putin, via le sanzioni alla Russia, con una strizzata d’occhio alla Cina e alla nuova via della seta. Poi, dopo il viaggio a Washington, dove Trump Salvini non l’ha nemmeno incontrato, la riscoperta di un certo rassicurante atlantismo.
Annoiati da un tema di difficile comprensione per l’uomo comune? Mica tanto, se il 58% degli italiani ritiene grave la vicenda dei presunti finanziamenti russi, che al di là di come vadano a finire le indagini della magistratura per corruzione internazionale, va chiarita a livello politico. Urge quindi un bel repulisti nei contenuti e nei depositari della “politica estera” leghista. Chiarire una volta per tutte la visione di via Bellerio; con nomi e cognomi deputati con altrettanta chiarezza a gestire il piano internazionale e non solo guardando a Bruxelles e alla prossima Commissione europea.

Autonomia e sicurezza

Ma anche sul piano interno le cose per Salvini non vanno come previsto. In sintesi: i 5 Stelle bloccano l’autonomia regionale, scatenando le ire dei governatori di Veneto e Lombardia e della storica base leghista; la Tav aspetta ancora una soluzione definitiva per cantare vittoria; di flat tax si continua a parlare e niente di più mentre l’economia è al palo; il decreto sicurezza, bis o tris che dir si voglia, non sta dando i risultati sperati visto come sono andate le cose con gli sbarchi delle Ong e la difficoltà a prendere decisioni sui migranti senza minacciare ogni volta la crisi di governo.

Dritti alle urne

Insomma, ce n’è abbastanza per rafforzare il partito di chi è stufo del traccheggiare di Salvini e vuole la rottura con Di Maio per andare dritti alle urne, tra l’altro prima che si concluda l’iter della nuova legge sulla riduzione dei parlamentari. Più si aspetta e più si consolidano le posizioni dei 5 Stelle che dopo l’affare Metropol sommato al caso Siri hanno rialzato la testa, rivendicando un primato morale. Passano così in secondo piano le elezioni regionali in Emilia-Romagna di fine anno, viste fino a ieri come un punto chiave da chi resisteva all’ipotesi delle urne anticipate; così come l’idea di aspettare la fine delle lotte in Forza Italia per spartirsi i resti dei berlusconiani.

Il nodo del Colle

Ma c’è un tassello che manca anche a chi vorrebbe l’apertura della crisi prima del fatidico 20 luglio, che nel caso consentirebbe di andare alle urne a settembre, rispettando pure i tempi della prossima legge di bilancio. Un tassello chiave: siamo sicuri che Mattarella non voglia salvare la legislatura che eleggerebbe il suo sucessore? Che alla fine il Colle e i suoi alleati di fronte alla crisi aperta dalla Lega non provino e non riescano a trovare una maggioranza alternativa che sostenga un nuovo governo tecnico o politico che mandi Salvini all’opposizione, nonostante il trionfo alle Europee? I numeri in Parlamento ci sono, questo è un dato di fatto. Ancora pochi giorni, e sapremo se Salvini accetterà questo rischio.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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