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Tamponi a tutti, il Veneto accelera: così si batte il Covid-19?

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Tamponi a tutti dal Veneto alla Sicilia per individuare i positivi al Covid-19, evitando che diffondano il coronavirus. Un’epidemia che oggi per i dati della Protezione Civile conta in Italia 23.073 casi (1.851 in terapia intensiva), 2.158 decessi, 2.749 guarigioni e che continua a proliferare senza sosta.

Sui tamponi così adesso sono in molti a chiedere un radicale cambio di direzione con forti investimenti, seguendo l’esempio della Corea del Sud che ha avuto un notevole successo nel contenere l’epidemia. Tamponi che oltretutto si potrebbero fare senza bisogno di andare in ambiente sanitario, rischiando di essere contagiati.

Oms a favore 

L’unico modo per frenare l’avanzata del coronavirus, ha spiegato oggi Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms, è quello di evitare nuovi contagi, “rompere le catene della trasmissione”. Come fare? “È necessario testare e isolare. Non si può combattere un fuoco con gli occhi bendati. E non possiamo fermare questa pandemia se non sappiamo chi è infetto”.

Zaia quadruplica

Il Veneto non perde tempo e accelera su questa strada. Il governatore Luca Zaia, dopo aver minacciato il coprifuoco, ha annunciato infatti un nuovo piano per effettuare tamponi a tappeto. “Nel giro di una settimana, porterà l’effettuazione dagli attuali 3.210 al giorno a 11.330, sempre giornalieri, coinvolgendo, secondo le singole potenzialità, tutte le microbiologie della rete ospedaliera regionale”.

Priorità agli operatori sanitari

I Direttori Generali delle Ulss hanno avuto “le indicazioni di predisporre i tamponi, partendo a tappeto con priorità a tutti i 54mila lavoratori della sanità, a quelli delle case di riposo, e ai medici di medicina generale”, ha detto Zaia. “Subito dopo toccherà a tutte le persone che hanno dei sintomi; ma che, oggi come oggi, dovrebbero attendere la fine del periodo di osservazione. La filosofia è semplice: più casi isoliamo, più sicurezza creiamo”.

L’esempio di Vo’ Euganeo

In Veneto quindi la partita dei tamponi diventa irrinunciabile. “A maggior ragione dopo il risultato di Vo’ Euganeo, dove, criticati da più parti, facemmo il tampone a tutta la popolazione isolando 66 casi, con il risultato che oggi Vo’ è il territorio più sicuro d’Italia”, ha sottolineato il governatore.

Tamponi e polemiche

“Mi spiace che qualcuno continui a dire che sbagliamo; ma a questo punto, sinceramente ce ne freghiamo”, ha aggiunto Zaia. “Sono gli stessi che ci dicevano che le mascherine non servivano, che non ci hanno detto che il warning erano i respiratori automatici; che non ci dissero che questi pazienti assorbono ossigeno 20-40 volte in più di un normale ricoverato in terapia intensiva e che poteva nascere il problema del congelamento delle condotte di ossigeno negli ospedali; che non ci dissero che respiratori, mascherine e ossigeno erano il cuore del lavoro da fare”. Tutti parlano delle posizioni dell’Oms, ha concluso Zaia, ma noi non l’abbiamo visto qui, in trincea. Abbiamo il massimo rispetto delle idee di tutti; ma anche il dovere di pensare prima di tutto ai nostri cittadini e a metterli in sicurezza”.

L’opinione di Galli

Sui tamponi a tappeto si era già detto “assolutamente d’accordo”, il professor Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. “È utile per il contenimento identificare persone che altrimenti non lo sarebbero e metterle in quarantena”. E Galli aveva ricordato che anche la rivista medica Lancet “dice che se non si riesce a quarantenare almeno il 70% dei contatti di un positivo, non si ferma la malattia in 3 mesi”.

Tamponi anche in Lombardia

Il professore, in prima linea contro l’emergenza Covid-19, già in un’intervista a la Repubblica aveva sostenuto che anche la Lombardia (oggi a 14.649 casi) “dovrebbe trovare il modo di farli. Oppure abbiamo un problema con il denominatore, il numero totale dei positivi. Se facciamo il tampone solo a chi ha sintomi importanti, selezioniamo solo la parte più severa dei colpiti, e ci troviamo con una percentuale di letalità tra i ricoverati più alta della Cina, dove è stata del 10-15%. È meglio il modello veneto, se perseguibile. È simile a quello della Corea del Sud, che infatti ha avuto l’1% di decessi”, aveva concluso Galli.

Perché servono i tamponi

“L’utilizzo su larga scala dei tamponi è utilissimo” per il Covid-19, sostiene il dottor Fabrizio Presicce, dirigente di urologia dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, in un post su Facebook. “Le misure restrittive da sole sarebbero sufficienti se tutti fossimo chiusi in casa, non infettando altri. Tuttavia tralasciando gli irresponsabili, ci sono alcuni individui che sono costretti a circolare ed entrare in contatto con altri (personale sanitario, di polizia, filiera agro-alimentare, banalmente chi esce a far la spesa)”.

Se qualcuno “tra chi circola dovesse essere inconsapevolmente infetto, contagia anche altri che circolano e poi tornando a casa questi a loro volta infettano i congiunti rallentando lo spegnimento del contagio”, prosegue Presicce. “Per questo tutti quelli che di necessità circolano dovrebbero essere sottoposti ai tamponi periodici. Inoltre i tamponi sono utili perché permettono di individuare precocemente pazienti diffusori asintomatici e approntare misure di isolamento e circoscrizione del focolaio immediate”.

A chi obietta che non è possibile incrementare il numero di tamponi eseguibili per i Covid-19, Presicce risponde con questa considerazione: “In realtà l’esempio Veneto dimostra che è fattibile. Inoltre non penso sia accettabile da parte di un Governo lungimirante un atteggiamento del tipo ‘non ci sono, non si fanno’, l’obiettivo dovrebbe essere ‘non ci sono ma servono, diamoci da fare per produrre ogni giorno, ogni ora, più DPI (dispositivi di protezione individuale, ndr) e tamponi!’”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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