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Roberto Reggi a ruota libera: “Cosa cambio in Fondazione”; poi Tarasconi, Foti e…

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Roberto Reggi: nella mappa del potere piacentino oggi probabilmente non c’è nessuno più decisivo di lui. Ha le chiavi di un patrimonio che ammonta a circa 380 milioni di euro, con un’indipendenza e una velocità d’intervento sul piano economico che gli altri grandi attori del territorio si sognano. E il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano lo sa benissimo. Ogni tanto gli scappa un mezzo sorriso, ma cerca di non darlo a vedere più di tanto.

A due anni dal suo insediamento in via Sant’Eufemia, e cioè a metà del suo primo mandato, Reggi fa il punto con ilmiogiornale.net sulle attività che guida da palazzo Rota Pisaroni, dopo l’approvazione del Bilancio 2022 e a valle del suo nuovo prestigioso incarico nel Consiglio di amministrazione di Fondazione Cassa depositi e prestiti. Non solo, da king maker che ha riportato Piacenza sotto l’egida del centrosinistra, Reggi ci spiega come la pensa sulla giunta del sindaco Katia Tarasconi; e ci svela qualche gustoso retroscena, per esempio sugli incontri con l’onorevole Tommaso Foti, suo dirimpettaio altrettanto decisivo per il centrodestra nel territorio piacentino.

Presidente Reggi, che bilancio fa del primo biennio alla guida della Fondazione?
“Molto buono, soprattutto per la squadra che abbiamo messo in campo. Tutti siamo consapevoli del privilegio che abbiamo. Dal presidente all’ultimo dei consiglieri, intendo naturalmente in ordine alfabetico. Ognuno ci mette del suo, ha un ruolo, e tutti si danno un gran daffare. Un bel senso di appartenenza che ha aiutato la Fondazione a dare il meglio, anche in momenti difficili come quelli che abbiamo vissuto lo scorso anno”.

Un anno indubbiamente complicato…
“Guardi, il 2022 è stato l’anno finanziario peggiore nella storia della Fondazione di Piacenza e Vigevano. I nostri rendimenti dovevano crollare miseramente, ma grazie ad operazioni straordinarie, siamo riusciti a chiudere un bilancio positivo e a distribuire risorse importanti. Non come quelle dell’anno prima, ma comunque di rilievo”.

Di quanto si è ridotto il gettito sui territori piacentino e vigevanese?
“Di circa 1,5 milioni di euro. Tenga conto che nel 2021 l’utile lordo è stato di 12 milioni, di cui la metà finito in tasse ed accantonamenti; quindi abbiamo girato al territorio 6 milioni di euro. Quest’anno abbiamo raggiunto gli 8 milioni di utili lordi, e siamo riusciti comunque a distribuire 4,5 milioni di euro”.

Un calo all’incirca del 25-30%.
“Sì, ma creda, è stato un ottimo risultato. Molte Fondazioni sono andate sotto, con bilanci in passivo, e non hanno distribuito nulla; oppure per farlo hanno attinto al fondo per le erogazioni future, erodendo le riserve. Noi, grazie a un’operazione straordinaria che ci ha consentito di liberare il fondo rischi, perché abbiamo risolto tutti i contenziosi che avevamo in sospeso, senza oneri per la Fondazione abbiamo recuperato 3 milioni. Altrimenti ci saremmo fermati a erogazioni soltanto per 1,5 milioni, un risultato poco soddisfacente”.

Quest’anno come vanno le cose?
“Molto meglio: già coi dividendi del primo trimestre e del mese di aprile abbiamo fatto quasi gli utili del 2022; quindi credo di poter dire che nel 2023 riusciremo a distribuire più risorse; ma il tema che oggi si pone è un altro”.

Ci dica, presidente Reggi…
“Dobbiamo stabilizzare le erogazioni, evitando di distribuire con un andamento a denti di sega: un anno 4,5 milioni, un altro 6 e così via. In sostanza va definito un target sostenibile, un plafond stabile di erogazioni, per evitare di partire con i progetti e poi non avere le risorse per sostenerli. Si tratta quindi di incidere anche sull’organizzazione e la gestione dei dividendi e degli utili”.

Ha già una soluzione e una cifra di riferimento?
“Ci stiamo ragionando col Cda e ho posto il problema all’attenzione del Consiglio generale; credo che sia importante dare certezze al territorio con una distribuzione costante nel tempo; la cifra sostenibile credo si potrebbe aggirare attorno ai 5,5 milioni annui. Serviranno per stabilizzare soprattutto gli investimenti in welfare e formazione, cui abbiamo dato più spazio; mentre sulla cultura ci avvaliamo anche degli importanti contributi di Crédit Agricole e Banca di Piacenza, che l’anno scorso sono arrivati a circa 1,3 milioni di euro”.

Sulla cultura però arrivano anche le critiche; per esempio, sulla gestione di palazzo XNL, dove per alcuni state riversando troppe risorse rispetto ai risultati percepiti dalla città: si parla di circa 1,8 milioni di euro erogati nel 2022, o sbaglio?
“La cifra è corretta, ma è spalmata su tre anni e riguarda tutte le attività: cinema, teatro, arte contemporanea. Direi che vista così, e cioè con un investimento medio da circa 600mila euro annui, ci può stare per una città come la nostra”.

Anche per aprire una sorta di sala cinematografica, che fa un po’ di concorrenza a quelle di Piacenza che faticano a tirare avanti?
“Le rispondo così: noi non vogliamo fare concorrenza a nessuno. La nostra sala è funzionale soprattutto alle attività didattiche. Non va dimenticato che svolgiamo un ruolo complementare e sussidiario. Sul nostro territorio mancava un centro dedicato alle arti contemporanee. Quindi abbiamo deciso di investire in questo settore, per la formazione dei giovani. Puntiamo a far crescere la loro sensibilità sulla cultura, come potrà verificare con le prossime iniziative che abbiamo in cantiere, a partire dal Festival sul pensiero contemporaneo. E soprattutto puntiamo a fare le cose insieme”.

Insieme a chi, presidente Reggi?
“Noi abbiamo non solo il dovere di fare le cose insieme agli altri, ma abbiamo l’interesse, la convenienza ad operare in tal senso. Penso a Comune, Provincia, Diocesi, Camera di Commercio, banche, associazioni e privati”.

Pensa anche a grandi eventi per rilanciare la città?
“Se ce ne fossero non ci tireremo indietro, come abbiamo già fatto con la mostra sul Klimt, mettendo a disposizione palazzo XNL. Ma è chiaro che non possiamo essere noi a decidere dell’intera politica culturale piacentina. In questo ambito però ci piacerebbe riuscire ad essere un punto di riferimento per l’arte contemporanea”.

Come vede l’ipotesi di un’unica grande fondazione culturale della città, che gestisca tutte le iniziative, come avviene a Belluno? 
“Guardando a come sono fatti i piacentini, sarebbe già un successo riuscire a realizzare più cose lavorando insieme su programmi comuni; mi spiego: pensi solo a quanti anni ci abbiamo messo per gestire in modo ordinario la Ricci Oddi. Una Galleria che finalmente con il nuovo statuto diventerà un ente del terzo settore, capace di attirare sponsorizzazioni di rilievo. Tuttavia, non sono pessimista: sul fronte delle collaborazioni qualche segnale importante sta arrivando”.

A cosa si riferisce?
“Per esempio al progetto Energia in Comune per aiutare famiglie e imprese in difficoltà con le bollette di luce e gas; un’iniziativa che ha visto la partecipazione di tutti gli enti istituzionali oltre al Banco dell’energia, arrivato per la prima volta a Piacenza. Si tratta di un modello replicabile in tutti i settori; il modo giusto per crescere, massimizzando le opportunità anche nei Comuni della provincia”.

In quest’ottica, molto politica, quanto pesa il fatto che ci sia un ex sindaco come lei alla guida della Fondazione?
“Credo che la mia esperienza politica, quella di chi per anni ha fatto sforzi quotidiani per tenere insieme persone e attività, possa dare un contributo importante, volto a cercare sempre la collaborazione. Poi chi ha fatto politica e soprattutto amministrazione ha un bagaglio di relazioni importanti, che sono sempre molto utili. Puoi aver avuto anche rapporti conflittuali, ma alla fine hai sempre consolidato delle relazioni e quelle rimangono. Tutti elementi che danno una marcia in più”.

Rapporti e relazioni che di sicuro oggi sono serviti a portarla nel Consiglio di Fondazione Cdp; un altro tassello importante non solo per la sua carriera, ma anche per Piacenza?
“Direi di sì, ed è un aspetto che ho considerato subito. Continuare ad avere relazioni dirette in questo ruolo di consigliere con il presidente Gorno Tempini, che guida la Fondazione e l’intera Cdp, e che conosco da tempo, di certo è importante. Pensi solo all’investimento immobiliare nell’ex convento Santa Chiara, che principalmente fanno loro e su cui stiamo rivedendo i conti, anche per migliorare le soluzioni abitative in progetto per studenti e soggetti fragili”.

Passiamo alla politica più operativa: che voto dà alla giunta del sindaco Tarasconi?
“Molto più della sufficienza; e mi fermo qui, perché poi mi si accusa di essere troppo di parte. Intanto, arrivare con il cambio di amministrazione dal centrodestra al centrosinistra è sempre traumatico. C’è da affrontare la reazione di chi ha perso e che ti mette sempre in difficoltà”.

Anche se dopo il suo caffè con l’onorevole Foti del marzo scorso le acque si sono un po’ calmate…
“La chiacchierata con Foti ha toccato altri argomenti”.

Quali, se non siamo indiscreti?
“Abbiamo parlato di concessioni idroelettriche a livello nazionale, un tema che riguarda il mio lavoro di dirigente in A2A. E le dirò, ci siamo trovati d’accordo su come gestirle in futuro. Poi ovviamente abbiamo parlato anche di politica, ma non di questioni strategiche locali. Però, se mi consente, vorrei tornare io sulla giunta Tarasconi”.

Prego, presidente Reggi.
“Il sindaco ha messo insieme una bella squadra e crede nel collettivo. Guardi, da soli non si combina niente e questo gruppo di persone per bene mi sembra ce la stia mettendo tutta al servizio della città”.

Forse sono motivati anche da stipendi importanti che prima non c’erano?
“Può essere, ma credo che le motivazioni siano più alte; in concreto vedo già una città più pulita, un verde più ordinato, e presto credo che saranno affrontati i grandi progetti che sono ripartiti, ma con tutte le difficoltà del caso”.

Lei avrebbe sottoscritto l’aumento dell’addizionale Irpef e l’assunzione di oltre 100 nuovi dipendenti?
“Assolutamente sì, perché il Comune fa girare tutto e se non ha le risorse umane ed economiche è sempre in difficoltà. Quando ero sindaco, vent’anni fa, il Comune di Piacenza aveva mille dipendenti. Certo, oggi ci sono altri strumenti tecnologici, ma siamo a numeri risicati. Poi servono dirigenti capaci come il nuovo segretario generale Luca Canessa o Luigi Squeri che è ritornato a Piacenza”.

Quindi su Irpef e assunzioni ha dato il suo permesso…
“No, perché non ce n’era alcun bisogno”.

Senta, e per la prossima presidenza del Conservatorio Nicolini, con cui dovrete collaborare a palazzo XNL, le piace la candidatura di Massimo Trespidi?
“Perché no, lo stimo e potrebbe fare bene; come d’altra parte Daniele Cassamagnaghi o Alberto Squeri, gli altri due amici in lizza per questo incarico, persone che conosco bene. Diciamo che comunque vada sarà un successo”.

Torniamo per un attimo alla politica nazionale: che opinione si è fatto della nuova segreteria del Pd a guida Schlein?
“Sicuramente non ha vinto il mio candidato, che era Bonaccini; non sono iscritto più al Pd dal 2018, ma il mio cuore batte lì. Elly Schlein non rappresenta a pieno le mie sensibilità, e non ho ancora capito come la pensa su molti temi. Diciamo che sono un po’ alla finestra”.

Un’altra politica di vaglia piacentina, l’onorevole Paola De Micheli, invece sta rilasciando interviste molto critiche nei confronti della Schlein: secondo lei potrebbe uscire dal Pd?
“Non so, con Paola non ci sentiamo da molto tempo”.

Un ultima domanda: che consigli darebbe a Roberto Reggi per il futuro?
“Ne darei molti, ma mi limito a due. Fra un mese diventerà nonno e sua moglie andrà in pensione. Penso che qualcosa cambierà nella sua testa e gli consiglio di godersi di più la famiglia, che non ha vissuto a pieno con i suoi figli, per i tanti impegni che aveva allora. Il secondo è sull’attività in Fondazione. Gli consiglio di valorizzare sempre di più le persone che ci sono, dai dipendenti ai consiglieri; brave persone che possono fare molto bene per la città e il suo territorio. Un gruppo che conta più del presidente, che merita di andare avanti, indipendentemente da quello che farà Reggi tra due anni”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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