Cosa sta succedendo?
Analizziamoli, incominciando brevemente dal centrodestra che non ha fretta di andare al Governo. I partiti che lo compongono sanno che dopo la pandemia gli elettori avranno voglia di cambiamento e li voteranno. Basta aspettare.
Passiamo ai partiti che sostengono il governo. Il Partito democratico, al 20% circa, è composto a strati di persone con diverse storie passate (sinistra, socialista, cattolica e combinazioni lineari delle stesse), diversi luoghi di origine (città e regioni), diversi gruppi di riferimento (imprese pubbliche e private, cooperative, Chiesa, banche…).
Nel corso del tempo, limitandoci al Secondo dopoguerra, i partiti popolari, ovvero la Dc prima e il Pd ora, tendono a divenire sempre più partiti di potentati locali, con la classe dirigente soggetta al rischio di ribaltoni. E questo spiega i comportamenti e le dichiarazioni dei membri del Pd, spesso in contraddizione tra loro ed anche, temporalmente, con se stessi.
In queste condizioni i condizionamenti sul governo Conte sono enormi. Provenienti dalle Regioni, dalle Città metropolitane, dai giornali in conto ai partiti della sinistra, per conto indiretto di imprese private e così via. Un ultimo esempio il recente piano della Regione Emilia Romagna, Patto Lavoro Clima: 30 miliardi di investimenti in 10 anni con un budget della Regione di un miliardo; e gli altri? Probabilmente guardano al Recovery Fund.
E gli altri partiti della maggioranza? Nel Movimento 5 Stelle il collante è composto dalle rivendicazioni e dall’approvazione di alcune leggi ad effetto (vedi il reddito di cittadinanza). Sta maturando una cultura di governo e di alleanze, ma necessita di un costante supporto da parte del Pd; spesso il M5S devia da questo obiettivo per incostanza e anche per incapacità di mettere a frutto le azioni del presidente Conte, con punte di invidia guardando all’immagine e alla popolarità raggiunta dal premier.
Infine Leu: si fonda sui “Padri della Patria” e sulla capacità del Ministro della Salute di organizzare la sanità, in buona sostanza, di fare un miracolo. Rimangono i guastatori di Italia Viva. E per loro, si rimanda al nostro articolo del 14 dicembre scorso.
Come finirà a breve?
Riassumendo: la coalizione ha un presidente del Consiglio che non è un politico e ha cercato di portare in politica la società nel rispetto della Costituzione. Gli interessi (e quindi i condizionamenti) dei partiti della coalizione sono tuttavia troppi, e spiegano l’attuale situazione politica.
È una lotta tra un nuovo modello, che si avvale di combinazioni di formule vecchie e nuove, e il vecchio modello fatto di spese inutili, prebende (se non proprio tangenti), gruppi d’interesse consolidati e lobby. Ragionevolmente, nel breve periodo si arriverà ad un compromesso.
E nel medio periodo?
Guardando più avanti, prendiamo ad esempio l’elezione del presidente della Repubblica. Da quanto scritto, il Pd deve consolidare la sua posizione e il suo candidato (della sinistra); sarà quello che garantirà maggiore compattezza al partito nei momenti cruciali. Il M5S sceglierà un candidato che possa aiutarlo nel perseguimento della cultura di governo.
Esiste un solo candidato nella politica italiana che possa mettere insieme gli obiettivi di Pd e M5S. Tale candidato potrebbe tra l’altro andare incontro alle aspettative di alcuni partiti del centrodestra. Ma non ha un cognome aggressivo ed è vicino.







