Pd: ogni volta che arrivano venti gelidi sul Partito democratico di Nicola Zingaretti, la Rai trasmette qualche puntata del Commissario Montalbano. In questo periodo addirittura una fiction della bella e brava cognata Luisa Ranieri e l’ultimo inedito di Montalbano, lunedì prossimo, interpretato da Luca Zingaretti, fratello dell’ormai ex segretario.
Che cosa è successo? Il Governo di alto profilo e i recenti sondaggi hanno messo in fibrillazione il Pd. Ma erano novità? Riassumiamo brevemente lo stato delle cose.
Pd e tribù
Il Partito democratico, formazione politica al 20% circa, è composto a strati da persone con diverse storie passate (sinistra, socialista, cattolica e combinazioni lineari delle stesse); provenienti da diversi luoghi di origine (città e regioni) e con diversi gruppi di riferimento (imprese pubbliche e private, cooperative, Chiesa, banche…).
La figura più vicina è la tribù. Ma come ricorda Nelson Mandela (nel 2° capitolo di Lungo cammino verso la libertà), la tribù ha le sue tradizioni, le sue regole, che però non sono quelle del Pd. Gli anziani del villaggio, racconta Mandela, si riuniscono alla sera finché non si raggiunge l’unanimità delle decisioni, e a queste si tiene fede.
Nel corso del tempo, limitandoci al secondo dopoguerra, ma era vero anche molto tempo fa, i partiti popolari, ovvero la Dc prima e il Pd, tendono a divenire sempre più partito di potentati locali, con la classe dirigente soggetta al rischio di ribaltoni. E questo spiega i comportamenti e le dichiarazioni dei membri del Pd, spesso in contraddizione tra loro ed anche, temporalmente, con se stessi.
In balia delle correnti
Ad esempio, esiste la corrente degli ex democristiani che pensa che siano Benedetti da Dio e che ciò sia sufficiente per diventare da presidente della Repubblica, del Consiglio, a ministro.
C’è la corrente che pensa di risolvere tutto in sede di elezioni, candidando uno della cosiddetta società civile. Nel caso di Piacenza, ad esempio, vedi il professor Paolo Rizzi o prossimamente (forse) il notaio Massimo Toscani, guardando alle comunali del 2022.
Esiste la corrente che sogna il centro con Carlo Calenda, Matteo Renzi ed Emma Bonino che purtroppo non aggiungerebbero al Pd una percentuale superiore all’Iva sui generi alimentari, cioè il 4%.
C’è la corrente (interna) degli orfani di Renzi che pensa di crescere drenando voti al Movimento 5 Stelle o altri partiti da destra e da sinistra nella misura in cui ritiene tali voti fungibili.
E ancora esiste la corrente emiliana che pensa di fare concorrenza al centrodestra con una politica a favore del nord e sfavorendo il sud. Come altre correnti tutte all’insegna dell’accordo fuori sacco.
Vecchi problemi
Perché i problemi sono due: in primo luogo, cosa sia il Pd, il suo contenuto, i suoi valori e cosa li tiene uniti. In secondo luogo, le alleanze. Il segretario Zingaretti ha risposto all’ultimo quesito, fondando un’alleanza con LeU e M5S sui contenuti, suggeriti da Giuseppe Conte, europeisti e riformisti.
Zingaretti è ben consapevole che con il 20% circa non si governa. Ma non ha risposto al primo quesito: che cos’è il Pd? Purtroppo è almeno dalla segreteria Bersani che a questo quesito non si dà una risposta.
E allora non ci si deve lamentare se il Pd nei sondaggi e nei dati effettivi oscilla intorno al 20%; e se arriva il partito di Giuseppe Conte, con tre parole guida, i dem calano di 4 punti. Certo, il punto focale è la persona di Giuseppe Conte, e non stupisce l’accanimento contro di lui di alcuni politici di spicco e di stampa e tv.
Ma è solo rispondendo al primo quesito e lavorando sulle idee che si possono aumentare i consensi per costruire alleanze al fine di arrivare a governare bene e stabilmente.
Qualche proposta…
Alcuni esempi non esaustivi. L’obiettivo della piena occupazione del lavoro come negli Stati Uniti o nello stesso Schema Vanoni degli anni 50.
La fissazione di un salario orario minimo: oltre a perseguire obiettivi di equità, ha anche la funzione di disincentivare il mordi-e-fuggi ed incentivare invece investimenti nella ricerca e nell’implementazione di attività economiche di qualità, e quindi sostenibili.
Infine, un progetto di formazione professionale e non. Una maggiore attenzione a legalità e istruzione, e un approfondimento della relazione tra tecnologia e politica.
Che cosa deve evitare il Pd nel breve periodo? Pensare a scorciatoie, a furbizie. Deve invece costruire un gruppo dirigente con regole interne per affrontare il problema delle correnti.
La via maestra è sempre la stessa: seminare e dimenticare le scorciatoie.







