Mattarella l’altra sera ha parlato al Paese, mettendo in grande evidenza le due strade, le due alternative. “Dare, immediatamente, vita a un nuovo Governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti: sanitaria, sociale, economica, finanziaria. Ovvero quella di immediate elezioni anticipate”. E ha scelto un “Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”, dando l’incarico a Mario Draghi.
L’altra scelta del Quirinale sarebbe stata appunto indire nuove elezioni che avrebbero distolto persone e risorse dai problemi del Paese per un lungo periodo, con la campagna elettorale e la formazione del successivo nuovo Governo.
Qualche perplessità
L’impressione data da Mattarella mentre parlava in tv è stata di insicurezza. Arrivare ad un Governo tecnico ad un anno dall’inizio ufficiale della pandemia è un grave ritardo, se il capo dello Stato riteneva il presidente del Consiglio, i ministri, il Parlamento non abbastanza efficaci ed efficienti.
Se così fosse, attraverso incontri, lettere, interventi o altro avrebbe dovuto intervenire molto prima, se la lotta al Covid non era sufficiente, il Recovery Plan inadeguato, e così via.
Crisi di sistema
L’esperienza del Governo in carica era anche inserita nell’ottica di costruire un polo di centrosinistra che possa competere con il polo di centrodestra, riportando a quasi normalità il sistema politico italiano.
Si parla spesso di “crisi del sistema” da parte di giornalisti e commentatori, ma non si aiuta a superarla. Sono richiesti tempo, risorse e persone, alla ricerca di quello di cui il Paese davvero necessita. E cioè la stabilità, bene prezioso troppo volte richiamato, ma forse mai cercato e costruito fino in fondo.
I migliori e la tragedia greca
E adesso? La scelta del Governo dei cosiddetti migliori riporta il Paese indietro di anni. È il modo di risolvere le situazioni della tragedia greca, metodo appunto vecchio di secoli.
Chi saranno i membri del Governo dei migliori, dei meritevoli? Saranno tecnici? Saranno gli stessi di cui leggiamo e sentiamo sui media le critiche al presidente Conte, che hanno occupato posizioni nella pubblica amministrazione, nelle aziende di Stato, nell’università, nelle professioni?
Di molti si sa il loro (basso) valore oggettivo. Spesso sono creati a tavolino, in qualche redazione di grandi giornali e da gruppi di lobby. Non hanno una responsabilità politica nei confronti del Paese, dei suoi cittadini come coloro che sono stati eletti alle Camere.
Se invece saranno politici, perché allora non continuare l’esperienza del presidente Conte e poi indire elezioni? I problemi sollevati da Mattarella sono quelli a cui il Governo cercava di dare risposta, in particolare la lotta al Covid, la predisposizione del Recovery Plan, che ha generato la caduta dell’Esecutivo, e il blocco dei licenziamenti, su cui per altro vi era già una bozza di accordo.
Al voto o no?
Da ultimo e non meno importante: molti Paesi hanno votato in epoca di pandemia, in Italia si farà in più Regioni e Comuni. Le prossime elezioni amministrative in Calabria, in tanti enti locali riguarderanno milioni di elettori. In alcuni Paesi europei si è votato più volte.
Il risultato finale non è positivo. La scelta del presidente della Repubblica interrompe il tentativo di dar vita ad un polo di centrosinistra ed allontana per un lungo periodo la stabilità del sistema. Quella stabilità che è il fondamento ed il successo delle democrazie occidentali. Ai nostri occhi, un costo troppo elevato per Paese anche se l’ha deciso Mattarella.







