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Spostamento della Rianimazione all’Ospedale di Piacenza: i medici bacchettano l’Ausl

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Rianimazione e Terapia Intensiva all’ospedale di Piacenza: ai medici non piace la soluzione adottata dai vertici dell’Ausl. Lo spostamento al terzo piano del reparto, operativo da lunedì scorso, «potrebbe rappresentare un rischio aggiuntivo per pazienti e operatori di tutto l’ospedale».

Stavolta dunque a prendere carta e penna non è un rappresentante politico, come il consigliere regionale piacentino Matteo Rancan, capogruppo della Lega a Bologna, che aveva criticato la ristrutturazione in atto nel nosocomio della città emiliana.
A scrivere sono gli addetti ai lavori. E cioè gli anestesisti e rianimatori in forza al Polichirurgico di Piacenza. Per spiegare le loro preoccupazioni non usano mezzi termini, come si legge in una lettera rilanciata dal quotidiano Libertà; e indirizzata ai vertici dell’Ausl (in primis al direttore generale Luca Baldino e al direttore sanitario Guido Pedrazzini; ma anche ai medici Vincenzo Nardacchione, Valeria Trabacchi, Andrea Magnacavallo e Patrizio Capelli).

Il trasloco di giugno

Dopo aver premesso che «il personale medico e infermieristico dell’Unità operativa non si è mai tirato indietro, adattandosi ai cambiamenti necessari per la tutela di tutti i pazienti, Covid e non Covid», gli anestesisti e rianimatori sottolineano che il primo trasloco di giugno «ha richiesto diversi mesi per arrivare a un buon adattamento nei nuovi ambienti di lavoro da parte di tutto il personale». E che «la scelta di pianificare in altro momento la ristrutturazione della Rianimazione, invece di chiuderla per lavori da giugno, avrebbe garantito da subito una maggiore disponibilità di sale operatorie; mantenendo le due sale di urgenze pomeridiane, con un numero adeguato di posti letto in Recovery-Room, avendo anche in questi mesi la garanzia di un percorso pulito/sporco almeno sulle sale operatorie, che in questi mesi è mancato».

L’allarme su percorsi e piano strategico

Tuttavia, se è vero che molti reparti in questi mesi sono stati spostati nell’ospedale di Piacenza, «la Rianimazione ha sicuramente delle peculiarità rispetto ad ogni altro reparto medico e chirurgico; come è peculiare la nostra attività svolta come Consulenti Rianimatori. La posizione di vicinanza al Pronto Soccorso, alla Radiologia, al Comparto Operatorio, alla Sala Parto è senz’altro strategica, non solo per i nostri pazienti della Rianimazione, ma anche per tutti i pazienti che afferiscono a tali servizi».

Poi arriva il primo affondo degli anestesisti e rianimatori piacentini. «Allungare i percorsi tra queste aree per i pazienti critici – scrivono – li espone ad un rischio aumentato che non può essere ridotto, neanche da un impegno di più Anestesisti, qualora aumentasse numericamente la nostra presenza».

Ma c’è di più, a leggere neanche tanto tra le righe. Visto che il trasloco al terzo piano è avvenuto «per garantire una eventuale estensione di posti letto intensivi solo per pazienti Covid», i medici avvertono la necessità «di avere un piano strategico anche per garantire un numero adeguato di posti letto ventilati per tutti i pazienti, senza discriminazione di patologia»; piano che per loro, quindi, al momento non esiste.

Le altre richieste

Come se non bastasse, arriva altra legna sul fuoco. I medici chiedono «che venga prima istituita una seconda Guardia Interdivisionale per il Polichirurgico/guardia UTIR (Unità di terapia intensiva respiratoria, ndr); che venga rivista la Procedura dei Trasporti Secondari con condivisione con le Unità operative collegate; che venga rivista l’attività di pertinenza del Cardiologo di guardia a copertura dell’intera struttura ospedaliera; e che venga garantito un numero di posti letto non-Covid adeguato alle esigenze della popolazione piacentina in essere prima dell’emergenza Covid; o che comunque venga redatto un piano strategico anche per i pazienti non-Covid sovrannumerari».

Le risposte dell’Ausl

A stretto giro, sempre su Libertà, è arrivata la replica del direttore sanitario dell’Ausl. Il dottor Pedrazzini, sostiene che i lavori in questione «erano necessari», visto che «l’attuale Rianimazione-Terapia Intensiva era costruita secondo parametri di molti anni fa»; spiegando altresì che «il cantiere è stato avviato nel momento in cui il flusso di pazienti Covid era diminuito; quando si riscontrava basso rischio di doverne ricoverare in Terapia Intensiva; e quando le Terapie Intensive di Castel San Giovanni si dimostravano sufficienti a gestire eventuali emergenze. I tempi di progettazione e di avvio e di esecuzione dei lavori sono stati gestiti in maniera ottimale».

Sull’allungamento del percorso e i rischi conseguenti per i pazienti, Pedrazzini è altrettanto drastico: «non ritengo che il rischio sia aumentato sia in termini di distanza che in termini di percorsi sporco pulito. Il paziente che arriva in Pronto Soccorso viene preso in carico dal Rianimatore, gestito e trasportato nei reparti di cura più appropriati».

Posti letto e turni

Poi il direttore sanitario rassicura anche da altri punti di vista, partendo dal numero dei posti letto per pazienti non Covid. «Proprio per rendere compatibili le attività sanitarie sui due gruppi (positivi e negativi), e in particolare l’attività chirurgica su pazienti oncologici e per interventi non procrastinabili che necessitano spazi di sala operatoria di recovery room e di Terapia Intensiva, si sono realizzati gli interventi di potenziamento degli ospedali di Piacenza. Il piano elaborato è proprio nel segno della conservazione delle attività e in sicurezza».

Mentre sui nuovi turni, dopo il trasloco della Rianimazione, Pedrazzini aggiunge che «si sta lavorando proprio per garantire il più alto livello di sicurezza. E sono certo che l’apporto degli anestesisti e rianimatori sarà adeguato rispetto alle necessità; come pure quello dei medici dell’area dell’emergenza urgenza e delle medicine».
Infine, sui nodi delle guardie notturne e interdivisionale, il direttore sanitario garantisce che saranno «attivate in caso di necessità».

 
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