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Corrado Sforza Fogliani: il ricordo di Emanuele Galba, nuovo direttore di Bancaflash

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Da sinistra: Sforza Fogliani e Galba (foto di Alessandro Bersani)

Corrado Sforza Fogliani visto da vicino. A quaranta giorni dalla sua scomparsa, ecco il ricordo di Emanuele Galba, il giornalista già direttore de La Cronaca, che ha preso il testimone dal presidente della Banca di Piacenza alla guida di Bancaflash.

Il noto periodico dell’Istituto di credito questo mese dedica un numero speciale a Sforza Fogliani. E l’editoriale firmato dal nuovo direttore, dal titolo “Caro Avvocato, caro Presidente, caro Corrado”, che vi riproponiamo integralmente, ne traccia un ritratto unico, personale e ricco di umanità.

‹‹“Grazie, avvocato”. «Grazie a Lei. E mi chiami sempre così. È il titolo che amo di più perché è quello che mi ha fatto un uomo libero». Così si concludeva un’intervista che Corrado Sforza Fogliani mi rilasciò per La Cronaca (era il 20 luglio del 2010), in occasione della sua prima elezione a vicepresidente dell’Abi. Una richiesta che per il sottoscritto rappresentava una naturale prosecuzione di una consuetudine: per me era l’Avvocato (permettetemi la maiuscola) fin dalla fine degli anni Settanta, quando m’iscrissi alla Gioventù liberale ed ebbi modo di conoscerlo, io ancora ragazzino, nella sede del Pli di via Cittadella. Non gli ho mai dato del tu, nonostante la frequentazione ultra quarantennale, ma nel 2018 – quando entrai nella grande famiglia della Banca di Piacenza come addetto stampa della fantastica iniziativa della Salita al Pordenone – fu giocoforza “disobbedirgli” iniziando a chiamarlo Presidente. E a quel punto l’aver sempre mantenuto il “lei” fu un vantaggio, nella dinamica del rapporto con colui che era diventato il mio “capo”.

Per questo articolo (il più difficile della mia carriera) consentimi però di darti del tu.

Caro Corrado, fedele al motto che avevi fatto esporre in ogni ufficio della Banca (“Il tempo è valore”) non ne hai perso – di tempo – nemmeno per lasciare questa vita. Che hai interpretato con un’intensità inarrivabile per qualunque “umano” (ho sempre pensato che il buon Dio qualche dote soprannaturale te l’avesse inserita, nel Dna). Tralascio di elencare tutte le buone cose che hai fatto e per le quali meriti di essere ricordato. C’è chi ci ha già pensato e da pulpiti molto più autorevoli di questo. Il mio sarà dunque un ricordo (molto) personale.

La memorabile campagna elettorale del 1990

Correva l’anno 1990, il 3 di maggio: ci trovavamo al centro di Piazza Cavalli, al termine di un’iniziativa di fine campagna elettorale. Fosti raggiunto dalla notizia che Antonietta aveva dato alla luce Maria Paola. Non ho mai visto, nei tuoi occhi, così tanta gioia. Quelle elezioni furono, per il Partito liberale piacentino, trionfali: più del 6% (all’epoca il Pli a livello nazionale era attestato al 2%), con i consiglieri comunali che passavano da 1 a 3; eri stato, in proporzione, il più votato, con quasi 1.900 preferenze, pari ad una percentuale che si avvicinava al 39%. La ricordo come una campagna elettorale memorabile, innovativa per allora perché aveva valorizzato tutti i candidati e con slogan che ancora oggi sarebbero di grande attualità (non c’è bisogno di precisare che era tutta farina del tuo sacco). Dal canto mio, il contributo fu di manovalanza e mi valse una medaglia d’oro (graditissima, che ancora conservo) come ringraziamento. Altri tempi, quando la politica era entusiasmo per gli ideali in cui si credeva. Ideali che, grazie al tuo esempio e ai tuoi einaudiani insegnamenti, avevo fatto miei.

Compiendo un salto in avanti di 32 anni, un’altra campagna elettorale da ricordare è quella delle ultime Amministrative. Prendendo un po’ tutti in contropiede, hai accettato di candidarti a sindaco per i Liberali Piacentini-Terzo Polo. Risultato lusinghiero quello ottenuto, visto che si partiva da zero con pochissimo tempo a disposizione. Un periodo per te massacrante, perché naturalmente non hai rinunciato a nessun altro dei tuoi impegni, ma nel quale – ne sono certo – ti sei molto divertito e al quale ho avuto ancora una volta il privilegio di essere parte.

Hanno scritto che sei stato un filantropo, un benefattore, un uomo buono. Vero. Aggiungo che facevi del bene anche nel privato, senza ostentarlo. Giovanni Pastorelli, mancato diversi anni fa, era un invalido civile costretto su una sedia a rotelle che viveva in una stanzetta al Vittorio Emanuele, benché non fosse anziano. Nel ’90, a 45 anni, alle richiamate Amministrative si mise in lista con il Pli. Andai a trovarlo per un’intervista. Parlando di te mi confidò che tutte le domeniche mattina passavi da lui a fare quattro chiacchiere. Un gesto che gli riempiva il cuore di gioia.

La grande passione per il giornalismo

Il giornalismo è stato una tua grande passione. Tanti anni fa, nel tuo studio, mi mostrasti la tua tessera da pubblicista che porta la data di quando sono venuto al mondo io (1960), dicendomi che era una delle cose a cui tenevi di più. L’hai onorata collaborando per prestigiosi giornali nazionali, per la Libertà dei Prati e occupandoti di cose piacentine sul nostro (tuo) BANCAflash. Se ho fatto questo mestiere, la “colpa” è tua: un giorno – dopo aver letto i miei primi articoli – dicesti che riconoscevi in me una certa predisposizione. Indimenticabili gli anni de La Cronaca: costante il tuo contributo in consigli e dritte per portare avanti con successo un’avventura editoriale che ha fatto conoscere a Piacenza una felice parentesi di informazione plurale. Consentimi di dire anche che solo tu (con altri tre amici) hai poi appoggiato finanziariamente il mio tentativo (purtroppo di breve durata) di far tornare La Cronaca in edicola.

Hai fatto in tempo a chiedermi di portare avanti due tue creature: questo periodico e Confedilizia notizie. Ne sono onorato e mi sono messo subito al lavoro cercando di metterci almeno un po’ di quell’acribìa (scrupolo, rigore, precisione, puntiglio) che ti era propria e che spero – essendoti stato accanto per molti anni – di aver in minima parte assorbito.

Stima reciproca

Lavorare con te è stato molto istruttivo e allo stesso tempo complicato, perché la severità che pretendevi da te stesso la applicavi anche agli altri. Ci siamo incontrati a casa tua l’8 novembre per la correzione delle bozze dell’ultimo numero di BANCAflash prima di questo. Come mi hai visto, mi hai guardato negli occhi e mi hai detto: «A volte sono molto duro con te», quasi scusandoti. Ti ho risposto che per me andava tutto bene, ma da quella frase ho capito che il tuo problema di salute era molto serio. Oggi ti ringrazio per non avermi mai fatto sconti da quando sono in Banca. Ogni tuo comportamento non era mai per caso e le tue sfuriate, a parte la ragione contingente, sono sicuro avessero il fine di proteggermi e rafforzarmi quando fosse capitato quello che purtroppo è capitato. Anche nelle giornate più “brutte” non ho mai dubitato della stima che avevi nei miei confronti. E per rafforzare questa mia convinzione, mi andavo a rileggere la dedica che mi facesti sul tuo libro Il diritto, la proprietà, la banca, che presentasti in una memorabile serata a Villa San Carlo Borromeo con prestigiosissimi ospiti. Una dedica che conservo gelosamente. Non sono abituato ad appuntarmi medaglie, ma per questa volta faccio un’eccezione: “A Emanuele Galba, giornalista non quaquaraquà, campione di giornalismo non servile e di indomito coraggio, con tutta la simpatia, l’amicizia e la stima che meritano gli uomini liberi”. Senago, 25.10.2007. Corrado Sforza Fogliani. 

Sei stato un faro nel mio cammino e il tratto che ancora mi rimane da compiere resterà illuminato dalla tua luce. Non lo dico adesso che non ci sei più. Così scrivevo nell’autobiografia pubblicata sul volume Unicef del 2008 Il cuore di Piacenza – Ritratti in bianco e nero di Alessandro Bersani: “… I miei maestri di vita: oltre a mio padre e mia madre, Corrado Sforza Fogliani…”.

Paradiso

Sento già il tuo rimprovero: questo pezzo è troppo lungo. Hai, come sempre, ragione ma non posso farci nulla se sei stato così importante nella mia vita. Come ho fatto su Twitter, ti rinnovo i tre grandi Grazie: per il bene che hai voluto (e che hai fatto) a Piacenza; per il bene che hai voluto (e che hai fatto) all’Italia; e per il bene che hai voluto (e che hai fatto) a me.

Non ti dirò riposa in pace, perché il riposare non ti è mai appartenuto. Ti immagino in Paradiso (perché è lì che sei andato, senza fare nessuna anticamera), dove avrai già preso nota, con la tua calligrafia impossibile, delle cose che – persino lì – non funzionano. Gli angeli staranno cercando di provvedere. Non strapazzarli troppo.››

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