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Quale sviluppo per Piacenza? Alla ricerca della crescita aspettando il Recovery Fund

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Anche a Piacenza è un periodo in cui tutte le aspettative sono riposte nell’intervento dello Stato o dell’Unione Europea. In attesa si possono fare scelte locali con l’aiuto della Regione Emilia-Romagna. Quali scelte fare? Le scelte possibili rientrano certamente nell’ambito squisitamente politico, ma considerazioni di calcolo economico possono offrire un valido supporto.

Come scegliere?

È opportuno ricordare che le risorse disponibili sono limitate (non si può fare tutto), necessariamente le priorità devono essere definite. La valutazione del progetto deve anche comprendere le esternalità che può generare non solo nel presente ma anche in termini di apprendimento ed adozione tecnologica, stante la rilevanza che ciò ha al di là del contingente.

Occorre che le risorse siano allocate attraverso investimenti pubblici e privati (grazie ad eventuali incentivi presenti e futuri) in ambiti che possano aiutare la crescita e l’occupazione in modo stabile e duraturo, in un mondo in cui sempre più diminuisce la richiesta/necessità di lavori ripetitivi ed in cui conoscenza e tecnologia sono premiati.

Il territorio della provincia presenta aspetti certamente positivi, ma anche altri non propriamente felici, come, ad esempio, livelli di capitale umano/istruzione non elevati, scarse innovazioni, basso livello di produttività.

A ciò si aggiungono varie e crescenti difficoltà aziendali che hanno portato alla chiusura e/o alla vendita all’estero di imprese locali, spesso in risposta a mere difficoltà finanziarie o di passaggio generazionale, in assenza di una politica del credito lungimirante e di cooperazione tra imprese. E qui vi è spazio per Confindustria e Banche locali.

Cosa fare nel breve periodo, cioè adesso

Come affrontare il per altro non lontano futuro? La risposta é sempre la stessa: investire. Dove? In un orizzonte di breve-medio termine certamente in energia, acqua, trasporti e comunicazioni che sono gli input di base di ogni processo di crescita.

Questo richiede che Provincia, Comuni, altri Enti pubblici e privati facciano pressione perché Enel aumenti gli investimenti in provincia eliminando i disservizi; perché Atersir ed Iren investano in modo tale da eliminare le consistenti perdite di acqua (circa il 30%); e perché Stato, Regione Emilia-Romagna, e la stessa Provincia pianifichino e realizzino sistemi di trasporto (ad esempio, una strada da Piacenza a Ferriere e oltre) e di comunicazioni (ICT) più efficienti.

Le attività economiche richiedono un sistema di comunicazione efficiente: non solo strade o alta velocità ferroviaria (e la fermata a Piacenza), ma anche una banda larga. In particolare sulla banda larga vi sono ritardi enormi ed ingenuità, con il pensare che basti dirlo. Riteniamo che invece debba essere una priorità ben definita con un responsabile.

In un’ottica di medio periodo, cosa fare oggi?

È opportuno tenere ben presente che l’introduzione e lo sviluppo della New Digital Economy (NDE) creano i presupposti per la riduzione dei fabbisogni occupazionali tradizionali e per contro creano domanda di competenze e qualifiche elevate.

Cosa si intende per NDE? Il significato è la portata possono desumersi da un breve elenco di tecnologie alla base della NDE:

  1. Apparecchiature di produzione avanzate, Robotica e Automazione industriale (indicata con Advanced Manufacturing);
  2. Nuove fonti di dati dalla connettività Internet mobile e ubiquitaria (a volte indicata come Internet of things);
  3. Cloud Computing;
  4. Big Data Analytics;
  5. Intelligenza Artificiale (AI).

Come affrontare quindi un futuro un po’ più lontano? La risposta rimane la stessa: investire, a partire dai settori produttivi. Ma l’investimento più utile soprattutto in questa fase storica è quello in capitale umano, i cui effetti si realizzano appunto nel medio periodo.

L’investimento in capitale umano è un oggetto complesso con molteplici dimensioni (sviluppo cognitivo, socio-emotivo, istruzione, formazione professionale,..). Queste interagiscono tra di loro e determinano la produttività dei vari input che concorrono all’ accumulazione del capitale umano.

Occorre tenere presente che l’investimento in capitale umano svolge un ruolo importante non solo nella crescita del prodotto interno di un Paese (o di un’area), ma anche nella distribuzione del reddito prodotto, problema che sta riemergendo dopo anni di sonno.

Alcuni esempi per Piacenza

A questo proposito una cooperazione tra le Università esistenti in loco (Politecnico, Università Cattolica e di Parma) è necessaria, come pure l’allargamento ad altre università in un quadro utile allo sviluppo.

Nel giugno 2018 Piacenza ha organizzato gli Stati generali della Ricerca, cosa in sé di grande valore. Sarebbe ben auspicabile farne tesoro su un piano operativo, come ad esempio ripensare ai Corsi di laurea attivati, valutare se non sia opportuno allargare l’offerta a nuovi Corsi di Laurea, Master… che tengano conto del presente. In particolare, corsi di laurea/corsi di formazione in Informatica, sull’AI (Intelligenza Artificiale), di Medicina tenuto anche conto dello stato della sanità nell’area. Non dimenticando l’esperienza e la ricerca seminale della Mandelli Sistemi.

Non solo corsi universitari, ma anche corsi di formazione della Regione a livello provinciale anche per venire incontro alle esigenze del territorio quanto mai impellenti. Invece di costruire un nuovo ospedale (si veda ilmiogiornale.net del 17 giugno 2020) si potrebbe chiedere alla Regione supporto per la creazione di un centro dedicato alla ricerca applicata simile alla Fraunhofer Gesellschaft.

Tale Istituzione è stata fondata in Germania nel 1949, è ora diffusa negli Usa, e da dieci anni è presente una succursale in Italia a Bolzano. Il compito di Fraunhofer consiste nel trasformare le conoscenze scientifiche in soluzioni innovative su misura delle Piccole e medie imprese.

In buona sostanza incentiva e porta avanti progetti di ricerca applicata che apportino benefici immediatamente spendibili per le imprese manifatturiere e artigiane che collaborano nell’ambito della Fraunhofer, contribuendo così ad aumentare la loro competitività sul mercato. Essa stessa diventa centro ideale per organizzare formazione.

Dove situarlo?

Piacenza ha una vasta area (il già Ospedale Militare) che potrebbe essere riconvertita in centro di ricerca. Favorire inoltre l’insediamento di imprese tecnologiche in varie forme nella suddetta area possibilmente in sintonia con l’ Università è certamente di primaria importanza per lo sviluppo e la crescita. Ed infine, soprattutto maggiore attenzione alla scuola su cui torneremo presto.

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Gabriella Chiesa, Ph.D. in Economics alla London School of Economics, è professore di Monetary and Financial Economics alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Ha ricoperto posizioni in diverse università e centri di ricerca italiani ed esteri.
La sua attività di ricerca verte sui mercati finanziari e le loro interazioni con la macroeconomia, i cui risultati sono pubblicati in riviste internazionali di economia e di finanza.

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Luigi Filippini, ha studiato alla London School of Economics e all’Harvard University. È professore di Economia dell’Innovazione e competitività all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
I suoi interessi di ricerca vertono su temi di Industrial Organization e teoria della produzione, i cui principali risultati sono pubblicati in riviste internazionali.

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