Stellantis: domani, il 16 gennaio 2021, nasce il nuovo gruppo automobilistico figlio della fusione al 50/50 tra i Gruppi Psa (Peugeot-Citroën-DS-Opel) e Fca (Fiat Chrysler Automobiles) dopo che le rispettive assemblee degli azionisti hanno approvato l’operazione a larghissima maggioranza.
È in ritardo rispetto al mercato? Sì; la fusione forse arriva con molto ritardo dopo i numerosi contatti e potrebbe anticiparne un’altra, ad esempio con Volkwagen…
Ma andiamo con ordine e vediamo le caratteristiche principali di Stellantis e le luci e le ombre che porta con sé.
Com’è il governo della società?
Come si posiziona sul mercato?
Quali gli obiettivi?
I pro e contro della fusione?
I vantaggi per Fca sono soprattutto la disponibilità di piattaforme modulari per costruire modelli differenti e per auto elettriche, per PSA l’apertura del mercato statunitense.
Il supporto italiano pre-fusione
L’azienda ha assicurato che il finanziamento “è destinato esclusivamente alle attività italiane e al sostegno della filiera automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese”.
Il prestito potrebbe in effetti segnalare un bisogno di capitale piuttosto che una carenza di liquidità. In questa ottica si auspicava un intervento dello Stato nel capitale anche per garantire l’uso del prestito ai fini di investimenti.
La tecnologia
Per Stellantis la tecnologia è un punto debole, soprattutto se si confronta con Tesla o Volkswagen, con riferimento alle auto elettriche. Anche se non dimentichiamo i recenti (17 dicembre 2020) rilievi critici del Presidente di Toyota, Akio Toyoda, sulla sopravvalutazione dei veicoli elettrici per cui non si tengono conto tutte le esternalità negative. Affermazioni che però vanno di pari passo con investimenti di Toyota per i prossimi anni nell’elettrificazione.
Questo richiederà risorse e capacità tecniche. Le batterie sono uno dei punti deboli perché il loro miglioramento non riesce a stare al passo con quello di altri componenti importanti.
I problemi
Alla fine di maggio 2020, il Governo francese ha varato il “Plan de soutien à l’automobile. Pour une industrie verte et compétitive”, con forti incentivi, da cui anche si evince che la Francia intende investire con forza nell’auto elettrica e nella guida autonoma.
I soci di Fca ereditano, con la fusione il 23% di Faurecia, supplier in grado di orientare tutta la politica di fornitura di Stellantis. È una filiera organizzata, che non tende a coesistere, ma a sostituire. Non esiste un equivalente italiano di Faurecia. I fornitori italiani potrebbero essere sostituiti con il semplice pagamento di penali.
Sebbene Stellantis abbia assicurato che non sono programmati nuovi licenziamenti, si è consapevoli che esistono doppioni nella ricerca, negli stabilimenti, dove ad esempio si hanno 3 stabilimenti in Europa per la produzione di Suv. Queste sovrapposizioni saranno mantenute? È ragionevole pensare che così non sarà, appunto in nome dei guadagni di efficienza realizzabili con la fusione.
I governi intendono seguire Stellantis, I sindacati pure. Ma con quali risultati? Su questo punto sono stati piuttosto decisi anche il ministro dello Sviluppo economico italiano e il ministro francese dell’Economia, che in un comunicato congiunto del 4 gennaio hanno detto che «entrambi i Governi presteranno attenzione al contributo di Stellantis sul piano dell’occupazione industriale in Italia e Francia».
Ma intanto, in Emilia…
Sarà una stella?
Luigi Filippini, ha studiato alla London School of Economics e all’Harvard University. È professore di Economia dell’Innovazione e competitività all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
I suoi interessi di ricerca vertono su temi di Industrial Organization e teoria della produzione, i cui principali risultati sono pubblicati in riviste internazionali.








