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Sanità: Piacenza avanza tra luci e ombre

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A Piacenza ci sono alcune buone notizie sulla sanità in questo periodo. Come il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in lingua inglese dell’Università di Parma che inizierà con sede al Collegio Alberoni di San Lazzaro il prossimo ottobre. A tutt’oggi però non sono note le risorse allocate in termini di ricercatori e docenti.

Il Corso di laurea è comunque importante, perché la vicinanza ad altre Università e le preziose interazioni con corsi di Facoltà mediche hanno effetti positivi sui risultati clinici ed anche sulla qualità del management come mostra la recente ricerca (ad esempio, N.Bloom, R.Sadun, R.Lemos e J.VanReenen, Healthy Business? Managerial Education and Management in Healthcare in Review of Economics and Statistics2020).

I conti col Covid

Un altro aspetto della sanità che ha preso una piega positiva è certamente la pandemia, ma non si sa se il Covid scomparirà o si modificherà e permarrà. Inoltre non si sa ancora la durata dell’immunità e il ruolo delle varianti spesse volte più contagiose. I dati nazionali e locali sembrano tendere al bello, ma come si vede dall’esperienza di altri Paesi non è un punto di non ritorno.

Ad esempio, il professor Andrea Crisanti avverte: “La pandemia non è finita e dobbiamo saperlo tutti. In Inghilterra dove si pensava alle riaperture, con il doppio dei vaccinati rispetto all’Italia, c’è una battuta d’arresto”.

Ancora a Sky TG24 dice: “L’Inghilterra fa 1.000.000 di tamponi al giorno ed ha circa 5-6 mila casi, in leggero aumento, mentre noi ne abbiamo la metà e facciamo molti meno tamponi. Sicuramente il nostro non è un dato reale, soprattutto confrontato con il numero dei decessi. Loro ne hanno 4,5 al giorno e noi solo da pochi giorni siamo scesi sotto i 100”.

È proprio così? Diamo allora un’occhiata ai dati nazionali e locali degli ultimi giorni. Il numero dei decessi è diminuito anche perché sono state vaccinate molte persone a rischio. Si può a grandi linee avere un calcolo della circolazione del virus nel modo seguente. Si consideri, a mo’ di esempio, una mortalità di 100 Persone (media mobile settimanale) e un tasso di letalità di 0.003, il numero di casi di Covid di tre settimane or sono dovrebbero essere 100/0.003= 33.000. In realtà i casi rilevati sono stati decisamente inferiori, ad esempio 11.000.

Se ieri si avevano 600 casi (media mobile settimanale), i dati che abbiamo calcolato suggeriscono che vi sono 1.800 persone potenzialmente contagiate note e non note. Facendo questi calcoli a livello nazionale e locale su Piacenza i conti purtroppo non tornano per lunghi periodi. Si devono trovare queste persone.

Cosa fare?

Poiché i dati dei contagi sembrano pochi, occorre ed è fattibile il far partire o ripartire il tracciamento. Se con migliaia di casi era impossibile ora con pochi casi è fattibile e ha molto più senso. A questo proposito, anche sulla base dell’esperienza inglese sarebbe utile comunicare ad un app, (immuni?), la presenza in un luogo pubblico. Inoltre potenziare le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), con l’obiettivo di gestire a domicilio i pazienti positivi o sospetti positivi.

A livello nazionale/regionale e meno a livello locale anche guardando Piacenza c’è una (forte) diminuzione del numero di tamponi effettuati settimanalmente rispetto all’inverno passato. Perché il numero dei tamponi molecolari è importante? Fare test, cioè tamponi, è fondamentale non solo per individuare i contagiati, ma per scoprire gli asintomatici e limitare la diffusione del virus.

Il nodo vaccinale

Il numero dei decessi è diminuito anche perché sono state vaccinate molte persone a rischio. La campagna di vaccinazione dev’essere intensificata. La copertura in provincia di Piacenza a fine maggio è la seguente: Oltre gli 80 anni, i vaccinati sono l’ 88%, ma in termini assoluti 3.000 persone devono essere ancora trovate e vaccinate. Tra i 70-79 siamo all’83%, cioè mancano più di 4.000 persone; Tra i 60-69 ha risposto all’appello il 68%, cioè mancano più di 7.800 persone.

Più ricerca

Sarebbe inoltre utile che l’Ausl si dotasse di una unità di ricerca su pandemia e vaccinazione, che operasse attraverso studi campionari in città e in provincia, come già accade in altri Paesi. Penso che ci sentiremmo più sicuri e daremmo fondamento all’affermazione del Sindaco, avvocato Patrizia Barbieri, che Piacenza avrà il primo ospedale post Covid in Europa. Non si capisce però se sia un’affermazione temporale, visto che l’ospedale sarà pronto non prima di dieci anni, o invece sia un’affermazione di sostanza: nel qual caso andrebbe adeguatamente supportata dai fatti.

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Luigi Filippini, ha studiato alla London School of Economics e all’Harvard University. È professore di Economia dell’Innovazione e competitività all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
I suoi interessi di ricerca vertono su temi di Industrial Organization e teoria della produzione, i cui principali risultati sono pubblicati in riviste internazionali.

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