
Covid-19: il contagio sfonda quota 5mila e la Lombardia è arrivata al limite della calamità sanitaria. Partiamo dai dati odierni, forniti dal commissario Angelo Borrelli, capo della della Protezione Civile, insieme con Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
I positivi in Italia sono 5.061, con un incremento di 1.145 persone in più rispetto a ieri (soprattutto per l’arrivo di 300 nuovi casi positivi dal laboratorio di Brescia). Le vittime sono 233, 36 in più, sempre rispetto al 6 marzo; 2.651 malati con sintomi sono ricoverati; e 1.843 sono in isolamento domiciliare. Le persone guarite dal coronavirus sull’intero territorio nazionale sono 589, 66 in più di ieri.
Passiamo ai numeri dei malati nazionali ricoverati in terapia intensiva per Covid-19, che rappresentano l’anello debole dell’emergenza sanitaria. Sono 567, 105 in più rispetto a ieri. E ben 359 malati in queste condizioni critiche sono in Lombardia, regione che ha avuto un incremento in un giorno di 50 casi. Una situazione che per i medici del Coordinamento delle terapie intensive della Lombardia è diventata insostenibile.
Covid-19, Lombardia in ginocchio
“L’epidemia di Covid-19 esordita il 20 febbraio nell’area di Codogno è ormai estesa a tutta la Regione Lombardia con possibilità di diffondersi a tutto il territorio nazionale”, sostiene il Coordinamento in un documento inviato oggi al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, al quale viene chiesto di portarlo all’attenzione del Governo e del commissario per l’emergenza coronavirus, Borrelli.
“Si tratta di un evento grave che mette in pericolo la sopravvivenza non solo dei malati di Covid; ma anche di quella parte di popolazione che in condizioni normali si rivolge al Sistema sanitario per le cure di eventi acuti o cronici di qualsivoglia natura”.
Pressione insostenibile
Le strutture sanitarie, prosegue il documento dei medici lombardi, “sono sottoposte a una pressione superiore a ogni possibilità di adeguata risposta. Nonostante l’enorme impegno di tutto il personale sanitario e il dispiegamento di tutti gli strumenti disponibili una corretta gestione del fenomeno è ormai impossibile”. Oltretutto, “le attività ambulatoriali, la chirurgia non urgente, i ricoveri nelle medicine si sono ridotte a livelli prossimi allo zero”.
Covid-19: misure più drastiche
L’intera rete delle terapie intensive “è stata ristrutturata, creando strutture dedicate nelle quali, completamente bardati per difendersi dall’infezione, si lavora con grande fatica per assistere malati gravi e gravissimi, la cui vita dipende da apparecchiature tecnologicamente complesse disponibili purtroppo in numero limitato”.
Anche per questo motivo, conclude la lettera dei medici del Coordinamento delle terapie intensive della Lombardia, “è assolutamente necessaria l’immediata adozione di drastiche misure finalizzate a ridurre i contatti sociali e utili al contenimento dell’epidemia. In assenza di tempestive e adeguate disposizioni da parte delle autorità, saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria”.







