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Lombardia fuori controllo: a due passi da Piacenza si va verso il lockdown

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La Lombardia corre verso il lockdown. Senza un rallentamento dei contagi, l’ipotesi si fa sempre più concreta. Anche se il governatore Attilio Fontana ha chiesto ancora qualche giorno per valutare gli effetti delle ultime restrizioni decise da Regione e Governo.

Fontana ha annunciato che lunedì farà il punto della situazione con l’Anci e con i sindaci dei capoluoghi di Provincia “sulla base di un ‘pacchetto’ di dati che, secondo quanto ci dicono i nostri esperti, può essere un indicatore ‘credibile’ per capire come evolve il quadro sanitario ed epidemiologico”. E solo a seguito di queste valutazioni si deciderà se, dove e come chiudere per arginare il contagio.

I Centri diagnostici 

Nel frattempo, la Lombardia, insieme al Piemonte, ha superato la soglia 2 dell’Rt; e con questo indice di contagiosità è entrata ampiamente nello scenario 4, quello più pericoloso. Nella regione si cerca di correre ai ripari anche con l’apertura dei Centri diagnostici territoriali, dove il paziente viene visitato e “quindi potrà essere inviato a casa in tele-monitoraggio; oppure, se necessario, andrà direttamente al ricovero in reparto, saltando quindi il passaggio in pronto soccorso”, ha spiegato l’assessore al Welfare, Giulio Gallera.

Gli ultimi casi

I numeri della diffusione dell’epidemia in Lombardia comunque non lasciano molti margini di manovra. I nuovi casi positivi del 30 ottobre sono stati ben 8.960 (di cui solo 356 debolmente positivi e 59 a seguito di test sierologico). Con un incidenza del 19,1% sui 46.892 tamponi effettuati. I ricoverati in terapia intensiva sono a saliti a quota 370 (+25) e quelli non in terapia intensiva a 3.698 (+343). I decessi sono stati 48, portando il totale regionale a 17.462 morti da inizio epidemia.

Una settimana fa

In pratica, nel giro di sette giorni i dati sono quasi raddoppiati. Il 23 ottobre i nuovi positivi erano 4.916 (di cui 305 debolmente positivi e 31 a seguito di test sierologico). Con un’incidenza del 15,1% su 36.963 tamponi. I ricoverati in terapia intensiva erano 184 e quelli non in terapia intensiva 2.013. A completare questo quadro, il numero dei decessi era attestato a 17.159 morti. Quindi, nell’ultima settimana in Lombardia sono mancate 303 persone, in media oltre 43 al giorno, a causa del Covid.

Milano e le province vicine

Emblematico anche l’andamento di Milano. Sempre ieri, l’aumento dei positivi ha toccato in provincia 3.979 unità (di cui 1.607 in città). Una settimana fa i casi erano stati 2.399 (di cui 1.126 in città). Venendo alle province che confinano con Piacenza, a Lodi il 30 ottobre si sono contati 133 nuovi casi positivi (108, il 23 ottobre); a Cremona 175 (102) e a Pavia 403 (231).

I dati di Emilia e Piacenza 

Nella nostra regione l’indice Rt è salito a 1,63; e quindi anche l’Emilia-Romagna è entrata nel 4° livello di allarme. Il 30 ottobre si sono registrati 1.763 nuovi casi di Covid (929 asintomatici) su 17.577 tamponi, con un’incidenza sostanzialmente del 10%. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono in totale 119 (-4 rispetto a ieri) e 1.157 quelli in altri reparti Covid (+103); 11 i nuovi decessi. A Piacenza invece si sono contati 183 nuovi positivi, di cui solo 9 che presentano sintomi. Con un nuovo decesso che porta i morti da inizio pandemia a 1.003 vittime.

Quelli emiliani sono sempre dati piuttosto preoccupanti, anche se inferiori a quelli lombardi. E non autorizzano assolutamente ad abbassare la guardia, giustificando ampiamente l’ultima ordinanza regionale sulla chiusura dei centri commerciali nel Piacentino per arginare l’arrivo dei pendolari dello shopping dalla Lombardia.

1 commento

  1. Questa del COVID è la “prova provata” che davvero non si vuole imparare dal passato e dagli errori già commessi. Le diatribe, gli interrogativi, le mezze decisioni e, soprattutto l’immobilismo, di questi giorni e queste ore sono la fotocopia di quelli visti nelle concitate giornate di fine Febbraio ed inizio Marzo. Son passati 8 mesi e oltre 30 mila morti, ma davvero non si è imparato niente.
    Siamo ancora qui a leggere di governatori e presidenti di regione che vorrebbero misure più restrittive (ma tirati per la giacchetta da “la qualunque” si limitano a proclami), il governo che – di fatto – decide di non decidere e rimanda ad ogni fine settimana per l’ennesimo DPCM che aggiunge orpelli normativi e chiude o limita qualcosa “di non essenziale” (con l’interrogativo legittimo di chi viene chiuso del perchè tocchi solo a loro), rappresentati dei partiti e del governo che – a seconda dell’umore del loro elettorato (o di chi altro a cui devono rendere conto) – un giorno dicono una cosa e il giorno dopo un’altra e, insomma, signore e signori rivà in scena un (brutto) film che abbiamo già visto e speravamo davvero di non rivedere. O quantomeno speravamo ci venisse risparmiato tutto questo tira e molla schizofrenico dove non si capisce chi comanda e chi deve ubbidire, chi decide e chi esegue, chi governa e chi è governato.

    Io davvero sono senza parole: tutti i sacrifici fatti per quasi 4 mesi, le infinite giornate di questa Primavera surreale, le indimenticabili scene che – chi più chi meno – tutti abbiamo ancora davanti agli occhi, il sacrificio di tutti coloro che hanno lavorato – nel mezzo del lockdown – per evitare che il paese si fermasse del tutto, in primis medici, infermieri e volontari… la lista sarebbe ancora molto lunga. Ebbene, niente, siamo ancora punto a capo. Ancora a doverci convincere se il virus esiste, se le mascherine dobbiamo indossarle, se le regioni con RT superiore a X le dobbiamo chiudere, se bloccare gli spostamenti tra regioni, se chiudere le palestre, se chiudere i teatri… DISARMANTE!
    E in tutto questo il virus galoppa, aiutato da individui che di “clinicamente morto” hanno sicuramente il cervello.

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