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Pajno: l’asso nella manica per il governo del Presidente

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Alessandro Pajno, Presidente del Consiglio di Stato

Pajno: prima di arrivare al protagonista di quest’articolo, serve una premessa. Sergio Mattarella ha preannunciato un terzo giro di consultazioni per il governo lunedì prossimo. Consultazioni “sprint”, che si concluderanno in giornata. Giusto per sentire un’ultima volta dai leader dei partiti l’ennesimo “No” a qualunque soluzione condivisa. A quel punto il Presidente della Repubblica si sentirà libero di fare di testa sua.  

L’outsider di Mattarella

Anche perché il Quirinale ha in mente un nome che forse per magia potrebbe mettere d’accordo tutti o quasi: Alessandro Pajno. E chi è? Certamente il più sconosciuto tra i nomi circolati finora per un “governo del Presidente”. Sabino Cassese, Carlo Cottarelli e Paola Severino per esempio sono ben più noti. I primi due perlomeno come ospiti quasi fissi di tutti i talk politici. E la terza, già ministro della giustizia di Mario Monti, ha dato il nome alla legge che ha messo “fuorigioco” Silvio Berlusconi dal Parlamento dopo la condanna per frode fiscale passata in giudicato.  

E Pajno invece? È un giurista 69enne, Presidente del Consiglio di Stato dal 2016. In passato è stato sia docente universitario che consigliere di Mattarella e di Rosa Russo Jervolino quando erano ministri della Pubblica Istruzione, poi di Carlo Azeglio Ciampi ministro del Tesoro. E vanta anche un breve periodo come sottosegretario nel governo di Romano Prodi.

Pajno: a chi piace

Ma non è tanto l’esperienza che rende Pajno il più papabile, e neppure la sintonia con Mattarella. Quanto il fatto che – secondo fonti ben accreditate – sarebbe un nome gradito sia ai 5 Stelle che al Pd. E riceverebbe senza dubbio un’accoglienza positiva anche da Berlusconi, che teme le urne come la peste. Dunque, un eventuale esecutivo Pajno troverebbe sulla carta la sola opposizione di Lega e Fratelli d’Italia e potrebbe arrivare in Parlamento con una maggioranza sicura.

Per fare cosa? Certamente con una compagine così variegata e rissosa potrebbe solo traghettare il Paese attraverso le secche che ci si parano davanti. Impegni internazionali già fissati, clausole di salvaguardia e legge di bilancio, magari con una minima revisione della legge elettorale. Niente di più, ma sempre meglio della canea di questi ultimi due mesi.

Un grand commis sorprendente

Se scendiamo nel dettaglio, scopriamo che Pajno non è un grigio grand commis dello Stato, ma una persona sensibile e profonda. Un anno fa La Repubblica lo intervistava sulla sentenza del Tar del Lazio che aveva bocciato i direttori stranieri dei musei italiani. Se ricordate, all’epoca Renzi e Franceschini, imbufaliti per l’altolà dei giudici, avevano commentato che “bisognava abolire i Tar”. E Pajno rispondeva che “non bisogna confondere il medico con la malattia: se i Tar hanno cassato i provvedimenti, vorrà dire che erano fatti male, o che le leggi sono contraddittorie”. In più, aggiungeva che “se anche si abolissero i Tar con un colpo di penna, la materia passerebbe ai giudici civili. Con quale vantaggio? Minore competenza e tempi dilatati all’inverosimile”.  

L’affaire Bellomo

Pajno però non è sempre e solo soft. Ha recentemente preso per le corna la torbida vicenda di Francesco Bellomo, il consigliere di Stato indagato per i suoi comportamenti discutibili con le ragazze che frequentavano i suoi corsi per aspiranti magistrati. E l’ha fatto decadere ipso facto dal supremo consesso amministrativo, commentando: “Caso risolto per merito del Consiglio di Stato” e “Bellomo ha leso il nostro onore”.

Ma non solo. A La Stampa ha confessato: “Ho vissuto con dolore questa vicenda. Sono figlio di magistrato e ho dedicato la vita alla magistratura e alle istituzioni. Bellomo è il terzo giudice destituito nella storia della giustizia amministrativa. Solo chi ha la coscienza per fare giustizia al proprio interno può rivendicare l’autorevolezza per farla all’esterno”.
Parole sante, che ci fanno ben sperare nell’uomo che con buone probabilità Mattarella vuole insediare a Palazzo Chigi.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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